Raffaella Carrà è morta. Ha scandalizzato Rai e Vaticano, Tuca Tuca e ombelico a vista: erano solo gli anni ’70

La Svezia aveva gli Abba, l’Italia aveva Raffaella Carrà, artefice di milioni di dischi venduti in tutta Europa, sapeva cantare, ballare e recitare

È morta Raffaella Carrà all’età di 78 anni appena compiuti. Raffaella Maria Roberta Pelloni, questo il suo nome all’anagrafe, era nata a Bologna il 18 giugno 1943 ed è cresciuta in Romagna. La Svezia aveva gli Abba, l’Italia aveva la Carrà, artefice di milioni di dischi venduti in tutta Europa. Dagli anni ’50 in poi, Raffaella Carrà era una triplice delizia, sapeva cantare, ballare e recitare ugualmente bene. Ha avuto un’influenza senza rivali nella musica e nella cultura pop italiane.

Raffaella Carrà è morta. Ha scandalizzato Rai e Vaticano, Tuca Tuca e ombelico a vista: erano solo gli anni '70

Raffaella Carrà è morta. Ha scandalizzato Rai e Vaticano: tra Tuca Tuca e ombelico a vista

L’inglese non era la sua prima lingua per esibirsi, ma ciò non ha fermato la Carrà dal divenire più una figura di culto nel Regno Unito. Tecnicamente parlando, l’Italia aveva cantanti molto più abili dal punto di vista vocale, che combinavano l’estensione con un tocco drammatico: Mina, mezzosoprano virtuoso. Milva, detta Milva “la Rossa” per le sue inclinazioni politiche e la sua focosa criniera, celebrata per le interpretazioni di Brecht e Weill. Patty Pravo, contralto androgino. Giuni Russo, che sublimava la tecnica operistica in pop, e aveva un’estensione di cinque ottave. Raffaella Carrà le ha superate tutte.

Raffaella Carrà è morta. Ha scandalizzato Rai e Vaticano, Tuca Tuca e ombelico a vista: erano solo gli anni '70

Quando, nel 1968, la cultura giovanile divenne più politicizzata e i suoi coetanei si radunarono per protestare, Carrà si recò in America e vide il musical Hair ogni sera per un mese. Tornò a casa con la convinzione che l’intrattenimento italiano avesse bisogno di una scossa di energia. “È stata la prima icona pop, ma alle casalinghe è sempre piaciuta. Ha rivoluzionato l’intrattenimento televisivo», scriveva nel 2008 la giornalista Anna Maria Scalise. La stessa Carrà nel 1974 diceva: «Non mi ispiro a nessuno: parlo ai bambini, ai papà che guardano lo sport, alle mogli, quindi agli italiani che guardano la TV. famiglie».

Il suo terreno di gioco è stato lo spettacolo di varietà italiano, che presentava sequenze di canti e balli ispirate a Broadway. È diventata famosa per la prima volta durante l’edizione del 1970 del varietà Canzonissima, dove è stata co-conduttrice. Lo spettacolo ha inserito le sue canzoni originali direttamente nei suoi numeri di danza e musica. Ha cantato e ballato i titoli di testa, la fanfara Ma Che Musica Maestro, indossando un set di due pezzi completo di un crop top. La prima volta che qualcuno ha osato esporre il proprio ombelico sulla TV nazionale. Il Vaticano e la dirigenza conservatrice della RAI, l’emittente televisiva nazionale italiana dove andava in onda Canzonissima, erano scandalizzati. “La regina del così così” è stata la stroncata del conduttore televisivo Maurizio Costanzo.

Eppure è stata riassunta l’anno successivo, quando, con il ballerino Enzo Paolo Turchi, ha eseguito la canzone jazz Tuca Tuca. Hanno dovuto girarlo a metà rivolto verso la telecamera per mostrare alle famiglie italiane che osservavano che non si accarezzavano o si palpavano a vicenda. “Più applaudita del presidente Pertini, più costosa del calciatore Michel Platini, più miracolosa del santo moderno Padre Pio”, così la descrisse il settimanale L’Espresso nel 1984.

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Written by Erika Barone

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