«Speravo de morì prima»: Pietro Castellitto è Totti. «È il mio mito, ho cercato di stupirlo»

Una serie tv che racconta l’ultimo anno e mezzo della carriera del Pupone aprendo le porte di casa sua e dello spogliatoio

«Speravo de morì prima»: Pietro Castellitto è Totti. «L’obiettivo di tutti noi era creare una maschera che lo evocasse, anziché imitarlo, e che lo stupisse. Ho cercato la sua essenza». Tra commedia, dramma, epica sportiva, film romantico e addirittura western (in quella sfida lanciata a Spalletti: “Vediamo da che parte sta Roma”), l’attesissima serie tv su Francesco TottiSperavo de mori’ prima”, diretta da Luca Ribuoli, è qualcosa che va ben oltre il solito racconto biografico.

«Speravo de morì prima»: una serie tv per l’ultimo anno del campione

Da venerdì in 6 episodi su Sky e Now Tv, la serie (che ruba il titolo a un geniale striscione srotolato all’Olimpico nel giorno dell’addio del campione) si concentra sull’ultimo anno e mezzo della carriera del Pupone aprendo le porte di casa sua, della sua vita privata e dello spogliatoio. Mostrando i retroscena con la moglie Ilary (Greta Scarano), mamma Fiorella e papà Enzo (Monica Guerritore e Giorgio Colangeli), e il conflitto con il suo ultimo allenatore, Luciano Spalletti (Gianmarco Tognazzi). Protagonista indiscusso che incarnerà il campione della Roma, nonché leggenda, sarà Pietro Castellitto, perfetto nel dosare determinazione, fragilità e quell’ironia tutta romana. E capace di sorprendere lo stesso campione giallorosso: “Rivedendomi nella serie ho scoperto cose che non conoscevo del mio carattere”, ha detto in un videomessaggio lanciato durante la conferenza stampa, in diretta streaming dallo stadio Olimpico.

Un successo a tinte giallo-rosse

In arrivo l’attesissima serie tv ( per gli amanti del calcio e non) «Speravo de morì prima» che racconta con incredibile leggerezza, ironia e commozione; l’uomo prima del calciatore. Oltre il suo duello infinito con il primo antagonista: l’allenatore Spalletti. «Il pallone è gioco, amore, vita. Vorrei che non finisse mai», afferma lo stesso Pietro Castellitto nei panni (con la maglia) di Francesco Totti. Invece quel momento arriva, ed è quello che racconta Speravo de morì prima, la serie di Sky da venerdì in sei episodi. I 18 mesi del ritorno di Spalletti (Gianmarco Tognazzi, che sul set chiamavano mister): l’allenatore diventerà il primo vero antagonista del capitano della Roma.

Una storia che va al di là del giocatore. Prima del giocatore. Un duello epico raccontato con la chiave della commedia. Leggerezza, ironia e toni pop, come dicono nella presentazione avvenuta allo stadio Olimpico i produttori Nicola Maccanico, Mario Gianani e Virginia Valsecchi, che acquistò i diritti dell’autobiografia. Il titolo è lo striscione geniale scritto da un tifoso della Roma alla partita dell’addio: gli è stato riconosciuto il copyright. Pietro non ha cercato di assomigliare alla leggenda del calcio, «giusto i capelli stirati, il cinema è evocazione e non imitazione».

«Speravo de morì prima»: Totti era il suo idolo

Totti è da sempre stato l’idolo di Pietro Castellitto. Da bambino aveva il suo poster in camera, a 9 anni gli dedicò un capitolo del suo diario, scrivendo «Franciesco» con la «i». In breve, ha cercato di «amplificare i miei ricordi, la sua ironia»; è stato colpito dalla sua loquacità, «mi parlava degli inizi, io gli chiedevo delle punizioni tirate a un certo punto di collo esterno, curiosità da tifoso»; ha visto la serie con Greta Scarano che impersona la moglie Ilary Blasi, «è una coppia che si prende in giro, ci ha fatto piacere perché noi siamo andati in quella direzione lì». E Totti ringrazia il giovane attore ai suoi primi grandi esordi, figlio di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini. «Pietro ha cercato di farmi uscire come sono, ho visto cose che non conoscevo del mio carattere». In una scena fa i compiti di matematica col figlio e all’attore ha detto: «Io non saprei fare i calcoli». Totti per la Roma è un archetipo, una personalità unica, così forte perché strafottente in campo. In poche parole…. un idolo indiscusso e iconico.

Gianmarco Tognazzi è Spalletti: «Io alleno la Roma, non soltanto Totti»

Sarà lo stesso hair-styling ma Gianmarco Tognazzi ha impersonato perfettamente l’ex allenatore della Roma all’interno della serie tv più attesa dello showbiz. «Un personaggio controverso — afferma l’attore —, ha ripreso in mano un rapporto dove ci sono stati malintesi e non detti, ma non mi piace l’idea dell’antagonista». Lo stesso regista Luca Ribuoli parla di «massimo rispetto di tutti»; sottolineando che la serie tv va al di là di una tifoseria. «Mi aspetto ogni reazione perché ogni tifoso farebbe una sua regia. Se Greta Scarano ha vissuto le riprese «come un dramma shakespeariano», Spalletti è Jago. Protettivo, «un amico» lo definisce Totti; ma quando torna dopo dieci anni, Totti finisce fuori dal campo, «mi ha cacciato dopo 24 anni, è il gemello str… di quello di prima» afferma a gran voce il numero 10 nella serie.

Written by valentinabissoli

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