Omofobia equiparata al razzismo: in Svizzera il referendum definitivo

La legge era stata depositata nel 2013 e ci sono voluti sette anni prima che venisse approvata in Parlamento nel 2018

In Svizzera l’omofobia sarà punita come reato, al pari del razzismo. Il 63,1% dei votanti ha sostenuto il divieto esplicito della discriminazione basata sull’orientamento sessuale. I voti favorevoli sono stati 1.413.607 in tutta la Confederazione, i contrari 827.360. La partecipazione si è attestata al 41,2%, in Ticino al 38,9%. In Ticino il Sì alla norma ha raggiunto il 66,8%. Più convinto è stato il voto nella Svizzera romanda (picco dell’80% nel Canton Vaud e 76,3% a Ginevra). La contrarietà alla nuova norma ha vinto solo nei cantoni di Appenzell Interno (con il 54,1% di no), Uri (51,1%) e Svitto (51,7%).


La nuova norma è stata appoggiata prima di tutto dalle comunità Lgbtq. Mentre sul piano politico conservatori e populisti la contrastavano paventando il rischio di “censura” e di limitazioni “alla libertà di espressione e di coscienza”. Al momento del voto, il Sì ha ottenuto il sostegno soprattutto delle aree urbane, mentre il No si è affermata nelle aree rurali. Anche se, come detto, il No si è affermato solo in tre Cantoni.

«Oggi non sono solo i diritti di lesbiche, omosessuali e bisessuali ad essere rafforzati, ma quelli di tutte le minoranze», ha esultato la co-presidente dell’Organizzazione svizzera delle lesbiche, Salome Zimmermann, citata dall’agenzia di stampa svizzera Keystone-Ats.

La legge era stata depositata nel 2013 e ci sono voluti sette anni prima che venisse approvata in Parlamento nel 2018. Il testo in votazione era appoggiato dal governo e dalla maggioranza dei partiti. La revisione di legge introduce esplicitamente nel Codice penale il divieto della discriminazione basata sull’orientamento sessuale, con lo scopo di proteggere le persone Lgbt. Si tratta di un’estensione della norma penale che oggi già punisce chi con atti o dichiarazioni discredita pubblicamente una persona o un gruppo di persone sulla base di razza, etnia o religione. Non si applica però all’ambito familiare né tra i gruppi di amici, nemmeno se chiacchierano in un luogo pubblico. Applicata invece a ristoranti, alberghi, trasporti o cinema, che non potranno rifiutare l’accesso di qualcuno per il suo orientamento sessuale. Gli svizzeri si sono inoltre pronunciati su un’iniziativa popolare intitolata “Più abitazioni a prezzi accessibili” che chiede che la Confederazione e i Cantoni promuovano maggiormente l’offerta di alloggi in locazione a prezzi moderati. Proposta che è stata bocciata, con il 58% dei voti contrari.

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Scritto da Erika Barone

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