Polo, il gioco e le regole

I cavalli e i cavalieri, il campo e gli handicapL’essenza del mondo del polo la si percepisce al primo colpo d’occhio: il lusso, il glamour, l’esclusività.
Ma c’è di più, molto di più. C’è quello che accade in campo: la sfida non solo a vincere la partita, ma anche a imparare quello che, senza dubbio, è uno degli sport più difficili e pericolosi che ci siano. In cima alla lista dei passatempi ad alto fattore di rischio, le sue complesse regole sono in parte determinate dalla necessità di salvaguardare uomini e animali.

Cavalli che galoppano a 50 km orari, repentini cambi di direzione e brusche frenate, otto giocatori armati di stecche che si contendono una pallina – del diametro di 11.5 cm e che raggiunge velocità di 180 km orari -, rendono alcune precauzioni inevitabili. Le due regole principali infatti, sono volte proprio a limitare la possibilità di scontri: la linea tracciata dalla palla non può mai essere incrociata e chi prima si inserisce su questa linea, ha il diritto di precedenza.

Nonostante queste regole, il polo rimane uno sport di contatto. Infatti, per vincere la giocata si usano anche la steccata, ovvero l’agganciare la stecca dell’avversario con la propria per impedirne l’impatto con la pallina, e il ride-off, che prevede l’appoggiare il proprio cavallo contro quello dell’altro, spostandolo di forza dalla traiettoria.

Una squadra di polo è composta da quattro giocatori, ognuno dei quali ha un handicap che va da -2 a 10. A conferma della difficoltà di questo gioco, basti dire che il 90% di coloro che lo praticano  hanno handicap inferiori a tre, che al mondo esiste solo una trentina di giocatori con handicap superiori a otto e che solo una manciata di questi raggiungono il dieci. Degno di menzione è Adolfo Cambiaso, l’argentino considerato da molti il “Maradona del polo”.

Altra caratteristica peculiare è il fatto che generalmente in campo ci sono sia professionisti che amatori. E’ infatti la somma degli handicap dei singoli giocatori di una squadra a determinarne il livello, nonché a determinare se a essa sarà assegnato qualche vantaggio: il team con handicap inferiore incomincerà il match con dei punti a favore.

Il polo classico è giocato su un campo in erba delle dimensioni di 275×180 metri (approssimativamente la grandezza di tre campi di calcio); l’obiettivo è quello di segnare nella porta avversaria. Si giocano dai quattro agli otto tempi – chiamati chukkers – di sette minuti effettivi.

Ogni cavallo gioca un solo tempo e, proprio durante le pause in cui avviene il cambio, gli spettatori entrano in campo per riposizionare le zolle sollevate dagli zoccoli. 
Oltre al polo su erba, esistono poi le varianti su neve, su sabbia e per i più coraggiosi, anche su elefanti e su cammelli.

In fondo, chi fa parte di questo mondo, è sempre alla ricerca di novità, di stimoli, di sfide; tutte caratteristiche facili da trovare in un ambiente che, seppur costante nel suo fascino, offre davvero un’infinità  di opzioni.

Allegra Nasi

Written by Francesca

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