Giovanna Botteri, giornalista, donna e madre: body shaming no grazie

Una persona comune che negli ultimi tempi è stata accusata di sciatteria estetica, non tenendo conto della bravura e della cultura che la contraddistinguono

Giovanna Botteri è bellissima, non importa che lo sia fuori o dentro. Per alcuni lo sarà in un modi, per altri ancora in un altro. È una donna e una madre. Ha 62 anni, quasi 63. Una persona comune che negli ultimi tempi è stata accusata di sciatteria estetica, non tenendo conto della bravura e della cultura che, prima di tutto, la contraddistinguono. Un body shaming come un altro, che stavolta ha preso di mira Giovanna Botteri, in quanto volto noto e sovraesposto.

Giovanna Botteri, giornalista, donna e madre: body shaming no grazie

«Ho 40 maglie tutte uguali, blu o nere, con lo scollo a V. Lavoro come una dannata tutto il giorno, corro, non ho tempo di pensare all’abito. Tranquilli perché le cambio ogni giorno e le lavo. I capelli? Si capisce che non sono freschi di messa in piega, ma mi pare di essere una donna normale. Faccio giornalismo, non spettacolo. Sono quasi un’asociale, per niente mondana e queste “attenzioni” mi imbarazzano. Quando mi dicono che passo su “Striscia la notizia” non ci dormo la notte. Sono io che devo raccontare, non diventare l’oggetto del racconto. A scuola di giornalismo ci hanno insegnato come trovare una notizia, come renderla comprensibile, come essere chiari e sempre obiettivi. Come inseguire la verità e non accontentarci di ciò che ci venga raccontato. Non ci hanno insegnato a essere la notizia. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne.» Giovanna Botteri

Giovanna Botteri, giornalista, donna e madre: body shaming no grazie

«Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi… Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne.» Giovanna Botteri

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Written by Erika Barone

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