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Marina Abramovic a Milano

The Abramović Method e altre iniziative
Una delle artiste contemporanee più amate e discusse, Marina Abramović, è tornata a Milano come protagonista di una serie di eventi da non perdere.
Primo fra tutti, la rassegna appena iniziata al Pac – Padiglione di Arte Contemporanea che ha già fatto stupire e discutere.

In programma fino al 10 giugno 2012, si tratta di un lavoro sviluppato partendo dalle ultime tre performance dell’artista, esperienze che hanno segnato profondamente il suo modo di percepire il proprio lavoro in rapporto al pubblico.

Nella mia esperienza, maturata in quaranta anni di carriera, sono arrivata alla conclusione che il pubblico gioca un ruolo molto importante, direi cruciale, nella performance”, dichiara Marina Abramović.Senza il pubblico, la performance non ha alcun senso perché, come sosteneva Duchamp, è il pubblico a completare l’opera d’arte. Nel caso della performance, direi che pubblico e performer non sono solo complementari, ma quasi inseparabili”.

Con The Abramović Method è proprio il pubblico, guidato e motivato dall’artista, a vivere e sperimentare le sue “installazioni interattive”.
Le opere – con cui il pubblico può interagire rimanendo in piedi, seduto o sdraiato – sono impreziosite da vari minerali: quarzo, ametista, tormalina. Un percorso fisico e mentale che trasforma gli spazi del PAC in un’esperienza fatta di buio e luce, assenza e presenza, percezioni spazio-temporali alterate. Un percorso dove le persone potranno espandere i propri sensi, osservare, imparare a ascoltare e a ascoltarsi.

The Abramović MethodÈ questo il “Metodo Abramović”, che l’artista ha sperimentato su se stessa in anni di dedizione e ferreo autocontrollo. Un processo il cui acme è rappresentato dall’estenuante performance realizzata al MoMA nel 2010, dal titolo The Artist is Present, in cui l’artista seduta in assoluto silenzio a un tavolo nell’atrio, invitava i visitatori a sedersi di fronte a lei per tutto il tempo desiderato. L’artista non aveva alcuna reazione di fronte ai partecipanti, tuttavia il loro coinvolgimento costituiva il completamento dell’opera, permettendo loro di vivere un’esperienza personale con l’artista e con la performance stessa.

Un’installazione monumentale ricostruirà questa performance, accogliendo i visitatori e al tempo stesso introducendo lo scenario del “Metodo Abramović”. Questo metodo è nato dalla consapevolezza che l’atto performativo è in grado di operare una trasformazione profonda in chi lo produce, ma anche nel pubblico che lo osserva.

In un’epoca in cui il tempo è un bene davvero prezioso, ma altrettanto raro, Marina Abramović chiede allo spettatore/attore di fermarsi e fare esperienza del “qui e ora”, di ciò che prima di tutto lo riguarda: se stesso e il modo di relazionarsi con ciò che lo circonda.

Una selezione di opere del passato che ne condividono gli stessi principi, aiuterà i visitatori ad approfondire il “Metodo Abramović”.

Intanto presso la Galleria Lia Rumma è in programma With Eyes Closed I See Happiness, altro progetto inedito che raccoglie un gruppo di sculture poste su piedistalli di vetro, realizzate a partire dal calco della testa dell’artista e attraversate da cristalli di quarzo, e un cospicuo numero di opere fotografiche di grandi dimensioni che scandiscono l’atmosfera e i gesti essenziali compiuti dall’artista per elevare il suo spirito.

Intanto stasera 22 marzo al Cinema Apollo verrà presentato il film dedicato all’assolo del MoMa (un estratto del filmato è visibile al Pac). Il documentario “Marina Abramovic – The Artist is present” vincitore del Panorama Audience Award Best Documentary alla Berlinale 2012 sarà disponibile in versione DVD nella collana Feltrinelli Real Cinema dall’11 luglio.

Marina Abramovic e Giovanna FurlanettoInfine, durante l’evento del Pac sarà realizzato un altro documentario a firma di Giada Colagrande, con il sostegno di Fondazione Furla, prodotto da Art + Vibes e Collateral Films. Il film racconterà lo svolgimento del progetto e la conseguente trasformazione mentale e fisica dei partecipanti, scaturita dalla relazione diretta con l’artista e dall’esperienza della performance stessa.  Nelle intenzioni dell’artista il film diventa parte del Metodo, lo fissa nel tempo e offre l’opportunità di divulgarlo.

Siamo felici di dare il nostro contributo alla realizzazione di questo progetto, perché molto legati a Marina, artista straordinaria e di grandissima qualità umana, e certi che la grande sensibilità di una regista come Giada Colagrande renderà il Metodo Abramovic fruibile ad un ampio numero di persone e le inviterà a riflettere” ha commentato Giovanna Furlanetto, Presidente della Fondazione Furla.