Giubileo di diamante, esclusiva

Principe Maurice ospite d’eccezione
Né Savoia, né Corsini né Colonna. Mentre decine di inviati televisivi italiani si appostavano armati di binocolo sul Tamigi e fuori da Buckingham Palace per carpire qualche suggestione dei festeggiamnti del Giubileo di diamante della Regina, il principe Maurizio Agosti Montenaro Durazzo entrava lunedì pomeriggio a Londra tra gli ospiti vip dai cancelli di Palazzo Reale. Il Principe, forse l’unico italiano invitato dopo la regina Paola di Liegi del Belgio, si è goduto il pic nic blindatissimo riservato ai sangue blu e agli amici. Con contorno di 7000 commons baciati dalla fortuna al reale sorteggio voluto dai Windsor, che ha consentito di offrire a tutti una possibilità di esserci.

Lombardo di nascita ma veneziano per vocazione, l’amico Maurizio, che vuol essere chiamato Maurice perché attore e regista di spettacoli ed eventi, nonostante il freddo e l’umido ha partecipato prima al pic nic e poi al memorabile concerto del Giubileo di Diamante organizzato appena fuori il Palazzo, intorno alla statua della regina Vittoria. Stando seduto proprio sotto il palco dei reali, di fianco a David Furnish, marito di Elton John, a pochi metri da Pippa Middleton e giusto una fila davanti alla famiglia McCartney capitanata dalla raffinata stilista Stella.

Le foto e il video che accompagnano questo reportage sono stati fatti da Maurice. E come si può ben vedere, il punto di vista è incredibilmente privilegiato ed esclusivo.

Ad invitare Maurice al party del secolo, per brindare a Moet in onore di Her Majesty è stato… il nostro Presidente Onorario. Maurice ed io abbiamo appena fondato a Venezia un’associazione col nostro amico Nicholas, per lanciare corsi sulla gestione manageriale degli eventi. Venice Events Academy. Il nostro Presidente Onorario è una star, una grande donna, la Disco Queen più eclettica della musica pop: icona della musica, dell’arte e della moda, musa di Andy Warhol, Alaya, Miyake e Keith Haring. La straordinaria maestra che ci ha sempre ispirati nelle nostre professioni di comunicatori, Grace Jones.

Qualche settimana fa, prima di lasciare tutti a bocca aperta sul palco regale, dove – a 64 anni suonati – ha cantato “Slave to the Rhythm” (1985) vestita di rosso e di nero, mostrando chilometri di gambe al vento e roteando un hoola hop, Grace Jones ha generosamente accettato la carica onorifica che le abbiamo offerto e ha iscritto il suo grandissimo amico Maurice nella lista dei suoi accompagnatori, di fianco al nome di sua madre Marjorie Williams Jones e di suo figlio Polo Goude, musicista e compositore. Il cerimoniale di Buckingham Palace ha poi fatto vergare il nome di Maurice sul l’invito: “Il Maestro di cerimonia a nome di Elisabetta II invita…” perché la Regina, è bene saperlo, invita direttamente per iscritto solo e soltanto i reali suoi pari.

Maurice, quando lo ha ricevuto tra le mani non ci poteva credere. La ragazza color ebano conosciuta 30 anni fa a Milano alla sfilata di Miguel Cruz, già diventata una grande regina della canzone, dopo trent’anni di amicizia intensa e collaborazione, gli ha regalato un sogno.

L’ultima volta che ho sentito Maurice, lunedì pomeriggio, è stato quando è rientrato di corsa in camera a infilarsi un gilet di cashmere sotto la giacca nera, la camicia bianca e la preziosa cravatta grigia decorata con i soli del maestro Fornasetti: il cielo di Londra invece era percorso da cavalloni grigio ferro e stava tornando a farsi sentire lo stesso freddo che domenica pomeriggio ha raggelato gli ospiti e i reali durante la regata storica sul Tamigi. Senza risparmio di pioggia battente per la real chiatta. Il pomeriggio era costato caro all’anziano principe consorte Filippo di Edimburgo che, nonostante i troni predisposti all’asciutto, era rimasto tutto il tempo in piedi, di fianco alla sua Elizabeth a sorridere e a salutare la folla accampata dalla notte precedente sulle rive, lungo tutto il percorso, pur di vederli passare. Lunedì mattina già si sapeva che il principe Filippo non sarebbe più intervenuto e che avrebbe seguito il concerto dall’ospedale.

Mentre Maurice visitava le sale di Buckingham Palace per raggiungere l’imponente parco all’interno delle mura sorvegliate da migliaia di uomini armati, dove si sarebbe svolto il Big Jubilee Lunch, la nostra musa Grace raggiungeva il backstage del concerto, dove in un attimo si è creata la più grande concentrazione di star della musica internazionale,una cosa mai vista neanche per il Live Aid.

A poca distanza dalla pantera’nera de “La vie en rose”, che si era infilata in un body nero di lycra – un pezzo senza scampo già per chi supera i quaranta – con decorazioni devil style, copricapo rosso fiamma e guanti lunghi, c’era la tigre bianca della canzone inglese, in panni opposti e con ali d’angelo, Annie Lennox: si è esibita subito dopo indossando un abito lungo illuminato da cristalli e sormontato da un’apertura di piume, per richiamare una delle sue più belle canzoni “There must be an angel”.

Maurice l’ho rivisto martedì all’aeroporto di Orio al Serio, dove l’ho atteso di buon mattino (sennò che vicepresidente sono?) con il suo fido assistente Sascha. Abbiamo guidato fino a Pavia mentre lui ci deliziava con il racconto di questo memorabile week end, conclusosi con il rifiuto tassativo di Ryan Air di portare a bordo come bagaglio a mano – anche se infilato a forza nel porta abiti – l’esclusivo cestino del pic nic del Giubileo: un pezzo cult contrassegnato dalle insegne reali che i sudditi più fortunati esibiranno in salotto.

“Tutto è iniziato da St James Park – ci ha spiegato Maurice che dopo il concerto finito quasi alle 11 aveva atteso l’uscita di Grace dal backstage dove la Regina si era recata a salutare gli artisti – Alle 16 ci hanno caricati su piccole auto elettriche, di quelle usate sui campi da golf, per portarci rapidamente all’ingresso di Buckingham Palace. Il giardino è composto da un enorme prato inglese che dà su un laghetto con gazebo dove l’orchestra che suonava musica classica di Haendel e Vivaldi lounge e free jazz. Sopra le mura di cinta e sopra il palazzo c’era la sicurezza armata”.

All’ingresso Maurice ha incontrato l’attrice Sarah Douglas, amica di Grace Jones e conosciutissima dal pubblico che l’ha applaudita in Superman II, Visitors II, Falcon Crest e innumerevoli serie televisive diffuse in tutto il mondo. “In pochi minuti abbiamo ricevuto il cestino da pic nic individuale, di vimini scuro a coperchio rosso con logo del Giubileo e tracolla, contente vivande, coperta, posate, poncho antipioggia con stemma, il menu e il programma della giornata, più i saluti del cerimoniere”.

Mentre Maurice sceglieva una location strategica per godersi la miglior vista del party, e visitava le due marquise, grandi padiglioni a righe bianche e verdi attrezzati sui lati del prato, che offrivano champagne Moet, birra, infusi e bevande ai fiori di tiglio, la Regina Elisabetta II accoglieva per il Giubileo di diamante una cinquantina di teste coronate al castello di Windsor: una colazione non senza polemiche per la presenza dei sovrani del Bahrein e dello Swaziland. Re Hamad Ben Issa al Khalifa, il cui regime è criticato per la repressione delle manifestazioni antigovernative e Mswati III, re dello Swaziland, al quale è contestato lo stile di vita troppo dispendioso in un momento in cui il suo regno sprofonda nella miseria.

La sovrana, ha dato il benvenuto ai suoi invitati intorno a mezzogiorno circondata da quasi tutta la Royal Family fra cui William e Kate, che indossava le solite scarpe di vernice color crema, infischiandosene alla grande dei pettegolezzi della stampa. Presente tra i reali d’Olanda, di Lussemburgo, di Monaco, di Svezia e Norvegia, la bella regina del Belgio Paola, nata Ruffo di Calabria, radiosa fra i re del Lesotho e di Tonga, gli emiri del Qatar e dell’Oman, i re del Brunei e del Bhutan.

Grandi assenti al royal lunch i sovrani di Spagna. Re Juan Carlos perché ancora convalescente dopo la frattura all’anca e la regina Sofia, che dopo un altro episodio dell’annoso contenzioso anglo-spagnolo su Gibilterra, ha deciso, solo 48 ore prima della partenza, di annullare la sua presenza a Windsor.

Maurice e Sarah si sono accomodati sul prato fra i sobri Duchi di Kent e la allegra famiglia Mc Cartney, che aveva appena salutato il capostipite Paul, diretto anche lui al backstage, per gli ultimi dettagli di un minishow nello show culminato nell’interpretazione di “Let it be”, il suo capolavoro: un momento che ha portato alla commozione molti vip nel retropalco, ma anche milioni di commons che seguivano il live da ogni parte del mondo.

“Il dress code del picnic scritto sull’invito era secondo il proprio confort, dunque ciascuno ha agito secondo convenienza – racconta Maurice.Chi alle 19 passava dal prato al concerto, era già in abito di gala. Qualcuno era in tailleur o in gessato, altri in jeans e maglietta o in maglione oversize e leggins. I nostalgici vestivano panni quasi ottocenteschi, i patrioti esibivano papillon, cravatte, coccarde con la bandiera inglese pochette biancorossoblu, bretelle o scarpe tricolori. Un gentiluomo si era completamente avvolto nella Union Jack: una sola bandiera era bastata fortunatamente per confezionare sia la giacca che i pantaloni. Molte donne indossavano cappellini colorati: di ignoti o firmati dagli stilisti di copricapi inglesi che sono andati in giro agguerriti come cacciatori di leoni in questi giorni, pur di aggiudicarsi le teste migliori. Altre hanno preferito spiritose coroncine di swarowsky tra i capelli e abiti di chiffon in colorini gelato. In qualche luogo si erano raccolte le coppie gay, in altri le famiglie con adolescenti che si guardavano intorno e messaggiavano agi amici”.

“Quel che mi ha colpito di più, – sottolinea il principe Agosti, –  era l’atmosfera surreale, calma, quasi familiare: tutti, nobili e commons apparivano emozionati, consci di partecipare qualcosa di straordinario. Gli ospiti gustavano il delizioso cibo biologico con lentezza e spesso in silenzio. In qualche momento si sentivano persino le papere reali e le rane che sono la preda preferita del nuovo cane della Regina, Griffindor (si sa che va pazza per la saga Harry Potter)”.

Il menù  prevedeva minestrone freddo di verdure, salmone scozzese affumicato al the, pollo del giubileo, pane, cruditès, pudding di fragole, torta al madeira e torta di cioccolato dell’indulgenza.

Alle 19, dopo sprazzi di sole e uno spruzzo di pioggia, tutti in piedi per la passeggiata verso le tribune del concerto, organizzato con un palco studiato per valorizzare la statua della regina Vittoria, sovrana che molti ritengono ormai oscurata dalla grandezza e dalla tempra di Elisabetta II, una donna che sa comandare ma sa anche divertirsi, che ha ancora negli occhi quella luce speciale immortalata dal principe Filippo in una spoglia sala d’aspetto in Kenia, mentre rientravano in tutta fretta a Londra, alla notizia della morte del padre Giorgio VI.

“Mi sono ritrovato seduto fra David Furnish, marito di Elton John e Sarah Douglas. Di fianco a lei sedevano i familiari di Grace, dietro di noi abbiamo ritrovato i Mc Cartney , un clan affettuoso e divertente capitanato dall’icona fashion Stella”.
Negli autoscatti di Maurice, si vede a poca distanza il robe manteau di Pippa Middleton, che copriva il didietro più famoso del mondo e anche ogni altro muscolo, tenuto a freno e speso in sobri applausi. Un understatement alquanto opportuno visto il pool di business avviati dalla sorella di Kate nell’anno del Giubileo: articoli, interviste e presto un manuale dove spiega come ben figurare nel caso si debba organizzare qualcosa come un pic nic di prestigio.

“Il primo tripudio di applausi lo abbiamo speso all’arrivo dei principi William, Kate e Harry a concerto giù iniziato. Poi sono arrivati Carlo e Camilla. L’atmosfera si è via via surriscaldata, anche i reali più compassati si sono lasciati andare, cantando e ballando, a partire dallo show di Robbie Williams che ha cantato con la fanfara reale, circondato dalle guardie con cappello d’orso – Maurice ha poi continuato – L’arrivo della regina direttamente dall’ospedale, senza corona e con una mantella nera appoggiata sull’abito di lamè d’oro a ricami ha smorzato gli eccessi di chi si entusiasmava agli amarcord musicali degli ultimi 60 anni, le proiezioni murali di fiori, architetture filmati sulla facciata di Palazzo Reale, l’apparizione dei Madness che hanno cantato in diretta dal tetto”.

“Gli artisti più applauditi sono stati Tom Jones, Shirley Bassey, Robin Williams e naturalmente Paul Mc Cartney che ha eseguito brani mitici nella commozione generale. Grace Jones ha sorpreso tutti con la sua voce inossidabile, le gambe chilometriche e il numero di hoola hop”. Il Daily Mail il giorno dopo ha pubblicato una foto a tre colonne lunga tutta la pagina, che la ritrae in uno dei momenti più gloriosi del finale di Slave to the Rhythm.

“Verso la fine del concerto la regina si è spostata sul palco, per ricevere gli auguri del principe Carlo e ascoltare l’inno del Giubileo di Diamante eseguito live, come tutto il concerto, dall’orchestra della Bbc, circondata da tutti i cantanti”.
L’inno è stato scritto per lei da Sir Andrew Lloyd Webber: ha richiesto un anno di lavoro. E’ stato eseguito da musicisti arrivati da tutto il Commonwealth e dal coro delle mogli dei soldati dell’esercito reale, che ha incassato milioni di sterline con il disco di Natale. Il concerto è finito prima delle 23.

“Tutti gli ospiti delle tribune vip sono andati all’uscita Ambasciatori per assistere al passaggio della Regina dopo il suo saluto agli artisti nel backstage. Per l’occasione Grace indossava un abito verde petrolio cangiante di Alaya, con giacca di gala di Miyake e copricapo a forma di unicorno rosa shocking di Philip Treacy” ha concluso il nostro ospite d’eccezione al Giubileo di diamante della Regina Elisabetta II.

Katia Ferri Melzi d’Eril

Written by Francesca

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