Pierfrancesco Favino, compie 50 anni e fa il punto della situazione

Un attore carismatico ed elegante, ma soprattutto versatile e che ama mettersi in gioco

Pierfrancesco Favino (su Instagram @pierfrancescofavino) compie 50 anniemblema dell’attore libero da ogni cliché, mai fossilizzato su un personaggio. Rude quando interpreta Bartali per la tv, emozionante nei film di Muccino, feroce nella parte del Libanese nella Banda della Magliana.

Quest’anno si è messo alla prova con due personaggi particolarmente carismatici: il pentito della mafia Tommaso Buscetta e l’ancora inedito Bettino Craxi. Il primo nel film di Marco Bellocchio “Il Traditore”, presentato a Cannes 2019, dove ha ottenuto un consenso internazionale unanime (potrebbe essere il film italiano per gli Oscar). Il secondo invece nell’atteso “Hammamet”, di Gianni Amelio. «Non posso in realtà parlare né dell’uno né dell’altro.» Spiega l’attore. «Sono personaggi troppo grandi per me, ma il privilegio di averli interpretati entrambi nello stesso anno con due grandi registi è una cosa davvero meravigliosa».

Favino è anche uno dei quattro protagonisti del nuovo film di Gabriele Muccino I miei migliori anni, in sala per San Valentino 2020. Storia di quattro amici (Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria), raccontata nell’arco di quarant’anni, dal 1980 ad oggi, dall’adolescenza all’età adulta. «Sono felice di ciò che sono, faccio il mestiere sognato da bambino che mi permette anche di pagare i conti, che posso volere di più?», dice l’attore che non poteva non essere notato anche dal mondo della televisione. Sul palco dell’Ariston, ha presentato il Festival di Sanremo al fianco di Baglioni, dando prova di indiscusse doti da showman.

Nato il 24 agosto del 1969 a Roma da genitori pugliesi, vive con Anna Ferzetti da cui ha avuto due figlie, Greta e Lea. Ha cominciato studiando recitazione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e dopo il diploma ha proseguito gli studi con un corso di perfezionamento diretto da Luca Ronconi. Ma come a volte accade agli attori di teatro, è stato il cinema a farlo conoscere al grande pubblico, fin dalla metà degli anni Novanta. «Mio padre non era d’accordo che facessi l’attore, era in fondo un genitore sano. Se le mie figlie – ha raccontato al festival di Taormina – volessero seguire il lavoro dei loro genitori come potrei impedirlo, non potremmo entrambi dire di no. Lo farei solo se intuissi che dietro quella loro scelta ci sia più volontà di emulazione che vera passione». 

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Scritto da Erika Barone

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