Coronavirus, il racconto di Letizia: un’infermiera che combatte in trincea

La guerra nostra, chiamata Coronavirus, non sappiamo quando finirà, proprio come la guerra coi fucili distrugge famiglie, riempie bare e allontana chi si ama

Questa che riportiamo è una lettera dei giorni nostri, della guerra nostra e dei soldati nostri. La lettera in questione non è stata recapitata ad un indirizzo specifico, non ha un francobollo attaccato dietro, è fruibile da tutti, indirizzata ad ognuno di noi. È la guerra nostra, chiamata Coronavirus, e non sappiamo quando finirà. Proprio come la guerra coi fucili distrugge famiglie, riempie bare e allontana chi si ama. Poi ci sono i soldati nostri. Premesso che, questa guerra contro il nemico Coronavirus, la stiamo combattendo tutti insieme, non dobbiamo dimenticarci nemmeno per un attimo di chi sferra attacchi dalla trincea e dalla prima linea. Dicevamo, questa è una lettera da parte loro rivolta a tutti noi.

CREDITS: @letifumagalli

Lettera di un’infermiera

«“Bisogna vedere il lato positivo delle cose” mi dicono sempre. Non sono mai stata brava a farlo, vedo sempre per primo il lato negativo, perciò inizio da lì. Facciamo turni con orari diversi dal solito, ci svegliamo alle 4.30 di mattina o torniamo a casa alla 1.30 di notte, pranziamo e ceniamo a orari assurdi, in turno teniamo i dispositivi di protezione per ore e fanno male. Fanno così male che la sera, quando mi sdraio a letto, sento ancora la pelle del viso tirare dove la mascherina mi ha lasciato i segni. Una sera, mentre mi stavo per addormentare, pensavo che assomiglia alla sensazione di quando vai al mare e ti bruci il naso e le guance, peccato che il mare non lo vedo da mesi. A casa rispettiamo le distanze, in reparto prestiamo attenzione a ogni movimento che facciamo, sappiamo che il rischio zero non esiste.. Ma nonostante la paura, siamo fieri del nostro lavoro, dell’impegno che ci mettiamo. In turno ci aiutiamo, ci supportiamo, collaboriamo e cooperiamo. Ci scambiamo idee su come migliorare, ci controlliamo l’un l’altro mentre ci vestiamo e ci svestiamo, pensiamo l’uno all’altro. E se questo, oltre che tra infermieri, succedesse tra tutti noi? Se pensassimo agli altri oltre che a noi stessi? Da questa situazione ne possiamo uscire molto più solidali, uniti, responsabili. Solo così torneremo quanto prima alla normalità. Solo così potremo andare al mare e sentire la pelle del viso tirare per colpa del sole e non di una mascherina.
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Coronavirus, il racconto di Letizia: un'infermiera che combatte in trincea
CREDITS: @indigestionedarte

La Gratitudine

Grazie di cuore per quello che fate. In tanti anni è stato dato sempre x scontato il vostro lavoro. Come anche quello della polizia, carabinieri, vigili del fuoco. Spero che a partire da adesso sia più considerato e retribuito. Non è giusto che un calciatore, un giocatore di basket, un pilota di moto o macchina (senza nulla togliere a loro, per carità) guadagna più di una persona che rischia la sua vita per salvare quella degli altri ❤️ Grazie di cuore per quello che avete sempre fatto, state facendo e continuerete a fare. 💪💪💪

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Written by Erika Barone

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