Padiglione Spagna, Miquel Barceló alla Biennale

Gorilla, schiuma del mare e paesaggi africani a VeneziaMiquel Barcelò è il Padiglione Spagna alla 53.Biennale d’Arte a Venezia.
Originario di Palma di Maiorca, classe 1957, Barcelò è un artista internazionale ammirato da un pubblico di collezionisti e mecenati privilegiati, che riescono a “catturarlo” nei suoi spostamenti tra Parigi, Maiorca e lo Stato del Mali, i suoi tre luoghi di adozione.

Già vincitore del Premio Nacional de Artes Plásticas del 1986, del Premio Príncipe de Asturias de las Artes del 2003, protagonista nel 2004 di un’importante retrospettiva al Centre Pompidou di Parigi e primo artista contemporaneo vivente a esporre al Louvre nel 2004, sotto la cura di Enrique Juncosa – attuale direttore dell’IMMA, Irish Museum of Modern Art di Dublino – Barcelò presenta alla Biennale 2009 quasi la sua intera produzione degli ultimi 10 anni, centrata su tre linee guida principali con dipinti e ceramiche di grande formato e recente creazione: i primati, i paesaggi africani e la schiuma delle onde del mare.

Le opere più recenti riguardano il periodo in cui dipingeva una cupola gigantesca per la Nazioni Unite a Ginevra: allora Barceló decise di disporre alcune tele per terra che si coprirono arbitrariamente con il gocciolamento dal soffitto: le stesse vennero poi usate come sfondi per dipingervi sopra i nuovi lavori, che presentano tre temi principali.

Della prima serie fanno parte i gorilla solitari. Un po’ ritratti di Copito de Nieve, un gorilla albino catturato da scienziati spagnoli in Guinea Equatoriale e rimasto nello Zoo di Barcellona fino alla sua morte, e un po’ autoritratti della solitudine del pittore che si sente una specie in via di estinzione dato l’attuale predominio dei mezzi tecnologici anche nell’arte.

Seguono i nuovi paesaggi africani, già presenti nella produzione della metà degli Anni ’90, e piccole tele più contemporanee. Entrambi rappresentano figure umane, animali domestici, oggetti e vegetazione, e in uno di questi la vita sul fiume Niger con pescatori e canoe: in tutti le figure ora appaiono ora scompaiono in un mare di pittura che, a sua volta, è una metafora della vasta espansione del paesaggio semidesertico di Mali, lungo le rive del Niger o sulle scogliere su cui si trovano i villaggi dispersi del Pese Dogon. Sono gli stessi luoghi in cui Barcelò ha uno studio e dove soggiorna regolarmente dal 1988.

Vengono poi i quadri bianchi: onde astratte che rappresentano opere concettuali alla scoperta dei  pigmenti della materia e quadri sul mare non plasmato ma come mera rappresentazione, in cui le immagini sono solo suggerite su uno sfondo in cui si mischiano.

Altrettanto belle le ceramiche, che sono per l’artista un mezzo espressivo fondamentale così come dimostrato dai video allestiti nel Padiglione con la performance “Paso Doble”, prodotta per il Festival di Avignone e che è stata realizzata dal vivo nei giorni di inaugurazione della Biennale in collaborazione con il coreografo Josef Nadji.

A chiudere il percorso, alcune tele dell’artista e scrittore francese François Augierás (1925-1971), opere di piccolo formato che ritraggono scene di vita quotidiana in Africa che Barceló desidera far conoscere a un pubblico più vasto.

Un mondo mediterraneo e africano, dove pittura e scultura si mescolano per riflettere e rappresentare il reale in modo intimo ed esclusivo: tutto questo è Miquel Barceló, al Padiglione Spagna della 53esima Biennale di Venezia.

www.miquelbarcelo.org

Written by Francesca

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