Paul Picot tra antico e moderno

L’alta orologeria con un carattere controcorrente

Con sempre maggiore frequenza, fosse solo per atavica pigrizia oppure per una sorta di contemporanea assuefazione alla comunicazione cartacea o telematica, ci troviamo a studiare e giudicare i nostri beniamini preferiti, gli orologi (ma non solo loro), utilizzando esclusivamente delle immagini. Una foto accattivante, un video con la musica giusta: basta veramente poco per rimanere intrappolati all’interno di stereotipi sempre tutti uguali.

La realtà è invece che oggi, nell’agone dell’alta orologeria, combattono dei marchi il cui valore si esprime prima di tutto con il prodotto, con il suo livello qualitativo, le sue finiture, le scelte tecniche che sono alla sua base. Uno di questi marchi è senza dubbio la Paul Picot, nome ormai storico della misurazione contemporanea del tempo, da sempre caratterizzato da un’unica necessità: infondere nuova vita nell’arte orologiera, credendo nel successo di un’impresa in grado di realizzare orologi di alta qualità, frutto di tradizione antica e tecnologia ultramoderna.

Non è un caso che la produzione della Casa si sia diversificata, in questi anni, seguendo sempre il comune denominatore della passione, cercando quindi di realizzare strumenti che fossero allo stesso tempo belli, originali e meccanicamente interessanti. E’ per questo motivo che la Paul Picot punta prima di tutto su di una qualità senza compromessi, e questo non solo a livello produttivo, ma anche e soprattutto per quanto riguarda le persone che realizzano l’orologio stesso. I suoi orologiai sono scelti con cura e senza compromessi. A loro viene offerto un ambiente lavorativo in tono con i meccanismi che produrranno: una piccola ma accogliente fabbrica a Le Noirmont, dove uniscono l’arte orologiera tradizionale del Giura alla più moderna tecnologia.

Ogni minimo dettaglio di un orologio viene studiato a fondo e realizzato con estrema professionalità, come testimoniano alcune collezioni oggi arrivate al successo, come la Tecnograph e la C-Type, per non parlare dei tradizionali Firshire oppure degli affascinanti Atelier. In ogni caso, basta prendere in mano uno di questi esemplari per rendersi conto anche dell’impegno personale e del profondo legame tra il creatore e gli orologi da lui realizzati.

Questa, più che un’affermazione è, ricollegandoci al discorso iniziale, un invito: osservate le foto, studiate le particolarità tecniche, ma poi andate in prima persona a “sentirne” uno dal vivo sul polso… Siamo certi che riuscirete a percepire delle sensazioni che nessuna foto riuscirà mai a rendere, rendendo giustizia a delle macchine del tempo veramente importanti e ben costruite.

Paolo Gobbi

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Written by Francesca

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