Sua Maestà il Sassicaia

Tenuta San Guido

Il Marchese Mario Incisa della Rocchetta, padre di Nicolò, forse addirittura alla fine degli anni Trenta, decise che era il tempo di fare qualche prova d’invecchiamento del suo vino in botticelle (pièces trattandosi di Pinot) ispirato dal suo prozio Leopoldo Incisa. Ma tutto ciò fu sapientemente tenuto nascosto sino al 1967: il Sassicaia rimase infatti un dominio strettamente privato e bevuto solo nella Tenuta.

La vera rivoluzione avvenne nel 1968, anno in cui il vino fu messo sul mercato ricevendo un’accoglienza degna di un Premier Cru Bordolese. Negli anni seguenti la cantina venne trasferita in locali a temperature controllata, i tini d’acciaio rimpiazzarono quelli in legno per la fermentazione e le barriques francesi vennero introdotte per l’invecchiamento.

Grandi versioni del Sassicaia furono gli anni ’71, poi il ’72, il ’77 ed il ’78 in quel decennio. Poi l’82, l’85, l’88. E ancora il ’92, il ’95, il ’97, il ’98 e il ’99. E nell’ultimo decennio sicuramente il ’01, il ’04, il ’05, il ’06, il ’07, il ’08 e il ’09.

Patria del Sassicaia è la Tenuta di San Guido, che prende il nome da San Guido della Gherardesca (vissuto nel XIII secolo) e si trova in quella Maremma resa celebre dai versi del Carducci. Si estende per 13 chilometri dal mare alle colline, su una superficie di 2.500 ettari. Al suo interno, oltre all’azienda vinicola, troviamo l’Oasi di Bolgheri e il centro allevamento purosangue della Razza Dormello Olgiata.Marchese Nicolò  Incisa della Rocchetta

La situazione di grande privilegio naturale in cui nasce il Sassicaia è tanto particolare da avere meritato una D.O.C. specificamente intitolata (D.O.C. Bolgheri Sassicaia), l’unica in Italia a essere assegnata a una singola proprietà.

Oltre alla produzione del blasonato vino, Mario e Clarice Incisa della Rocchetta sono stati i primi in Italia a mostrare sensibilità verso i problemi ambientali, creando già nel lontano 1958 la prima grande Oasi per la protezione degli uccelli migratori, in particolare quelli acquatici. Si tratta di ben 513 ettari di magnifico paradiso che mantengono l’aspetto originario tipico della costa maremmana infondendo quella infinita sensazione di pace che accompagna lungo tutta la Tenuta San Guido, anche attraverso la magia dei suoi 1000 ettari di bosco immobile e incontaminato.

Marco Del Bo

Avatar

Written by Francesca

Mode à Paris Uomo calendario gennaio 2014

Infiniti Design De-contest 2014