Goya e la tradizione italiana

La Fondazione Magnani Rocca ospita una rassegna che illustra il rapporto del pittore spagnolo con l’Italia e in particolare con Parma

Un omaggio e un risarcimento al grande maestro spagnolo Francisco Goya: questo sarà la mostra Goya e la tradizione italiana allestita nella magnifica sede della Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo in provincia di Parma dal 9 settembre al 3 dicembre.
Quando, infatti, nel 1771 Francisco Goya partecipò al concorso di pittura dell’Accademia di Parma, ottenne il secondo posto, essendogli preferito Paolo Borroni. I dipinti che parteciparono alla gara, Annibale vincitore, che rimira per la prima volta dalle Alpi l’Italia e Il genio della guerra guida Annibale attraverso le Alpi, rispettivamente di Goya e di Borroni, saranno nuovamente a confronto nella meravigliosa casa-museo che fu di Luigi Magnani, ai piedi delle colline parmensi.

L’esposizione, curata da Fred Licht e da Simona Tosini Pizzetti, vuole documentare e analizzare le circostanze che legano il pittore spagnolo all’Italia e in particolare a Parma. Qui non solo Goya ottenne il suo primo, anche se parziale, riconoscimento pubblico, ma da questa corte venne Maria Luisa, moglie del principe ereditario di Spagna, destinata a pesare non poco sulle scelte artistiche del paese.
La sorte ha poi voluto che proprio alla Fondazione Magnani Rocca si conservi il capolavoro La famiglia dell’Infante don Luis, opera chiave della ritrattistica di Goya.

Le sezioni

Nella prima delle quattro sezioni, la mostra si sofferma appunto sul rapporto tra Goya e Parma presentando le opere vincitrici del concorso del 1771 ma anche dell’anno precedente e seguente di Antoine Gibelin-Esprit e Pierre Duhallas.
Chiudono la prima parte della rassegna due affascinanti ritratti di Raphael Mengs raffiguranti Maria Luisa di Parma e il marito Carlos di Borbone destinato a diventare Re di Spagna col nome di Carlos IV.

La seconda e terza sezione rappresentano il fulcro della mostra. Consentono di raffrontare la tradizione italiana del ritratto con l’interpretazione che dello stesso tema offre Francisco Goya che pure da questa tradizione risultò non poco influenzato. Anche se l’artista aragonese è considerato una delle figure più personali, indipendenti e significative dell’arte spagnola, è riconosciuta l’influenza che la pittura barocca e classicistica italiana, soprattutto di area veneta e napoletana, ha esercitato sulle sue opere.
A raggiungere La famiglia dell’infante don Luis, patrimonio della Magnani Rocca, sono capolavori concessi dal Prado di Madrid e da altre raccolte spagnole, dalla National Gallery di Washington, da Palazzo Barberini di Roma, dagli Uffizi di Firenze, dalla Galleria Nazionale di Parma. Le opere sono tutte celeberrime, basti citare La famiglia dei duchi di Osuna, La Marchesa di Pontejos, Maria Teresa di Borbone e Vallabriga contessa di Chinchòn, La regina Maria Luisa.
Sono capolavori che dimostrano come il pittore, pur nella fissità della posa richiesta dall’ufficialità dei ritratti, sappia inserire livelli persino inquietanti di penetrazione psicologica dei personaggi.

Infine, con la collaborazione della Galleria Mistrali di Parma, una sezione dedicata alla grafica propone il confronto dei lavori di Giambattista e Gian Domenico Tiepolo, di Pier Leone Ghezzi e di altri disegnatori italiani coi celebri Caprichos di Goya, presentati qui integralmente.

Catalogo edito da Silvana EditorialeGOYA e la tradizione italiana
Fondazione Magnani Rocca
Via Fondazione Magnani Rocca 4, Parma – Mamiano di Traversatolo
Dal 9 settembre al 3 dicembre 2006
Orario continuato 10-18 – lunedì chiuso
Tel. 0521 848327 / 848148
Fax 0521 848337
[email protected]
www.magnanirocca.it

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Written by Redazione

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