Oblige, un nuovo “fine dining” a Vignola: intervista allo chef Sebastiano Randieri

Proprio nel centro storico del borgo, dei ragazzi, soci, hanno aperto a fine 2021 un progetto interessante ed innovativo che unisce alta ristorazione e miscelazione di qualità.

Nella Terra dei Castelli… Siamo nel Modenese, precisamente all’interno del “Cammino dell’Unione, 100 km di sentieri per riscoprire le Terre di Castelli” di cui fa parte anche il piccolo e suggestivo borgo storico di Vignola.
Vignola è famosa per le sue “Ciliegie di Vignola”, prodotto ortofrutticolo italiano a Indicazione geografica protetta (IGP) e ovviamente tutto il territorio rinomato per l’Aceto Balsamico di Modena IGP.

 

Proprio nel centro storico del borgo, dei ragazzi, soci, hanno aperto a fine 2021 un progetto interessante ed innovativo che unisce alta ristorazione e miscelazione di qualità.
Oblige Ristorante e Noblesse Cocktail Bar, due locali con entrate separate ma nello stesso palazzo storico. Sono collegati internamente da una porta scorrevole in vetro…
Alla guida del loro fine dining, Oblige, hanno chiamato lo chef Sebastiano Randieri, 28enne, di origini siciliane ma “cresciuto” girando l’Italia per lavoro. Esperienze di rilievo in ristoranti stellati, soprattutto in Toscana, gli hanno permesso di costruire una sua identità di cucina molto solida, ricca di contaminazioni ed attenta alla qualità della materia prima italiana.

 

Abbiamo incontrato lo chef Sebastino Randieri per farci raccontare di questa nuova avventura.

Oblige, un nuovo fine dining a Vignola. Come nasce?
Nasce dal sogno del giovane Fabio Venturelli di voler aprire un ristorante nel suo piccolo ma ricco territorio di origine, Modena.
Un luogo ricercato ed accogliente. Grazie al nostro incontro, a Novembre 2021 si decide di far diventare questo sogno realtà. Apre così Oblige Ristorante nel centro storico di Vignola.

Quale è la filosofia di Oblige?
Crediamo nella materia prima e in chi la produce; nei piccoli produttori ed allevatori, nel territorio e nel lavoro costante ed appassionato di queste piccole realtà artigianali.
Proponiamo una cucina sincera e una genuina accoglienza.

Quale è la tua idea di cucina chef?
Semplicità, verità, biodiversità; sono queste le parole che sicuramente rappresentano la mia cucina. Cerco la semplicità in ogni piatto; una ricerca costante che possa esaltare la verità di ogni elemento presente “così com’è” in modo tale che possa entrare nel ricordo di ogni cliente. Grazie ad un vero “ortolano”, che mi affianca, possiamo ricercare prodotti particolari, selezionare varietà e quindi, grazie a lui, portare una vera
“Biodiversità in cucina”

Ci hai parlato di “cucina contaminata”, cosa intendi?
Per “cucina contaminata” si intende tutto e niente perchè in fin dei conti la cucina di ogni chef è una cucina contaminata: dai ricordi della propria infanzia e dei suoi collaboratori alle esperienze fatte con altri chef.
Da tutto ciò che hai provato e assaggiato
Sicuramente la mia cucina è contaminata da ciò che mi offre il territorio in cui mi trovo. La mia cucina è frutto di tante esperienze fatte che mi hanno formato professionalmente…che unisco ai prodotti ed alle eccellenze che trovo nei luoghi dove mi trovo a lavorare.

Lavorate con il territorio? Avete aziende a km vero?
Lavorare con il territorio è la base della filosofia del nostro ristorante. Lavoriamo con Elia, il nostro ortolano di “Orto St’Orto”; con la famiglia “Acetaia Sereni”; con Cà Lumaco che alleva i suoi suini neri completamente allo stato brado.
Non dimentichiamo l’azienda “Le Cornelle” che alleva pecore di razza Cornelle dell’Appennino creando un formaggio Pecorino unico. Ci affiancano anche altri piccoli produttori di qualità del territorio come “Api Selvatica” e “La Sorgente”, produttori di mirtillo nero dell’Appenino e prodotti del bosco e del sottobosco.

Hai dei piatti che son diventati iconici del ristorante?
Faccio ancora fatica a definire dei veri piatti iconici essendo aperti da poco ma sicuramente il piatto che rappresenta di più il ristorante è “Il passatello al limone IGP di Siracusa con seppia e bottarga di tonno”. Una contaminazione di sapori del territorio e delle mie origini siciliane…

La carta dei vini come è nata e come si sviluppa?
La carta dei vini è composta da circa 250 etichette che spaziano dal territorio al resto del mondo. Piccoli produttori e maison storiche. La carta dei vini di Oblige segue sicuramente il gusto di Fabio Venturelli, alla direzione del ristorante, e le sue esperienze vissute.
Una carta molto contaminata e divertente.

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