L’Arabesque: l’importanza della ricerca

Francesca
08/11/2011

Intervista a Chichi Meroni proprietaria del concept store milanese L’Arabesque frutto di grande ricerca: dal vintage alla profumeria, dai gioielli alla lingerie, poi scarpe e abiti

L’Arabesque: l’importanza della ricerca

Intervista a Chichi MeroniEntrare da L’Arabesque è come fare un salto nel passato.
In un tempo dove essere alla moda significava avere eleganza, ricercatezza, cura dei particolari.

Nella boutique milanese di Chichi Meroni si notano oggetti di straordinaria personalità: le poltrone Livia dell’architetto Zanuso, i lampadari Venini anni ‘40, la magnifica testata da letto dell’architetto Buffa convertita in espositore.

Nulla è banale compreso il vintage, frutto di una ricerca appassionata svolta dalla padrona di casa in tutto il mondo: gioielli in pasta di vetro e smalti Matisse, collane Miriam Haskell, borse americane Whiting & Davis ma anche Pirovano e Roberta di Camerino perfettamente conservate, un esclusivo set di ampolle per l’alta profumeria di Caron dove ognuno può distillare la fragranza preferita, ricercati aromi di Histoires de Perfums o Mad et Len, fragranze per l’ambiente firmate Saint Parfum Authentic Senteur e Laboratorio Olfattivo, scatole moiré con pezzi d’ambra da porre negli armadi.
Nulla è lasciato al caso, nemmeno la lingerie che è realizzata in seta dai colori cipriati o la collezione di camicie bianche ma mai scontate.

Un discorso a parte meritano le calzature che vanno dalle ballerine di pelle fatte da Porselli (artigiano milanese che dal 1919 realizza le scarpette per le danzatrici di tutto il mondo) per L’Arabesque fino alle scarpe sexy anni ‘50 in crinolina e camoscio.

“Da L’Arabesque – spiega Chichiabbiamo anche proposte per lui tra cui anche cravatte vintage di Yves Saint Laurent, Dior e Hermés”.
Ogni singolo particolare della visita da L’Arabesque è degna nota, perfino la shopping bag è un pezzo da collezione, infatti è un raffinato sacchetto di carta azzurra con frasi di Marilyn Monroe, Andy Warhol e Françoise Sagan.

Come nasce l’idea di L’Arabesque?
L’Arabesque nasce dal concetto di Wunderkammer (in italiano Camera delle meraviglie ndr). Ovvero, usando un’espressione appartenente alla lingua tedesca, un ambiente particolare in cui, dal XVI secolo al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari per le loro caratteristiche intrinseche ed esteriori. Siamo partiti con una serie di abiti neri e blu scurissimo, perché vanno sempre bene per rendere elegante una donna in ogni occasione. Sono seguiti poi i bijou anni ’50 – ’60 e i profumi, speciali e unici di Caronne, nata proprio in quegli anni.

Molto di quello che vediamo in boutique è di quegli anni, come mai questa scelta?
Per me il ventennio che 1950-1960 era permeato da una grande ricercatezza. Non è un caso se proprio in quegli anni nacquero i più famosi couturier.

Come viene effettuata la ricerca di questi pezzi unici?
Dedico tutta la mia vita alla ricerca che svolgo ovunque, dai mercatini fino nelle case dei privati in tutto il mondo. La parte difficile della ricerca è saper cogliere il pezzo giusto poiché, il più delle volte, è nascosto fra cianfrusaglie brutte e inutili.

Ma da voi non si trovano solo abiti, bijou e profumi…
Il nostro fiore all’occhiello è una collana di libri definiti “Gli introvabili” che sono espressione di un lifestyle di gran classe.

Chi è il vostro cliente tipo?
La persona che ha una curiosità intrinseca, l’amatore che non si accontenta e, soprattutto, che riesce ad apprezzare la ricerca che c’è dietro ogni singolo pezzo.

Alessandra Iannello