Il riciclo va di moda: l’impegno dei brand per l’economia sostenibile

Case di moda sempre più sensibili al tema dell’inquinamento e impegnante a rendere sostenibile il mondo fashion.

Le case di moda sono sempre più sensibili al tema dell’inquinamento ambientale e del riciclo. Sono molti, infatti, i brand che hanno dato via ad iniziative volte a favorire una svolta ecosostenibile del mondo del fashion: dalle scarpe realizzate in plastica riciclata, all’invito a donare gli abiti usati. L’industria della moda è responsabile dell’8 per cento dell’inquinamento ambientale in tutto il mondo, stando ai dati raccolti dalla Ong Stand.Earth. Il settore tessile sembrerebbe, infatti, essere il più inquinante al mondo, dopo quello del petrolio, e la cosidetta fast fashion non fa che amplificare il problema. Le grandi catene che mettono in commercio sempre nuovi capi a prezzi bassi, infatti, danno vita a un circolo vizioso fatto di sfruttamento della manodopera e dell’ambiente, destinato ad aggravare sempre più il problema.

Tuttavia, forse spinte dal crescente interesse dell’opinione pubblica in tema di sostenibilità ed ecologia, le case di moda stanno rafforzando sempre di più il proprio impegno a favore dell’economia sostenibile, del riciclo e del riuso dei materiali di scarto.

Moda ecosostenibile: l’impegno di Adidas, H&M, Zara e altri

adidas scarpe riciclate plastica

Sono tanti i brand che hanno dato via a collezioni basate su un sistema circolare, che dona nuova vita ad abiti usati o permette di creare capi da indossare, partendo da materie prime non convenzionali.

Uno di questi, ad esempio è Reebok, che si fa ocean hero con le sue sneakers in plastica riciclata, proprio quella plastica che sta distruggendo gli oceani e la vita nei mari. Stessa cosa ha fatto Adidas, vendendo oltre un milione di scarpe, realizzate al 95% con materiali plastici raccolti alle Maldive. I modelli sono prodotti in collaborazione con l’associazione Parley for the Oceans e per ogni sneakers sono ben undici bottiglie ad avere nuova vita. La Nike, invece, ha iniziato a non utilizzare più derivati del petrolio nelle proprie creazioni, bensì fibre di cuoio riciclate.

Non solo i colossi delle scarpe da ginnastica sono responsabili dell’impatto ambientale, ma anche i marchi più vicini alla gente comune, quelli dove è facile trovare abiti a poco prezzo, da usare una stagione e sostituire dopo pochi mesi. La domanda, qui, sorge spontanea: cosa ne facciamo di tutte le t-shirt, i jeans e maglioncini sostituiti, di anno in anno, da quelli nuovi? La risposta l’hanno cercata H&M e Zara, avviando campagne per il riciclo degli indumenti usati, che invogliano il consumatore a fare la propria parte.

“Facciamo a pezzi i tuoi jeans per produrne nuovi e raccogliamo anche gli ultimi pelucchi e li trasformiamo in cartone” recita la pubblicità della linea H&M Conscious, attraverso la quale, il brand chiede ai clienti di riportare in negozio gli abiti che altrimenti finirebbero nella pattumiera e che così, invece, tornano parte della filiera. I materiali, infatti, vengono lavorati e riutilizzati, in modo da non creare sprechi e dispersioni di risorse.

Zara, con #Joinlife trasmette lo stesso messaggio, in collaborazione con diverse associazioni di volontariato, impegnate nel sociale. “I tuoi capi verranno donati, riciclati, trasformati in nuovi tessuti o commercializzati per finanziare i progetti sociali di queste organizzazioni senza scopo di lucro- si legge sul sito del brand– Attualmente la tecnologia permette solo il riciclaggio tessile dei capi 100% cotone, lana o poliestere, per questo collaboriamo a progetti di ricerca per il riciclaggio di più tipologie di tessuti in futuro”.

riciclo abiti usati

Moda ecosostenibile: donare abiti usati per fare del bene

Ognuno di noi può fare la sua parte, partecipando alle iniziative proposte dai brand, favorendo acquisti ecosostenibili, ma anche donando i nostri abiti usati alle associazioni di volontariato sparse su tutto il territorio nazionale. Tra queste, ad esempio, la Croce Rossa Italiana organizza raccolte in caso di bisogno di soggetti svantaggiati nelle aree di azione dei comitati. A Milano, ad esempio, per il Piano Freddo, nella sede di via Pucci si raccolgono coperte, che poi i volontari distribuiranno alle persone senza fissa dimora che in inverno rischiano di morire a causa del brusco calo delle temperature.
Molto attiva in tema di riciclo e riutilizzo degli abiti usati è poi la Caritas Ambrosiana. Sul sito si legge “Nell’ambito della quotidianità la raccolta di indumenti usati si chiama DONA VALORE attraverso le cooperative sociali della rete RIUSE, coordinate dalla Caritas Ambrosiana, trasformano un capo di abbigliamento usato in posti di lavoro per persone in difficoltà. Grazie a questa attività vengono generate risorse economiche per sostenere servizi socioassistenziali e educativi sul nostro territorio”.

dona coperte croce rossa

Ad occuparsi di raccolta abiti usati, anche l’associazione HUMANA People to People Italia, che sostiene progetti di sviluppi nel sud del mondo e azioni sociali in Italia. “L’intero utile dell’attività di raccolta, selezione e vendita di abiti usati della Cooperativa- si legge sul sito web dedicato- è destinato al sostegno dei progetti sociali e ambientali di HUMANA”.

In Italia sono presenti 5.000 cassonetti con il logo dell’associazione e di tutto il donato, Il 92,6% è destinato al recupero e la maggior parte al riutilizzo. I vestiti vengono poi suddivisi tra Africa, grazie alle donazioni di capi estivi, e Europa, grazie alla presenza dei negozi solidali di HUMANA e all’ingrosso.

Queste sono solo alcune delle associazioni che ogni giorno cercano di trasformare uno “scarto” in nuova vita, in speranza, solidarietà.

Da un piccolo gesto, dal donare qualcosa di cui non abbiamo più bisogno può, dunque, nascere qualcosa di grande.

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