Polo, l’importanza del cavallo

Le caratteristiche dei purosangue

Il cavallo è un dono di Dio agli uomini”, recita una massima araba. Racchiusa in queste parole, una grande verità: questo nobile animale – oggi principalmente ‘compagno di giochi’ – ha infatti fortemente influenzato la storia umana e, cambiando il modo di comunicare, di spostarsi, di combattere, forse ne ha persino mutato il corso.

Originario del continente americano, dove il primo equide fece la sua apparizione circa cinquanta milioni di anni fa, è stato per l’uomo dapprima fonte di carne e latte e poi, a partire dal 3000 a.C. circa, anche animale domestico, come indicato da reperti archeologici risalenti alla cultura Botai del Kazakhstan settentrionale.

Successivamente cominciò a diffondersi anche sul continente europeo e, grazie a esploratori quali Cristoforo Colombo, Hernan Cortes, Coronado, De Soto, anche nel resto del mondo, incluse le Americhe dove si era, nel frattempo, estinto. Con l’avvento dei tempi moderni, il cavallo ha cessato di essere prevalentemente strumento di lavoro, diventando invece compagno dell’uomo in una miriade di attività sportive che includono, ovviamente, anche il polo.

Alle origini, per questo antico gioco nel quale la sintonia tra uomo e animale è fondamentale, venivano usati cavalli di piccola stazza, resistenti e dalla corporatura solida. Furono proprio queste le caratteristiche che gli inglesi – che per primi vennero a contatto con questo sport orientale – cercarono di replicare, selezionando gli esemplari più adatti tra le razze presenti nel loro territorio. Oggi, non esiste più il limite di altezza per gli atleti a quattro zampe, imposto dal regolamento fino al 1920, e la maggior parte di loro è costituita da purosangue, spesso importati dal Sudamerica e selezionati per caratteristiche quali docilità, resistenza, velocità e sensibilità.

Nonostante il cavallo da polo abbia diversi mesi di riposo all’anno e nonostante giochi un singolo tempo di sette minuti effettivi per partita, la sua attività agonistica è piuttosto impegnativa. Nel corso di questi sette minuti, gli vengono infatti chieste rapide accelerazioni, brusche frenate, curve strette. Per fare fronte a queste richieste, oltre che di un buon equilibrio mentale che gli permette di non perdere la calma durante le azioni e di non patire eccessivamente lo stress dei frequenti spostamenti, necessita, come è vero per qualunque atleta, di una preparazione fisica adatta.

Il polo è uno sport pericoloso, sia per l’uomo che per l’animale. Proprio la sua natura rischiosa rende necessarie alcune precauzioni, quali le fasce sui quattro arti degli animali che, oltre a proteggerli dal possibile impatto con palline e stecche e a dare supporto ai delicati legamenti, sono ormai anche diventate un dettaglio estetico caratteristico di questa disciplina, la cui natura genera una simbiosi tra uomo e animale. Per la durata del match, i due diventano infatti una sola cosa, dando forma concreta al profondo legame così ben definito dal grande appassionato di cavalli Winston Churchill: “C’è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia all’interiorità di un uomo” disse il noto uomo politico, giornalista, oratore. Proprio così è stato nel corso dei secoli e proprio così continuerà a essere.

Allegra Nasi

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Written by Francesca

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