Diventare influencer: come fare veramente soldi con i social

Quello che i social non dicono su come guadagnare e lavorare con Instagram, Twitter e Facebook

Un cappello di paglia, un tramonto mozzafiato, outfit impeccabile e cocktail colorato in mano. Una posa, il dettaglio…scatto, ritocco, condivido su Instagram: ed è subito estate! Se nel 2000 si aspettavano gli esami di fine anno ed il superamento della prova costume per godersi finalmente l’attesissima stagione calda e sciogliersi in una risata goliardica con gli amici in riva al mare, oggi si anticipano tempi e stagioni, e se il caldo non c’è lo si cerca altrove, in compagnia di uno smartphone che ci tiene in contatto con tutto il mondo in presa diretta.

Sì, perché nell’era 2.1 l’estate è uno stato d’animo e chi può la insegue ovunque, a fronte di nuove avventure, che siano esperienze estreme o super rilassanti immerse nel lusso, ciò che conta è che siano a prova di social. Questa è grosso modo la filosofia dei digital nomades, persone che con i social hanno trovato un mezzo di comunicazione d’impatto ma soprattutto una professione, alla quale si dedicano con costanza ed operosità anche se l’apparenza fa pensare siano sempre in vacanza. Tutto quello di cui hanno bisogno è metterci la faccia, un contenuto da condividere, ed una connessione “per professare il loro credo”. Professione influencer insomma, persone di cui si vede tutto ma si conosce poco e niente, perché pochi condividono realmente ogni momento della loro vita, soprattutto lavorativa, con i propri seguaci.

Ci sono cose che per tacita connivenza con i colleghi frequentatori del web sarebbe meglio non svelare, non spiegare, perché la concorrenza è tanta e le opportunità di lavoro sono poche. Io non la penso così, e vi voglio raccontare il mio mondo come insider (persona che ci sta dentro) dall’A B C. Perché io? Perché sono una degli ormai giurassici esemplari d’influencer che hanno imparato prima a scrivere ed empatizzare con le persone tramite le parole, e solo successivamente con le immagini, perché faccio ed ho sempre fatto tutto da sola senza l’ausilio di un’agenzia apposita e perché penso che sul web se non ci metti la faccia non funziona, motivo per cui, anche a costo di non lavorare, sono sempre rimasta coerente a me stessa. In poche parole: non vi dirò balle. Mi chiamo Sara, ho 30 anni, 321 mila followers da tutto il mondo (soprattutto USA e Italia), scrivo per 3 giornali, ho un mio brand di abbigliamento ad alta carica erotica e le mie scelte in ambito moda mare e viaggi sono in grado di influenzare quelle delle persone che mi seguono e di chi, per caso, s’imbatte nella mia gallery.

Influencer, infatti, è chi gode di una particolare popolarità sui social network e per questo è in grado di condizionare le scelte ed i gusti di un determinato pubblico. C’è chi si specializza in un solo settore come il beauty, la cucina, la moda, i viaggi, chi si occupa di tutti questi aspetti goderecci della vita insieme trattando di lifestyle, fino ad arrivare alle branche più specifiche come i motori, i libri, il giardinaggio, la macrofotografia, ecc…. C’è anche chi semplicemente piace perché organizza sketch divertenti, o ha un bel fisico, o un bel faccino.

Fatto sta che questi personaggi, partendo da una loro passione che non necessariamente coincide con la loro attività lavorativa primaria, sono in grado di creare contenuti così appetibili che in molti visualizzano, apprezzano con un like e/o un commento, e sovente condividono a loro volta. Appetibili i loro contenuti, appetibili loro per i marchi. Vale a dire che fanno engagement. Questo termine inglese, mutuato dal marketing, significa coinvolgimento. Implica un attaccamento emotivo del consumatore, in questo caso l’utente dei social, nei confronti di una marca, legame che scaturisce da specifiche esperienze da esso vissute nel corso dell’interazione con la marca medesima e con altri utenti, gli influencer, appunto.

I brands (marchi), investono sulla capacità comunicativa degli influencer per raggiungere nuove fette di potenziali clienti. Il meccanismo di base è semplice: viene fornito un prodotto da pubblicizzare, pagato un cachet per questa sponsorizzazione o lasciato il prodotto in omaggio, e postata una foto con tag e hashtag del marchio. Il più delle volte si accompagna la foto con una didascalia esplicativa per enunciare le caratteristiche e i componenti del prodotto. Spesso chi ha un numero di followers basso lavora di più di chi lo ha alto perché il suo engagement è più ampio ed incisivo, ossia raggiunge una compagine di utenti maggiore ed in minor tempo.

Instagram, in particolare, sposa una politica di autenticità dei seguaci e dei likes molto restrittiva, per cui cambia continuamente gli indici con cui un post appare nella ricerca della home attraverso un algoritmo, per evitare account falsificati tramite l’utilizzo di app che gonfiano artificialmente il numero di likes e followers. Così facendo, individua i profili parzialmente fasulli che hanno molti followers ma un engagement basso, e li punisce oscurandone la visibilità nella suddetta home di ricerca. Questo meccanismo si chiama shadow banning e comporta che i post del profilo bannato non vengono visualizzati dagli altri utenti in base alle persone che seguono o i contenuti che piacciono. Gli utenti avrebbero potuto ricondurre a quel profilo se non avesse utilizzato determinate app (BOT) contrarie alle politiche di fair play (gioco pulito) di instagram.

Si evince quindi, che ad oggi, per lavorare con Instagram, ma anche con youtube, il numero di followers è relativo. Il parametro da tenere in prima considerazione è l’engagement. La domanda che chi vuole fare l’influencer deve porsi, allora, è: come faccio a far crescere il mio engagement? E qui arriva la risposta che in pochi avrebbero l’onestà di darvi. Esistono dei gruppi per lo scambio reciproco di likes, commenti e followers creati su whatsapp, instagram, facebook, youtube e telegram. Vi si accede per passaparola tramite i link inviati da un amico/ conoscente o per invito diretto di un amministratore del gruppo che può contattarvi personalmente in direct sui social.

Ogni gruppo ha delle regole precise, come ad esempio mettere like e commento alle ultime 10 persone che hanno postato prima di voi, seguire gli amministratori del gruppo, e così via. Se non si rispettano le regole vi sono delle ammonizioni. Pena ultima, l’esclusione dal gruppo. Questi sono mezzi utili per far crescere in modo sano ed organico il proprio indice di visibilità sui social perché impongono un’attività manuale e veritiera in rapporto ad altri account reali. Quindi se si desidera fare dei buoni numeri e creare traffico di visualizzazioni per lavorare con i social, consiglio di partire da qui. Se da oggi mi seguirete in questo percorso per scoprire di più sul mondo degli influencer, sarò felice di spiegarvi più concretamente come funzionano questi preziosi gruppi.

Un abbraccio, alla prossima.

Sara Muzi

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Scritto da smuzi

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