Resilienza: quando è la vita ad arrestare il tuo tran tran frenetico, fermati, respira, sei vivo

Ritmi esasperati, notti insonni, famiglia, amici, compagni di una vita accantonati: un cocktail micidiale che siamo disposti a bere per il successo? Esco da qualche ora da una interessante conversazione con i miei nonni, una domenica trascorsa tra piatti di pasta, un buon Sangiovese e chiacchiere di ogni genere. Da brava innamorata delle sensazioni bradicardiche ho dirottato la conversazione su “nonno, ma nella vita è sempre andato tutto come volevi? Al ritmo che desideravi?”, la risposta, nemmeno a dirlo, è stata no. Per molti è esattamente così, penso ad uno dei miei film preferiti, “Sliding doors”, una commedia sentimentale tutta all’americana in cui una biondissima Gwyneth Paltrow è costretta a fronteggiare gli imprevisti della vita: licenziamento, tradimento del compagno e conseguente disperazione. Reinventarsi? Si può e molto spesso è proprio la nostra salvezza più grande.

Sliding doors

Uscita dalla conversazione della domenica con mio nonno (fervido ventenne costretto nel corpo di un ottantaquattrenne) ho riflettuto molto sul concetto di reinvenzione personale. La storia della fenice che risorge dalle proprie ceneri è efficace ma ormai inflazionata, non trovate? Quindi perché non prendere esempio dalla letteratura? Coelho e la sua leggenda personale ne “L’Alchimista”? No dai, troppo filosofeggiante. Allora affidiamoci alle mani di registi e sceneggiatori che hanno dato un volto concreto alla resilienza.

Parlami di te

Crescere va bene (certo, non tutti sanno farlo, ma questa è un’altra storia), prefissarsi degli obiettivi altrettanto e “che siano ambiziosi!” ci hanno sempre ripetuto i nostri genitori. L’idea di crescere creature in grado di “fare strada” è buona ma talvolta non mette in conto il fattore “variabili”. Cari genitori insegnate l’arte del rialzarsi, del reinventarsi quando le cose non si mettono proprio come vorremmo. A proposito di sceneggiature da inserire nella bucket list, infilateci assolutamente “Parlami di te”, se vi sentite smarrite dagli imprevisti della vita è il film che fa per voi.

Una storia incredibile (forse non troppo) quanto esilarante (questo sì) che sa conciliare comico e tragico come solo le pellicole francesi sanno fare. Alain è un noto uomo d’affari con il vizio di non ringraziare mai, vive all’interno di un mondo egocentrico fatto di lavoro, lavoro, lavoro. Un giorno tutto si ferma e Alain viene colto da un ictus che compromette le sue capacità di espressione. Reinventarsi è tutto quello che può e che deve fare Alain e lo fa riscoprendo i valori più grandi.

Per tutte le appassionate di programmazione come me vale una unica grande regola: aspettarsi il cambio repentino della rotta e quando la rotta cambia noi dobbiamo virare assecondandola, non ostacolandola. Tutto questo savoir faire con l’esistenza non sappiamo nemmeno di averlo ma talvolta e all’occorrenza ci scopriamo più forti e tenaci di quel che siamo. Le difficoltà ci insegnano a riprogrammarci, sarebbe fiero di noi Alain che dopo l’incidente che la vita gli ha proposto ha riscoperto la bellezza dell’autenticità, dei valori semplici, quelli che talvolta dimentichiamo sotto gli appuntamenti lavorativi, riunioni, scartoffie e annessi. La vita è bella perché nessuno sa in che direzione finirà per condurci ed è per questo che crescere resilienti può salvarci la vita. Come direbbe Alain, gli imprevisti servono quindi non rinneghiamoli ma ringraziamoli: “Mazie, mazie grille“.

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Scritto da Natalina Ginsburg

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