Nel futuro di Ballin nuove aperture e una linea di borse

Intervista a Gabriella BallinCerto è che il 2011 è iniziato bene per Ballin.
Infatti, in soli tre mesi, il calzaturificio di Fiesso d’Artico (sulla Riviera del Brenta in provincia di Venezia) ha inaugurato il nuovo showroom commerciale a Milano in via Santo Spirito 13, e due nuove boutique in Russia.

Comunque diversi elementi positivi hanno segnato la crescita del brand anche nel 2010. Infatti lo scorso anno il marchio ha registrato una crescita del 40% del fatturato, che si è attestato a 35milioni di euro (per l’anno in corso è prevista un’ulteriore crescita del 15%), un incremento del 30% delle vendite inoltre ha sviluppato il canale retail grazie all’apertura di cinque boutique monomarca (Milano, Mosca, Rostov, Kazan) oltre che debuttare in comunicazione con campagne internazionali firmate dal celebre fotografo Giovanni Gastel.

“Alla base del nostro successo – dice Gabriella Ballin, Direttore commercialec’è da sempre la cura per il dettaglio e per le lavorazioni caratteristiche che riusciamo a ottenere grazie alla perizia delle nostre maestranze, i famosi artigiani della riviera del Brenta”. Ed è proprio lungo la Riviera del Brenta che tutto ha inizio nel 1940 quando Giorgio Ballin decide di seguire la sua passione e inizia a produrre scarpe fatte a mano in una piccola bottega artigiana.

Poi arriva il secondo conflitto mondiale e tutto si ferma. Ma nel 1945, sull’onda della ricostruzione, i fratelli Giorgio e Guido Ballin danno vita a un laboratorio, unendo alla passione una forte dose di intraprendenza. Fin dagli esordi viene data molta attenzione alla modelleria e al controllo della produzione. Nei suoi 65 anni di storia l’azienda vanta numerose collaborazioni per alcuni dei marchi più noti del panorama della moda mondiale.

Negli anni ‘90 alla morte di Guido Ballin, uno dei due fondatori, la famiglia decide di intraprendere due percorsi aziendali diversi.

Gli eredi di Guido scelgono di occupare una fascia media del mercato e distribuiscono la loro linea in cinque punti vendita multimarca situati a Venezia, Verona e Roma. L’altro fondatore, Giorgio Ballin insieme ai suoi tre figli, decide di puntare a un segmento di mercato più alto.

Prende così avvio il cammino della seconda generazione Ballin e nonostante Giorgio trascorra ancora le sue giornate in azienda, assicurandosi che gli standard qualitativi e produttivi siano sempre adeguati, la gestione del calzaturificio è affidata a Gabriella Ballin, direttore commerciale, Reanna Ballin Direttore amministrativo, Alessandro Ballin Responsabile qualità e Roberto Barina Direttore creativo.

Sotto la guida della seconda generazione Ballin, vengono raggiunti importanti traguardi. Nell’anno 2005 lo stabilimento a Fiesso D’Artico viene interamente ristrutturato mentre nel 2007 il nuovo logo, una scarpetta bianca vicino al cognome Ballin su fondo rosso, viene registrato. Oggi l’azienda, che conta 150 dipendenti, vanta una capacità produttiva annua di 250mila paia di scarpe che vengono distribuite in Italia e all’estero, attraverso oltre 300 punti vendita in 35 paesi. Inoltre, grazie all’avvio di nuovi impianti, la produzione nel prossimo triennio supererà le 350mila paia annue.

Il vostro punto di forza è da sempre l’artigianalità, come state affrontando il problema del ricambio generazionale?
Effettivamente il reperimento di nuove maestranze è un grosso problema. Se noi avessimo tutti gli addetti che ci servono potremmo produrre molto di più. Infatti noi non soffriamo certo per la mancanza di ordini mentre patiamo per la penuria di giovani che vogliono fare il nostro lavoro. Così abbiamo sviluppato un programma di formazione interno all’azienda grazie al quale riusciamo a preparare i giovani dando loro la sicurezza che avranno un posto di lavoro. Vorrei solo sottolineare un fatto, ovvero, a seguito della nostra disponibilità abbiamo ricevuto molte richieste da giovani non italiani. Questo dovrebbe farci riflettere.

Come prosegue il vostro piano di aperture?
Entro la fine di aprile inaugureremo altre tre boutique in Russia. Inoltre è ai nastri di partenza il progetto Cina. Con un partner locale apriremo una serie di monomarca e di corner all’interno dei grandi mall del lusso. Il primo step prevede, entro il 2011, l’installazione di quattro insegne fra Pechino e Shangai. In Medio Oriente partiremo con due monomarca a Dubai a cui seguiranno gli altri paesi. Infine in Italia saremo a Milano con il secondo negozio e a Firenze con la formula degli shop in shop. Altro obiettivo per il nostro Paese è presidiare tutti i negozi multimarca di riferimento.

Sono previste estensioni del marchio oltre la calzatura?
Stiamo lavorando per sviluppare il mondo “accessorio”. Così abbiamo allestito, all’interno dell’azienda, un laboratorio dove verranno prodotte la linea di borse e quella di piccola pelletteria. A breve prenderà il via anche una collezione di accessori tessili e di guanti.

Alessandra Iannello

Written by Francesca

Ingo Maurer a Spazio Krizia

ArtMonaco 2011