La moda ai tempi del Coronavirus: cosa succederà adesso?

Dapprima ha investito la Milano Fashion Week con conseguenze disastrose per tutta la fashion industry. Ora è giunto il momento di “stare a casa”. Tutto bloccato, tutto rinviato. Che ne sarà di uno dei settori più prolifici in Italia?

Moda e coronavirus: #iorestoacasa

L’iniziativa “China we are with you” non è bastata, ora è la volta dell’Italia

♯iorestoacasa. Un hashtag per salvare noi, gli altri, l’Italia intera.”Restate a casa, per favore…”. L’appello di primari, medici, infermieri, che lavorano senza sosta, stremati dalla situazione drammatica di questi ultimi giorni. Come se fossero in trincea; con numeri di malati che sfiorano addirittura la Guerra Mondiale. In breve tempo, il numero dei contagi e dei contagiati è aumentato di cento volte, a volte superando di 100 in 100 ogni ventiquattro ore. Sul finire della Milano Fashion Week, si avvertiva già un presagio, qualcosa di non ordinario, diverso, che avrebbe portato conseguenze non facili per tutto il settore della moda e non solo. “Il Coronavirus investe anche la Milano Fashion Week“… e così è stato. L’allarme per la diffusione del propriamente nominato Covid-19 si è fatta sempre più insistente con ripercussioni (anche pesanti) sulla società, sull’economia e non in ultima istanza anche sulla moda.

Moschino 2020

Alla Milano Fashion Week di quest’anno sono state oltre 1000 le presenze perse, sfilate a “porte chiuse” o meglio in streaming, e anche gli stilisti che hanno (a loro tempo) partecipato all’evento hanno voluto esprimere la loro opinione sulla questione o facendo delle donazioni per la ricerca contro il Coronavirus. Non è bastata nemmeno la campagna La campagna “China we are with you” pensata per evidenziare l’importanza di informare e collaborare globalmente per contenere l’epidemia ma, soprattutto, per trasformare l’allarme mondiale in un’onda di solidarietà per distruggere qualsiasi barriera. Ora la calamità è passata a Noi. Inutile iniziare una “caccia alle streghe”, di chi è il colpevole e chi no e perché è accaduto tutto questo. Ovviamente in questa situazione di emergenza, prima di tutto viene la salute dei propri cittadini. E il fashion, è pronto a defilarsi, anzi, ad aiutare e sostenere in prima linea le strutture sanitarie italiane che in questo momento stanno attraversando un momento difficile. 

Giorgio Armani ha donato 1 milione e 250 mila euro agli ospedali italiani in prima linea nella lotta al Covid-19

Giorgio Armani

Tra i primi ad attivarsi Giorgio Armani. Il Re incontrastato della moda ha donato 1 milione e 250 mila euro agli ospedali italiani in prima linea nella lotta al Covid-19. Lo stilista lungimirante e con uno “sguardo rivolto verso il futuro” aveva chiuso le porte della sua ultima sfilata a Milano.
“L’unione fa la forza, restiamo uniti!”. La raccolta fondi online lanciata su Instagram da Chiara Ferragni e Fedez, che nel giro di 24 ore è arrivata a sfiorare i 3 milioni di Euro. La somma servirà a rafforzare i reparti di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano, impegnati a trattare le persone più deboli colpite dal Coronavirus.

Gli effetti del coronavirus sulla moda

Quali saranno gli effetti sulla moda? Uno dei settori più importanti dell’economia italiana? Ebbene…è atteso un calo dell’1,5 per cento. Cosa significa? “Prevediamo per la prima volta un primo trimestre negativo a meno 1,5%. Il settore subisce il rallentamento fortissimo della Cina”, ha sottolineato Capasa a margine della presentazione della Fashion Week milanese. L’effetto Coronavirus porterà a un 1,5-1,8% in meno. Ora come ora, è tutto bloccato. Shooting fotografici, camapgne pubblicitarie, sfilate, presentazioni, …. niente. Tutti a casa. Rinviati a data da definire, o peggio cancellati. Anche la sottoscritta ha visto annullarsi (man a mano) un lavoro dietro l’altro. Un bene, però, per tutelare la salute di tutti, anche degli addetti ai lavori della moda. E nel frattempo, scrivo a Voi, lettori fedeli del mio blog, ovviamente e rigorosamente da casa!

moda e coronavirus

Moda e coronavirus: mascherine e conti in perdita

C’è chi si è sbizzarrito ( all’inizio dell’epidemia prendendola poco seriamente) nella realizzazione di mascherine “fashion”, cioè griffate in piena regola. “L’epidemia approda in Italia nel mezzo della settimana della moda di Milano. E rischia di mettere in ginocchio un settore che si è affidato troppo alla Cina”. Ebbene sì, molte delle nostre aziende di moda, si sono trasferite in Cina, per avere sconti economici sulla manodopera e sui costi di produzione. Ora in ginocchio. Pochi producono interamente in Italia. Basti pensare ad Ermanno Scervino, che ha “una fileria a chilometro 50” cioè la distanza fra Firenze e Prato. “Bella immagine, non fosse che parecchi filati arrivano dalla Cina, insieme con macchine tessili e infiniti altri componenti”. Ora le fabbriche sono chiuse, non solo in Cina. Adesso è il momento della chiusura dell’Italia intera.

Secondo Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, la situazione che si prospetta non è delle più rosee: ” La diffusione di allarmismi da parte di media e istituzioni, che non fanno altro che aggravare una situazione già di per sè preoccupante. I toni e le misure adottate danneggiano l’immagine del nostro Paese, facendo perdere molto terreno sui mercati internazionali. Tanto che, le crescenti cancellazioni di ordini dall’estero stanno minacciando la solidità delle aziende italiane e siccome la maggior parte di queste sono di piccole o medie dimensioni, la loro sopravvivenza è appesa ad un filo”.

Nel frattempo, al Governo si studiano soluzioni a supporto delle imprese maggiormente colpite dagli effetti del Covid-19. Date le crescenti difficoltà che stanno affrontando le imprese del sistema moda italiano, aumentano le richieste di queste al Governo attraverso sgravi fiscali o dal mondo bancario, ma anche misure a sostegno dell’occupazione e una corretta informazione.

Una scelta poco perspicace

Aver concentrato la gran parte della manifattura in Cina e nei suoi Paesi satelliti si è dimostrato poco previdente. Oltre che profondamente dannoso per la manodopera italiana, che negli ultimi 15 anni ha perso decine di migliaia di addetti, recuperandone pochissimi solo nell’ultimo periodo.

“Avere pazienza” è l’unica soluzione

Non sappiamo, per certo, quanto tempo durerà questo virus e quando e come ci riprenderemo! Una cosa è certa: “bisogna avere pazienza, e rispettare tutti le regole che ci sono state date”. Senza sconti, senza trasgredire. Gli italiani, anarchici per natura, cercano sempre di trovare la nota positiva, alle volte sbagliando e non comprendendo la serietà di ciò che accade: per sfuggire dalle situazioni, per vederle meno gravi di quello che in realtà sono veramente. C’è chi ha riscoperto l’aspetto piacevole di stare a casa con i propri cari, c’è chi legge, chi scrive ( come la sottoscritta) chi sistema il proprio armadio, chi fa esercizi davanti alla tv, e tanto, tanto altro ancora! Si possono fare un’infinità di cose….. a casa! Tutta una serie di attività, che talvolta si tralasciano o si posticipano per mancanza di tempo; presi dal lavoro e da mille altri impegni e priorità. Riprendiamoci il nostro TEMPO. Siamo ancora capaci di dargli un valore che non sia puramente economico, o in denaro?

Per concludere, voglio riportarvi un bellissimo messaggio del filosofo Morelli, che sicuramente vi farà molto riflettere. Soprattutto, lo riporto a Voi Lettori per concludere positivamente questo articolo, scritto in un momento molto difficile per il nostro Paese. Ed è il seguente:

moda e coronavirus

moda e coronavirus

moda e coronavirus

Ci riprenderemo presto, più forti e belli di prima…. Questa è una certezza.

 I love you Italia!

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Written by valentinabissoli

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