Intervista a Andrea Lardini

Francesca
02/11/2011

Inrevista a Andrea Lardini che ci racconta le novità di Lardini:linea donna, due accordi siglati rispettivamente in Cina e in Corea, un progetto dedicato agli accessori

Intervista a Andrea Lardini

La maison lancia la donna e sbarca in Estremo OrienteUna linea donna, due accordi siglati rispettivamente in Cina e in Corea, un progetto dedicato agli accessori: tanti i tasselli che compongono il ventaglio delle novità di Lardini.

L’azienda del “fiore all’occhiello” dal fatturato che ha superato i 50 milioni di euro ed è gestita da la solida unione di quattro fratelli diversissimi fra loro, parte da un piccolo paesino della provincia di Ancona per portare la manualità italiana nel mondo.

Infatti il simbolo di Lardini è un fiorellino di panno che, tramite un bottone, viene posto nel rever dei 1500 capi che ogni giorno si producono a Filottrano e da qui partono per le boutique maschili di tutto il mondo.
Un fiore che vuol essere una citazione di quei “pins” che la moda degli anni ‘70 appuntava a decine su giacche e giubbotti, all’epoca in cui Luigi Lardini disegnava la sua prima collezione.

“La nostra azienda – ricorda Andrea Lardiniè nata nel 1978. Nostro padre (Andrea guida l’azienda con il fratello Luigi e le sorelle Lorena e Annarita ndr) che faceva l’autotrasportatore, ci diede tutti i suoi risparmi per iniziare un’attività tutta nostra. Fino al 1986 lavorammo conto terzi per firme del calibro di Valentino, Katherine Hammet, Ungaro, Versace. Ci eravamo specializzati in capospalla donna. Poi Byblos volle una linea maschile ma realizzata con tessuti e tagli al femminile e così la mettemmo in produzione. La prima stagione vendette ben 100mila capi“.

Quando nasce la linea Lardini?
Nel 1993 vede la luce la prima collezione Lardini, una serie di capi caratterizzati dall’essenzialità e dall’attenzione ai dettagli delle lavorazioni e degli interni. Ancora oggi ogni singolo capospalla nasce dalle radici sartoriali italiane e lo si vede dai particolari quali le impunture a vista sui revers che rivelano l’abilità delle “mani” che realizzano le collezioni, al fiore di stoffa infilato nell’occhiello.

Questi saranno gli stessi capisaldi della linea femminile?
Con l’autunno-inverno 2013 lanceremo la prima collezione donna e avrà le stesse caratteristiche di attenzione al prodotto che caratterizzano l’uomo. Sarà una linea focalizzata su pochi capispalla: giacche e cappotti. I capi sono già stati consegnati ad alcuni negozi test (fra cui Bardelli a Milano) e i risultati sembrano soddisfacenti.

Dove si potrà acquistare la donna Lardini?
A regime la collezione verrà venduta nei monomarca dell’azienda (a oggi sei fra Italia, Russia, Corea e Cina), nei multibrand (450 in tutto il mondo) e nei corner dei department store in Giappone, Corea e Usa che già trattano la linea uomo. Questo perché la filosofia della nostra donna è quella della signora che accompagna il proprio uomo a fare shopping e si premia con un acquisto personale.

Lardini diventerà mai un total look?
In parallelo al progetto donna corre quello licenze. Già partire dalla prossima stagione verrà introdotta, ogni sei mesi, una nuova collezione di accessori.

Oltre sul prodotto vi state muovendo anche nell’azienda?
A fine novembre andremo in Cina per definire la collaborazione con un importante operatore locale nell’obiettivo di aprire negozi firmati Lardini. In parallelo siamo alle ultime battute per la firma di un’altra partnership in Corea. Con queste aperture la percentuale del fatturato generato dal nostro marchio (l’azienda continua infatti a produrre conto terzi per griffe quali Loro Piana, Dolce&Gabbana, Burberry, Boggi, Etro ndr) dovrebbe raddoppiare (oggi si attesta al 30% dei 53milioni dell’esercizio 2011).

Qual è il segreto del vostro successo?
Il nostro successo è nelle mani dei nostri addetti (300 interni a cui si aggiungono i 600 impiegati nei laboratori esterni ndr). Per questo, in un momento di crisi come questo non solo non abbiamo licenziato ma abbiamo siglato un contratto integrativo che prevede un premio annuo ai dipendenti di 700euro, oltre a una flessibilità su orari e formazione. Perché per avere bisogna dare e riconoscere a tutti il giusto compenso per l’impegno profuso.

Alessandra Iannello