New York, a Times Square tornano le cabine telefoniche: l’installazione “Once Upon a Place” contro la politica di Trump

New York, l’arte contro la politica di Trump: ecco “Once Upon a Place”

Dimenticate e oramai sconosciute a una buona fetta della popolazione: le cabine telefoniche sono oramai un “pezzo” d’antiquariato, qualcosa da abbandonare in vista del progresso. Le cabine telefoniche, però, sono anche protagoniste dell’installazione “Once Upon a Place” apparsa a New York, nella celebre cornice di Times Square. Ad ideare l’opera è stato l’artista Aman Mojadidi, americano di origini afghane.

“Once Upon a Place” segna un grande ritorno dell’arte come voce contro le decisioni politiche, ed in particolare quelle di Donald Trump. Con la sua installazione, infatti, l’artista Aman Mojadidi punta a mandare un messaggio forte contro le politiche sull’immigrazione di Trump, neo-eletto Presidente che ha fatto della battaglia all’immigrazione straniera sul territorio americano una delle colonne portanti della sua campagna elettorale.

Sino al 5 settembre, quindi, in Times Square sarà possibile passeggiare e scorgere tre cabine telefoniche. Al loro interno – come se si tornasse indietro nel tempo – si potranno udire 70 voci di altrettanti immigrati a New York. Semplicemente alzando la cornetta, un gesto oramai inconsueto, si potranno quindi udire le storie dei viaggi e delle peripezie intraprese per raggiungere quella che, per molto tempo, è stata la “Terra Promessa”. Le cabine telefoniche, con il loro fascino d’altri tempi, non possono infine non far pensare al contrasto tra le politiche attuali di Trump e la globalizzazione, la presunzione dell’avere una terra completamente chiusa in totale contrasto con un mondo in cui non esistono quasi più confini.

Rebecca Fassone

Written by Rebecca Fassone

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