Parigi, alla Fondazione Louis Vuitton la mostra “Au diapason du monde”

Parigi: al via la mostra “Au diapason du monde” alla Fondazione Louis Vuitton

In seguito alla prima esposizione della Collezione della Fondation Louis Vuitton, in occasione dell’inaugurazione dell’edificio di Frank Gehry nel 2014, la Fondation ha presentato regolarmente diverse selezioni di opere raggruppate attorno ai quattro temi più cari: Contemplativo, Espressionista, “Pop”, Musica (2014/2016), o serie di opere specifiche negli eventi dedicati alla Cina (2016) e all’Africa (2017).

“Au diapason du monde” (aperta al pubblico fino al 27 agosto 2018) rivela, in tutte le gallerie dell’edificio di Frank Gehry, una nuova selezione di artisti che riunisce nella collezione opere moderne e contemporanee, mai esposte in questo luogo. La mostra è basata su un tema specifico che fa riferimento alle attuali domande relative al posto dell’uomo nell’universo, il nuovo approccio che lo collega al suo ambiente e al mondo della vita, evidenziando le interconnessioni tra umani, animali, piante e persino minerali.

Il percorso A, presentato al piano 2 dell’edificio (gallerie 9, 10 e 11), offre l’opportunità di immergersi nel mondo dell’artista giapponese Takashi Murakami (nato nel 1962). Attingendo alla storia politica, culturale e sociale del Giappone, Takashi Murakami coltiva un mondo a sé stante, oscuro e favoloso allo stesso tempo, che combina l’estetica Kawaii con i riferimenti ai traumi del suo paese, come la bomba atomica o il più recente tsunami. Attraverso una molteplicità di forme e tecniche (pittura, scultura, video…), che fanno eco in questa esposizione, il prolifico lavoro di Takashi Murakami sviluppa un’immaginazione sfrenata, saturata di colori e popolata da creature fantastiche, metà umane metà animali, dove si mescolano cultura popolare e cultura erudita, iconografia buddista e manga, tradizione e modernità, Occidente e Oriente, tecniche ancestrali e tecnologie avanzate.

Il percorso B, “L’uomo nel mondo vivente”, riunisce 28 artisti francesi e internazionali di diverse generazioni, combinando diverse tecniche artistiche, e si estende sugli altri tre livelli dell’edificio e fuori, nel Grotto. Ispirandosi all’ingiunzione di Roland Barthes in La Camera Chiara (1980) “Ho deciso di prendere come guida la consapevolezza del mio turbamento”, le opere sono articolate secondo un principio di affinità sensibili. Il percorso è organizzato attorno a tre assi complementari presentati ciascuno su un livello dell’edificio: Irradiances (piano 1); Là Infiniment… (piano 0); L’homme qui chavire (piano -1). Per info, www.fondationlouisvuitton.fr.

Rebecca Fassone

Scritto da Rebecca Fassone

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