La moda italiana deve combattere il razzismo: lo dicono gli insiders

Nel fashion italiano sono presenti differenze di genere? A quanto pare la risposta è affermativa. Parlano gli addetti ai lavori

Razzismo e moda. Ancora una volta nell’occhio del ciclone le differenze di genere, in questo caso specifico; sul colore della pelle all’interno del nostro Belpaese: l’Italia. Proprio così, uno dei Paesi apparentemente più ospitali, nel mirino a causa di diversi scandali legati al razzismo. Troppe volte, sia i modelli di colore che i designer ( compresi tutti coloro che lavorano nell’industria della moda italiana) hanno dichiarato di essere stati “vittime di razzismo”almeno una volta. Basti pensare alla stupenda Naomi Campbell,attivista su questo fronte da molti anni. Aiutando, chi come lei, è stato discriminato nel fashion world per il colore della pelle.

Naomi Campbell Valentino

Black Lives Matter nella moda italiana, ancora per molti razzista

Scandali tra cui il jumper Blackface di Gucci indicano idee colonialistiche sull’identità, soprattutto per quanto riguarda i brand italiani e i nostri nomi di spicco nel fashion mondiale, come per l’appunto, Gucci. 

Origini e significato del movimento Black Lives Matter

Black Lives Matter (letteralmente “le vite dei neri contano”) è un movimento attivista internazionale, originato all’interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, perpetuato a livello socio-politico, verso le persone nere.

Black Lives Matter organizza regolarmente delle manifestazioni per protestare apertamente contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, nonché contro questioni più estese come la brutalità della polizia e la disuguaglianza razziale nel sistema giuridico degli Stati Uniti. Le proteste per la morte di George Floyd nel 2020 hanno nuovamente reso il movimento oggetto dell’attenzione dei mass media internazionali.

La moda italiana nel mirino delle discriminazioni razziali

Quanto è colpevole l’Italia nell’attuale crisi razziale della moda? Questa è una domanda che sorge spontanea, se solo pensassimo a tutto ciò che sta accadendo nel resto del mondo grazie alle manifestazioni Black Lives Matter. Molto, secondo alcuni esperti del settore del fashion. I neri dell’industria della moda italiana sono discriminati.

Esempi? Molteplici. Il pignolo di Prada, la pizza di Dolce e Gabbana, e molti altri. una comunicazione pubblicitaria spesso trascurata e condotta con superficialità. Gucci, Prada e Dolce & Gabbana sono aziende italiane.

Il razzismo protagonista della moda italiana?

“Conoscendo la cultura, non sono assolutamente sorpreso che questi vestiti razzisti provengano dalle case di moda italiane”, afferma Edward Buchanan, che gestisce il marchio di maglieria Sansovino 6 e si è trasferito a Milano dagli Stati Uniti negli anni ’90. “Tutti sono pronti a dire: ‘Oh, abbiamo messo un modello nero o misto in passerella, o sulla copertina di una rivista,’ ma dietro le quinte non ci sono designer neri o merchandiser.”

Valorizziamo gli insiders di colore all’interno del fashion “made in Italy”

Kudzai King, un fotografo che ha girato per Vogue Italia, dice che l’atteggiamento nei confronti dei BAME in Italia è una “fascinazione e un’ antipatia tutti in una volta”. Ricorda di essere entrato in  “più  di un ascensore dove sei l’unica persona di colore lì dentro e sentì una fitta a causa di questa atmosfera di disagio”. Egli descrive un clima in cui “la gente vuole toccare la tua pelle, i tuoi capelli e farti alcune domande davvero scomode che derivano da un luogo che manca di conoscenza”.

Buchanan dice che quando ha lasciato New York per unirsi al marchio di moda italiano di lusso Bottega Veneta nel 1995, si sentiva come un outsider: “In questo settore ho sempre avuto l’impressione che se tu fossi nero per la maggior parte degli italiani che pensava tu fossi di origine africana e vendeva borse di Prada [false] per strada”.

Tanti i designer di colore che in Italia si sono sentiti outsider e vittime di razzismo

La designer di Roma Stella Jean prese posizione quando le micro-aggressioni divennero troppo frequenti. “Durante la settimana della moda di Milano ho deciso di non presentare la mia collezione, dato che la questione razziale in Italia non era più accettabile”, dice. “Non potevo tacere e mandare in scena una sfilata di moda, come se nulla di grave stava accadendo.”

British fashion model Jourdan Dunn poses on the red carpet arriving at the BRIT Awards 2013 in London on February 20, 2013. AFP PHOTO / ANDREW COWIE (Photo credit should read ANDREW COWIE/AFP/Getty Images)

Ha invece concentrato i suoi sforzi sugli italiani in Becoming,un progetto fotografico e video che ha messo in evidenza il multiculturalismo di 20 donne italiane. Afferma che il progetto è stato ignorato dalla stampa di moda italiana, perché l’idea dell’identità italiana è un argomento molto delicato. “La maggior parte delle riviste non ha nemmeno risposto. Alcune istituzioni arrivano fino a suggerire di non collaborare più con me.”

L’Italia paese razzista?

A febbraio la modella Maty Fall Diba è apparsa sulla copertina di Vogue Italia dal titolo “Italian Beauty”.Diba teneva la parola “ITALIA” vicino al suo corpo. Ma Daniele Beschin,consigliere della Lega, ha detto di non essere una “bellezza italiana” perché non aveva il giusto colore della pelle (Diba è nata in Senegal ed è cresciuta nella città italiana di Chiampo).

“Questo è un problema reale”, dice Buchanan. “Parli con un afro-italiano che vive a Milano, che parla milanese, e sono considerati africani. Come cultura l’Italia non è pronta a dire: ‘Questa persona è italiana’”.

Razzismo all’interno delle scuole di design

Buchanan è d’accordo. “È necessario parlare con le aziende di reclutamento esecutivo che stanno impedendo alle persone nere e marroni di ottenere posti di lavoro in azienda. È necessario parlare con i sistemi educativi e chiedere perché le persone nere e marroni non arrivano all’ interno della  scuola di design. Non si può nemmeno avere una vera conversazione sull’inclusione o la diversità se non sei diverso all’interno.”

La radice del problema della moda italiana è una storia coloniale di cui nessuno parla veramente

A Valenza vado a prendere un caffè e mi è servito in una tazza con una figura di mamma nera su di esso,” dice. “Gli italiani pensano che il razzismo sia qualcosa che accade  in America, ma nessuno parla della storia coloniale in Somalia, Eritrea e Libia”, dice. “Non sono sicuro che quelle conversazioni siano raccontate all’interno dei sistemi educativi.”

Partiamo dai sistemi educativi per riformare le idee sul razzismo

Si parla di un’ “estrema fatica” per quanto riguarda l’ammissione del razzismo in Italia. Il passo successivo comporta un più profondo cambiamento di filosofia nella psiche italiana. “Un primo passo coerente sarebbe quello di parlare con noi neri, invece di parlare di noi.”

 

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Written by valentinabissoli

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