Modelle e fotografi: una questione d’intesa

“Quello che mi piace delle fotografie è che catturano un momento che è finito per sempre, impossibile da riprodurre”. Così affermava il noto stilista e fotografo tedesco Karl Lagerfeld.  Il rapporto tra modelle e fotografi è da sempre indissolubile. Loro con la loro maestosa bravura e tecnica catturano attraverso l’obiettivo fotografico i piccoli e inosservati particolari della modella, immortalandoli per sempre. Sono lì, in un momento che non tornerà mai più. La magia dell’immagine è proprio questa.

Ma per rimanere nella memoria e nel cuore di chi la osserva, una fotografia deve trasmettere sentimento. È qui che entra in gioco la musa. Il lavoro di una brava modella è essere intensa con lo sguardo e comunicare con il suo corpo scultoreo pathos, energia. Sei al centro di una ricerca artistica e stilistica, non puoi permetterti di sbagliare. La concentrazione è altissima. Io perdo molte energie quando scatto un servizio fotografico, come una seduta di palestra. Il luogo comune vuole che il lavoro della modella sia semplice e poco faticoso, ma posso assicurare che non è assolutamente così.

Quando sei il perno principale della buona riuscita di uno shooting fotografico e senti la responsabilità del risultato del lavoro finale, niente è semplice come sembra. Sono in gioco cachet, reputazione e professionalità. Io personalmente davanti alla macchina fotografica mi illumino, amo questa sensazione, fa parte di me. Sento l’adrenalina che mi scorre nelle vene e il pathos che mi esce dagli occhi.

Ma è questione di intesa. Non tutte le modelle sono adatte a tutti i fotografi. È una scelta. Un matrimonio professionale. Proprio così, è questione di amore fotografico.  Tra il fotografo e la modella si crea un’ alchimia inspiegabile, un’energia particolare, un flirt fotografico. Niente di ambiguo, solo la magia della bellezza dell’immagine e della moda. Se non ci fosse sarebbe tutto piatto e senza sfumature di colore. Da lì nasce la fotografia perfetta, che parla con gli occhi del soggetto.

Personalmente se mi sento a disagio con un fotografo e non si crea quest’atmosfera non rendo al meglio. Le foto, a lavoro finito, saranno belle ma non trasmetteranno nulla. Le proprie fotografie per una modella sono come dei figli. Vietato dire ad un modello/a “Questa foto non è bella, non ti rende giustizia”, è la fine. Per noi modelli significa non avere fatto bene il nostro lavoro. È una delusione, ci rimette in discussione. Non ci sentiamo all’altezza. A me capita, a volte, che mi venga detto: “sei meglio dal vivo che nelle foto” ma in questo caso specificano ” le foto sembrano troppo perfette, tu comunichi, sei persona umana” e tiro un sospiro di sollievo.

Il legame con il fotografo e il suo stile di fotografare deve essere adatto alla mia tipologia, per farmi risaltare al meglio. Ormai ho abbastanza esperienza per capire chi si ” sposa” meglio con me. Apprezzo molto i suggerimenti sul modo di posare e mi fido ciecamente di chi è dall’altra parte dell’obiettivo. Sono aperta ad ogni consiglio ed idea (per dare ciò che vuole il fotografo) al contrario di molte mie colleghe che hanno un modo standardizzato di posare. Penso che il miglioramento si trovi nel confronto. Nel provare a fare cose diverse. Uscire dai propri ” schemi” da modella e osare.

Le grandi modelle sono diventate tali per la loro innata curiosità e per il fatto che si lasciavano andare a chi le dirigeva. Non esiste timidezza nel mondo della moda, bisogna avere una mentalità aperta, sempre nei limiti ( ovviamente) della professionalità. Nei casi in cui quest’ultima viene meno, si lavora male ed è presente un clima negativo, il risultato pessimo. Personalmente ho vissuto rari casi in cui qualche fotografo ha cercato di farmi delle “avance”, rimaste nel mondo platonico. Ho avuto la fortuna di lavorare sempre con grandi professionisti. Sono fortunata.

I recenti casi spiacevoli di molestie da parte di fotografi molto noti nei confronti di modelli è davvero triste. I provvedimenti adeguati sono stati presi ma resta sempre l’amaro in bocca. Non dovrebbero mai verificarsi fatti simili. E soprattutto non ripetersi. La magia di cui parlavo prima viene letteralmente oscurata da questi avvenimenti. Invece va preservata perché “arte pura”. Una volta c’erano i pittori e scultori con le loro muse, oggi i fotografi con le modelle. Da allora non è cambiato nulla se non nella modalità di riprendere un soggetto. Per cui, manteniamo ” sacro” questo momento.

Ovviamente tale discorso vale per i lavori dove è presente un’accurata “ricerca dell’immagine” (editoriali, copertine, campagne pubblicitarie, cataloghi) . Per quanto riguarda un servizio fotografico “tecnico” ( look book) non serve questo sentimento e ricerca. È tutto molto veloce  (i capi da scattare sono infiniti) e standard con sfondo bianco e luce piatta sparata sul volto della modella. Talvolta nemmeno questo, perché viene tagliata la testa del soggetto in post-produzione. Per fortuna ho avuto la fortuna di scattare (per la maggior parte dei lavori) con fotografi che ricercavano una “bella immagine” per editoriali o campagne pubblicitarie. Molto più soddisfacente. Stare davanti all’obiettivo fotografico è sempre una bella emozione per me. In quel preciso istante sei al centro del tuo mondo. Il protagonista assoluto. Ti senti bellissimo e irraggiungibile. E non fai altro che farti ammirare.

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Scritto da valentinabissoli

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