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Karl Lagerfeld, l’esteta irriverente che ci ha insegnato come disegnare la vita

karl lagerfeld

Autoironico esasperato, estroverso creativo, innamorato follemente del tempo, dei libri, dell’arte e della sua micia, Choupette, Karl Lagerfeld lascia oggi, 19 febbraio 2019, questo mondo confusionario, lasciando un vuoto incolmabile per l’alta moda. Ciò che rende un uomo memorabile non è ciò che ha mancato di fare ma ciò che ha fatto. Karl Lagerfeld lascia una grande eredità alla moda che gli sopravvive: migliaia di disegni custoditi gelosamente dentro l’archivio di Chanel, libri, centinaia di libri sparsi ovunque all’interno della sua casa o dello studio privato, dove creava, dove avveniva la magia.

Kaiser Karl (il re del fashion) vanta un primato assoluto: è stato l’unico designer al mondo a lavorare in contemporanea per tre diverse griffe, Fendi, Chanel e Karl Lagerfeld. Instancabile, come lui stesso ha dichiarato più volte, titolare di “incarichi a vita” con le maison suddette, aveva una dedizione esemplare per ciò che faceva. Karl Lagerfeld era innamorato del suo lavoro e sebbene ora possiamo immaginarlo con il naso distorto per aver sentito paragonare la sua vita al “lavoro” non possiamo che riconoscere il professionista che è stato. Dell’ironia ne aveva fatto un vero e proprio baluardo, dell’autoironia altrettanto, Karl Lagerfeld non ha mai considerato il proprio mestiere un vero e proprio lavoro. Disegnava tutto personalmente, senza delegare ai propri assistenti, doveva avere il controllo di ogni fase del ciclo produttivo dei capi e solo attraverso la progettazione in prima persona riusciva a rendere tutto questo possibile.

Durante i primi anni in casa Chanel lavorava ben 16 ore al giorno, sostenendo senza paura di non essere affatto dispiaciuto di farlo. Uno stacanovista instancabile con un’enorme fortuna: amare ciò che faceva e questa è una delle tante eredità che ci lascia il Kaiser. L’assenza di Karl, lo scorso 22 gennaio, durante la sfilata Haute Couture di Chanel, a Parigi, aveva lasciato tutti con l’amaro in bocca. Karl è stanco fu la giustificazione ufficiale: quasi impossibile da credersi per un’anima irrequieta e mai sazia come lui. Anticonformismo ed estetica, amore per il bello: come ha coniugato tutto questo, Karl Lagerfeld? Leggeva giornali, sin dalle prime ore del mattino, stimolato “ad essere adulto” sin in tenera età dalla madre, Elizabeth, Karl ha sviluppato un mondo tutto suo che traspira dai suoi disegni, che si nutriva di innovazione continua e che ripudiava tutto ciò che era “passato”.

Dimenticava alla svelta le collezioni passate e questo lo aiutava a creare continuamente abiti nuovi, concetti diversi e atteggiamenti iconici che ce lo fanno ricordare oggi, con il suo codino bianco, con il classico occhiale nero sul volto, con quella pelle bellissima nonostante l’età. La sua creatività visionaria si è avventurata oltre il semplice concetto di moda e ha incluso l’illustrazione, la fotografia, lo styling e l’editoria. Uno stilista, designer poliedrico, un uomo colto che inseguiva il tempo e che ha sempre pensato che questa vita fosse troppo breve per conoscere tutto quello che doveva essere conosciuto.

Certo il carattere di Karl era tutt’altro che mansueto, d’altronde un’anima artistica ha sempre una componente pungente. Le discussioni attorno a Karl non mancavano mai di stupire. Karl Lagerfeld è stato colui che ha definito “insignificante” la supermodella Heidi Klum per via del suo essere “troppo glamour“, colui che, nel 2012, definì la cantante Adele “un po’ troppo grassa” e che suggerì a Pippa Middleton di mostrare solo il suo lato b in luogo del viso. L’instancabile desiderio di innovazione lo ha reso inviso anche ad alcuni colleghi i quali, secondo lo stesso Karl, probabilmente faticavano a tenere il suo passo creativo. Non di certo una persona semplice ma le rose non hanno forse pungenti spine?

Karl Lagerfeld aveva comunque le idee molto chiare su come disegnare, non solo abiti di alta moda pluriemulati, ma anche la sua stessa vita: amava la solitudine e la riteneva un lusso, bisognoso di silenzio quando le batterie andavano ricaricate, si chiudeva nel suo studio parigino e creava, creava e creava. “Sì, sono un solitario nel senso di una pietra di Cartier, un grande solitario“, disse Karl al New York Times in un’intervista. “Devo stare da solo per fare quello che faccio, sono felice di stare con le persone, ma amo stare da solo, in fondo c’è così tanto da fare, da leggere, pensare“. Addio Karl, ricorderemo, come te, di crescere instancabili appassionati, fedeli sognatori, cuori poliedrici lontani dalla monotonia.

“Moda e Lusso sono disciplina”: Karl Lagerfeld era una vera rockstar

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Scritto da Natalina Ginsburg

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