Stefano Marsaglia si racconta

Monica
22/09/2010

Il polo tra competizione e divertimento. Intervista a Stefano Marsaglia italiano ma polisticamente di adozione inglese

Stefano Marsaglia si racconta

Il polo tra competizione e divertimento“Uno sport altamente competitivo che unisce velocità ed abilità con la palla e che consente di giocare con giocatori di altissimo livello anche essendo un amatore.” Questo dice Stefano Marsaglia – italiano ma polisticamente di adozione inglese – del polo.

Avvicinatosi a questo sport quasi per caso, oggi Stefano partecipa ai massimi tornei inglesi; un sogno nel cassetto per la maggior parte dei giocatori, una realtà per lui.

Com’è incominciato il tuo coinvolgimento con questo sport?
Avevo un caro amico spagnolo che lo praticava, andai a vedere una sua partita a Sotogrande, in Spagna, mi piaque ed appena tornai in Inghilterra incominciai un corso: indoor durante lʼinverno e su erba appena incominciò lʼestate.

Quando hai capito che era lo sport per te?
Ho sempre amato gli sport ed alcuni, come football, sci alpinismo e volley, li ho praticati a buoni livelli. Il polo era un qualcosa di sconosciuto e diverso; una novità che mi divertiva.

Come definiresti il gioco del polo?
Eʼ fantastico! Un animale splendido e potente, un giocatore che deve essere in grado non solo di manovrarlo ad alta velocità, ma anche di colpire un pallina piuttosto piccola: la combinazione di velocità ed abilità, un poʼ come se si unissero Formula Uno e football.

Cosa più ti affascina di questo sport?
Mi piacciono tante cose: è uno sport antico, competitivo, velocissimo e che si gioca in grandi spazi aperti e normalmente molto belli.

Lo Sport dei Re: perché?
Non solo lo Sport dei Re, ma anche il Re degli Sport; forse perchè oltre ad essere uno degli sport più affascinanti è anche poco diffuso.

Quali attegiamenti sono necessari in campo?
Concentrazione, disciplina e collaborazione con i compagni di squadra.

Come descriveresti le sensazioni che questo gioco fa provare?
Indubbiamente grande emozione, in particolare quando si segna un gran gol o si fa una bella giocata!

Come definiresti il “polo lifestyle”?
Contrariamente a quando possa apparire, è tutto sommato uno stile di vita semplice. Le persone che amano questo sport sono in fondo persone che amano la natura e gli animali ed a cui piace stare all’ aria aperta. Per dirla in spagnolo, “gente de campo”.

I tuoi più bei ricordi di polo?
Indubbiamente le vittorie agli importanti tornei di alto gol ai quali ho partecipato: la Gold Cup inglese, quella della Hildon Queen’s Cup, il trofeo Prince of Wales e naturalmente la Gold Cup a Gstaad.

La tua più grande emozione in campo?
Forse quando nel quinto chukker della finale della Gold Cup in Inghilterra, ricevetti la palla a metà campo e, ad altissima velocità, segnai un bel gol che contribuì alla nostra vittoria.

Uno sport pericoloso: quali precauzioni è necessario prendere?
Bisogna prima di tutto avere dei cavalli buoni, sani e sicuri ed un equipaggiamento (selle , staffe, casco, etc) in perfette condizioni. Bisogna poi evitare errori di linea e stare attenti anche a quello che fanno gli altri, in particolare i giocatori meno esperti.

Giochi da 10 anni con uno dei pochi giocatori con rating di 10. Come ha cambiato il tuo approccio al gioco?
Ho imparato molto sulla tattica, sulla cura dei cavalli – la cosa piu’ importante nel polo- e poi chiaramente sulla tecnica, sia relativa allʼ equitazione che al colpire la palla.

Cosa fa un buon giocatore?
Un giocatore di alto livello ha la capacità di anticipare la giocata, e cioè di arrivare sulla palla, o comunque di essere nel posto giusto, prima degli altri; è questo che fa la differenza.

Il polo come metafora della vita?
Direi che, come un poʼ tutti gli sport, il polo riflette la vita nel senso che è necessario dare il meglio di se stessi, ambire al massimo e comportarsi in maniera onesta.

L’ atteggiamento che si ha in campo riflette l’ atteggiamento che si ha nella vita?
Nonostante ognuno abbia il suo carattere ed affronti il gioco in un certo modo, non credo che sia paragonabile lʼatteggiamento che uno ha in una breve partita di polo, uno sprint, con quello uno ha nella vita, che è invece una maratona.

La tua stagione di polo 2010?
Ho fatto tre tornei di alto gol: la Queen’s Cup in Inghilterra dove ho perso nei quarti di finale, la Gold Cup, sempre in Inghilterra, dove abbiamo vinto una delle coppe sussidiarie, e la Gold Cup di Gstaad dove invece abbiamo vinto.

In poche parole…
Colpire la palla perfetta.
Soddisfazione e voglia di farlo ancora.

Armonia con il cavallo.
Relax; fa dimenticare tutto il resto.

Galloppare pancia a terra, con la palla, verso la porta avversaria…. da solo.
Se poi segno, grande ebbrezza, se invece sbaglio, frustrazione.

Vincere un ride-off.
Normale: è il mio lavoro!

Un match ben giocato.
Felicità perchè significa che tutto ha funzionato: giocatori, cavalli, organizzazione.

Un match mal giocato.
Grande disappunto per non essere stati all’ altezza delle aspettative e per avere
commesso errori.

Allegra Nasi