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Roberto Cavalli chiude. Più di 100 dipendenti rifiutano il trasferimento e si licenziano

Roberto Cavalli chiude. Più di 100 dipendenti rifiutano il trasferimento e si licenziano

Roberto Cavalli lascia Firenze. A darne notizia, le scorse settimane, i sindacati Cgil e Cisl in una nota congiunta. Nella nota si chiariva come i prossimi passi dell’azienda sarebbero stati compiuti verso la chiusura della sede all’Osmannoro, con il trasferimento, nell’arco dei mesi successivi, del personale (170 dipendenti) a Milano. Dopo i gravissimi mesi di totale assenza di chiarezza sulle prospettive industriali della Roberto Cavalli e sul futuro delle attuali sedi di lavoro delle persone, in una situazione di piena emergenza sanitaria del paese e con l’azienda ferma, la nuova proprietà ha comunicato la decisione di chiudere la sede di Sesto Fiorentino. Definitivo, il trasferimento avverrà il primo settembre, ma come già avevano paventato i sindacati sarà impossibile per tutti i lavoratori sradicarsi e ricollocarsi nel capoluogo lombardo. Solo 54 su 170 lasceranno la sede di Osmannoro alla volta della Lombardia. Gli altri hanno dato la propria pre-adesione a un piano di uscite, previste dal 30 giugno al 30 settembre.

Roberto Cavalli chiude: una storia triste

«Preannunciare oggi un’ipotesi di trasferimento a Milano ci pare davvero unascelta inaccettabile per un marchio che qui, a Firenze, doveva invece rilanciarsi. È un momento in cui tutte le aziende della moda sembrano prepararsi alla ripartenza. La discussione è centrata sulla massima tuteladella condizione di sicurezza  e tranquillità dei lavoratori. La nuova Roberto Cavalli sembra disinteressarsi dell’impatto che questa decisione può avere sui suoi lavoratori».  

«Siamo in mezzo ad una pandemia e in un periodo in cui viene incoraggiato lo ‘smart working’. Chiedere a quasi 200 lavoratori e alle loro famiglie di trasferirsi dalla Toscana alla Lombardia per non perdere il posto di lavoro è una follia. Chiediamo al Governo e al Parlamento di intervenire. Di occuparsi della decisione assunta dal celebre marchio dell’alta moda Cavalli di chiudere lo stabilimento di Firenze per trasferirsi a Milano».

«Molti di questi lavoratori hanno età e condizioni di vita che rendono impossibile un trasferimento.» Sottolinea Donzelli. «Per questo la richiesta suona come un licenziamento di massa mascherato, peraltro deciso con modalità scarsamente trasparenti. Domani si terrà l’incontro fra azienda Cavalli e sindacati: occorre fare chiarezza ed intervenire su una decisione che oltretutto penalizza il territorio toscano. Vogliamo vederci chiaro. Le istituzioni devono vigilare perché non si consenta a nessuno di agire a piacimento». Conclude così Donzelli: «Oggi a maggior ragione servono piani industriali seri e soprattutto rispetto per i lavoratori».

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