Intervista a Luca Corsetti

Brand manager di Armani Jeans

Il successo di un marchio, nel settore del lusso e del fashion, deriva da un insieme di meccaniche e fattori che nascono dallo studio del mercato e delle nuove tendenze da parte di un diverso insieme di professionalità.
Accanto a stilisti e creativi, ufficio marketing e vendite, lavorano manager responsabili di diversi ambiti del marchio e del prodotto. Una di queste figure chiave è quella del brand manager.

Luxgallery ha chiesto a Luca Corsetti, brand manager di Armani Jeans, di parlare della sua esperienza professionale.

Il ruolo del brand manager in una maison di alta moda: onori, oneri e… segreti.
Nella responsabilità del mio ruolo sono coinvolto nell’intermediazione fra le esigenze del mercato, molteplici e alle volte fortemente diversificate fra di loro, e l’azienda, che dall’ufficio stile alle operations sono chiamato a soddisfare.
Alle volte questi due mondi si trovano in contrasto fra di loro, prodotti vendibili vs. immagine aggressiva e avanguardista, e proprio figure come la mia sono chiamate a ovviare a queste contrapposizioni naturali, dando per assodato e inamovibile il rispetto dei paradigmi che caratterizzano il Brand per cui si lavora.
Quindi, la chiarezza di obiettivi e una forte preparazione che deve spaziare dal prodotto, inteso come sviluppo tecnico, a tematiche più vicine agli aspetti strategici di Brand, fanno sì che il flusso che sono chiamato a guidare proceda e si tramuti in apprezzamento da parte dei consumatori.

Passione, volontà, fortuna, preparazione: quali di questi fattori sono più importanti per riuscire bene nella sua professione? Ce ne sono anche altri che ritiene basilari?
Il connotato numero uno per un brand manager è avere una fortissima preparazione, che nel mio caso è iniziata con una laurea in Economia Aziendale e un Master in Marketing focalizzato all’analisi della domanda del consumatore legata ai beni di lusso. Questo background mi ha garantito delle fondamenta solide su cui costruire la mia professionalità. A fianco di questa, ritengo abbia contribuito una personale passione per il settore in cui opero e una forte dose di umiltà, che mi ha permesso di essere accettato a fianco di professionisti di primario livello in questo segmento di mercato, che hanno scelto di puntare, in controtendenza rispetto alla media italiana che predilige seniority più alte, su un giovane manager.
Altro aspetto che reputo basilare è la dedizione al proprio lavoro, che permette di trasferire sui capi progettati nelle diverse collezioni quel contenuto emozionale che si sprigiona da attività di ricerca e sviluppo del prodotto sempre mirate all’eccellenza. Ad oggi, ritengo sia questo il vero e unico perno che fa distinguere i propri prodotti da una massificazione così spinta del mercato.
La fortuna lo reputo un aspetto secondario, in quanto il mercato del fashion e del lusso ha raggiunto delle dinamiche tali che non ci si può né improvvisare, né approcciare con metodologie legate a un passato di maison “vecchio stampo”. Vengono invece premiate decisioni ponderate e ben condivise da tutti gli attori che sono chiamati a contribuire allo sviluppo di una collezione vincente.

Che stimoli le dà lavorare per un top brand come Armani?
Lo stimolo principale è quello di arrivare la mattina in ufficio e avere l’occasione di imparare cose nuove, di essere chiamato costantemente a spingersi nel nuovo rimanendo fedeli alla continuità del marchio. Quest’ultimo è, a mio parere, non più un brand di moda ma qualcosa che va al di là e che riassume perfettamente in sé concetti come italianità, qualità, eccellenza ed eleganza.
Francamente, per ora non saprei vedermi a lavorare in altri settori. La cosa affascinante è che ripeto per quattro volte all’anno le stesse attività, intese come flussi di lavoro, ma ogni volta cambia completamente lo scenario in cui si è chiamati a contribuire. Ogni stagione, ogni collezione ha una propria natura ispiratrice e trova la sua nascita e morte in un ciclo molto ristretto. Non hai il tempo di crogiolarti né su successi né su sconfitte, che fortunatamente per ora non sono state molte.

Tre aggettivi per definire Giorgio Armani, secondo Luca Corsetti.
Ne ho solo uno: geniale. Ce ne vorrebbero poi milioni per spiegare la complessità di un maestro di questo calibro. Il grande privilegio di poter lavorare nella sua azienda mi ha permesso di confermare di persona quello che è ormai un titolo riconosciutogli su base mondiale. I suoi spunti e idee fluiscono sempre in maniera semplice e si confermano sistematicamente la decisione migliore da seguire.

Qual è il suo punto di vista sull’attuale mercato del lusso in generale e nel settore della moda in particolare? In Italia e all’estero.
I grandi gruppi del lusso e della moda, proprio perché non improvvisano le loro azioni, stanno comunque registrando risultati positivi rispetto a una crisi generalizzata di segno opposto. Ritengo che oggi ci siano ancora molteplici segmenti di mercato che possono garantire ritorni economici elevati, sempre che si riesca ad arrivare con un’offerta di prodotto veramente esclusiva sia dal punto di vista qualitativo che nella purezza dell’idea che l’ha generato. Ad oggi siamo chiamati come manager a garantire, a fronte di un prezzo d’acquisto al di sopra della media, un prodotto adeguato, aspetto che a mio parere era stato sostituito negli anni passati semplicemente dalla forza comunicativa del brand.
Nella mia attività di docenza universitaria questo è sempre il primo aspetto che tendo a sottolineare nell’incipit dei miei interventi, essendo fermamente convinto che gli investimenti pubblicitari non potranno mai sopperire a mancanze di prodotto.
Per fortuna ci stiamo lasciando gradualmente alle spalle l’era del “Brand a tutti i costi” e oggi ci troviamo di fronte un numero sempre più ampio di consumatori attenti, consapevoli e conoscitori profondi del concetto di qualità.

Qual è, invece, il suo concetto di lusso? Cosa significa per lei?
Il lusso lo ritengo finalizzato ad accrescere il proprio piacere e benessere personale e non, come voleva una consolidata prassi, a comunicare agli altri la ricchezza o lo status sociale. Oggi viviamo e percepiamo una fase “intima” dei consumi dei beni di lusso, inteso come soddisfacimento primo del proprio ego. Sono molteplici i settori di mercato che confermano questa tendenza con le loro performance di crescita a doppia cifra: food, arredamento, abbigliamento/accessori tailor made o spa con centri benessere di categoria superiore.
Dopo un fase storica di netta ostentazione, oggi è l’IO, inteso come opposto della massificazione, ad avere la meglio e acquistare beni di lusso diventa una manifestazione sociale di chi siamo.+

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Written by Redazione

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