Modelle e brand: la base dell’economia della moda

Tutti vogliono la modella “più giusta”, la top model del momento, premesso che oggi esistano ancora le “super top”. Perché per un brand scegliere la testimonial  “new faces” è sempre una nuova scommessa. Dagli showroom (lavori più umili) alle passerelle dei brand più famosi del mondo, dalle campagne pubblicitarie ai cataloghi, la ricerca è sempre più veloce e il ricambio delle modelle è continuo. Per questo una modella non dura più di due/tre stagioni. È cambiato molto il mondo della moda dal periodo delle heroin-chic. Oggi le griffe più prestigiose cambiano collezione ogni sei mesi. La cosa più importante è la buona riuscita della campagna pubblicitaria e vendere il più possibile.

Ma come fa un brand a scegliere una modella? La modella “giusta”? Sicuramente un responsabile del  casting o fashion director è attento alla modella che “funziona” per il messaggio che si vuole trasmettere in quel momento, non alla più attraente. Anche la più bella delle modelle può non piacere o non funzionare per un certo lavoro. Psicologicamente ed emotivamente può essere molto dura. Tutto fa parte del gioco della moda.

Per esperienza personale ho avuto rapporti fantastici con moltissimi brand, con altri meno. Ricordo quando rimanevo dalle 8 della mattina alle 21 della sera in showroom (all’inizio della mio percorso nella moda) , provando milioni di capi per i clienti. In piedi tutto il giorno, con il pranzo spostato alle 18.00 della sera, perché i clienti erano troppi e la priorità per il brand erano loro. Non tu. Avevo gli incubi la notte da quanti capi provavo. Arrivavi alla fine della campagna vendita alienata, con il solo desiderio di andartene da quel posto il prima possibile. Questa è la storia comune a molte modelle come me.

Per fortuna tante volte mi sono sentita in famiglia, come se fossi a casa. Premurosi in ogni tua esigenza, sempre attenti alla tua persona. Prima di tutto. Ma non è quasi mai così. Spesso si raggiunge questa dimensione ad un certo punto della propria carriera. Quando hai mandato giù milioni di bocconi amari. Oggi c’è un’attenzione maggiore dei brand alle persone comuni. Gente che cammina per strada e viene fermata attraverso ” street- casting”  e portata direttamente in passerella. Senza requisiti. Solo per creare ” l’effetto”. Farsi notare per qualcosa di diverso, che rompe gli schemi.

I modelli sono nati per “innalzare” una griffe. Nel mondo d’oggi c’è molta confusione e molti brand non sanno più cosa cercare per far parlar di sé. Dalle modelle ” casi umani” ( sfruttate solo per vendere di più ) alle persone che non c’entrano nulla con questo mondo. L’importante è che se ne parli. Ma non sono d’accordo con questa nuova strategia pubblicitaria. La moda per me è una forma d’ arte e tale deve rimanere. Questa scelta incosciente porta pian piano ad uno sgretolamento dei marchi, abbassandone il valore. Ma è  solo questione di punti di vista. La verità assoluta in questo mondo non esiste. Ciò che vale oggi può non valere più domani. Certo è che se la scelta stilistica è sbagliata anche il brand ne risente. Per cui è vietato sbagliare!

Scegliere modelli e modelle è un lavoro molto faticoso e difficile. La scommessa su quale modella potenzialmente sarà una stella emergente e il volto del prossimo anno. Questa è la sfida. Oppure andare sul sicuro con le modelle già affermate, ma ugualmente complicato per la questione dei cachet. Molto più alti rispetto ad una modella normale. La ricerca è sempre molto attiva, anche sui social network. Molte testimonial vengono scelte dai brand in base al numero dei follower. Vendere ad un ampia parte di pubblico con il minimo sforzo. La classica campagna pubblicitaria  viene talvolta sostituita con qualche post su Instagram. Molto più veloce ed economico. Meno dispendioso come tempistica.

Probabilmente, nel futuro molte griffe opteranno per la pubblicità solo a livello social. Perché l’economia dei marchi dipende dall’immagine che propongono. Che siano influencer o modelli., chi sarà la prossima stella nascente? Quale brand avrà il monopolio delle vendite? Che le danze abbiano inizio!

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Scritto da valentinabissoli

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