Milano Moda Uomo: Gaetano Navarra

Redazione
19/01/2009

Milano Moda Uomo: Gaetano Navarra

La collezione autunno-inverno 2009-2010 tra mood anni ’80 e accenti sulla sartorialità

La collezione autunno-inverno 2009-2010 presentata a Milano Moda Uomo da Gaetano Navarra mescola i cromosomi di Heinrich Harrer, lo scalatore che ha ispirato “Sette anni in Tibet”, e di David Sylvian, leader dei Japan. La sensazione di calore si coglie innanzitutto nella maglieria, sempre con le trame corpose ed evidenti della lavorazione ai ferri: trecce e coste larghe disposte in verticale in orizzontale, in obliquo, convergenti. Ma anche nei capi in velluto da rocciatore, anch’esso a coste larghe, dall’apparenza sciupata, con gli inserti in panno o feltro. La grinta graffiante anni ‘80/’90 si legge invece nella spigolosità delle costruzioni, nei tagli evidenziati, nelle spalle ben segnate, nel fit ridotto.

A ogni elemento del guardaroba pare corrispondere uno specifico codice volumetrico: i capi spalla sono corti e ravvicinati al corpo, la maglieria è over, i pantaloni sono ampli sino al ginocchio – con pinces in quantità – e poi stretti sino alla caviglia. Ma c’è anche un accento più marcato del solito sulla sartorialità che genera completi calibrati alla perfezione.

Ci si veste di maglia dalla testa ai piedi: sopra, pull, cardigan, sweater, dolcevita con maniche troppo lunghe da indossare anche uno sopra l’altro. Sotto, il pantalone un po’ gym un po’ underwear, che va a finire dentro all’anfibio. Inoltre, le fantasie più classiche si sommano nello stesso look, ma risultano tutt’altro che scontate: il piumino è in lana tartan o in tweed, la camicia e a quadri o a righe ma è super stropicciata, il pantalone Principe di Galles ha un’ampiezza esasperata e la chiusura a portafoglio.

I plissé fissati a caldo disegnano squame o scaglie da corazza, sulla giacca, sul cappotto, sul pantalone. Il velluto ha una gessatura “materica”: la superficie liscia e quasi shining è interrotta da righe sottili, opache. La stropicciatura è quasi d’obbligo. Non pesano nulla ma sono caldissimi il cappotto, il trench, il caban in tessuto accoppiato capitonné. Esattamente come i capi in montone nappato, in lana di cammello fluente e lucente, in lana bouclé, in angora “estratta”.

I bottoni sono in metallo arrugginito o in corno d’antan. Le camicie sembrano sgualcite, mentre il jeans è “destroyed”, sfilacciato, sporcato di macchie di colore.

Il color cammello fa da filo conduttore e raccorda tra loro tonalità piuttosto profonde: nero, grigio, blu d’inverno, verde bottiglia, bordeaux stinto.

Il papillon c’è sempre o quasi. En pendant con la giacca, perché fatto dello stesso tessuto e con la stessa disegnatura. Oppure ricamato in paillettes, o ondulato a ruches, o ancora in mohair. Il casco da palombaro in lana, ben strutturato dalle stecche in interno, sostituisce  tanto il cappuccio quanto il  passamontagna. Il collo delle camicie è camaleontico. Quando è doppio, uno dei due si può levare. Quando è singolo si toglie e si sostituisce con un altro diverso. Oppure è sostenuto dal fil di ferro e si può modellare a piacere.

Le cinture sono ipersottili ed extralong, sempre percorse da borchie o rivettature. Si fanno girare più volte intorno alla vita, oppure si indossano in multiplex. Sotto la giacca tuxedo o lo spencer prendono il posto della fascia “cummerbund”. Le scarpe si allargano ai lati e terminano a punta, a ferro da stiro. Sono in pelle mordoré blu/azzurro, bronzo, argento. Hanno il puntale e il battente posteriore sopra il tacco in metallo lucido.