Dior, collezione cruise 2020: uno spettacolo mozzafiato a Marrakech

Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, si è lasciata travolgere dallo splendore marocchino per l’ultima sfilata di presentazione della collezione cruise per il 2020 della Maison. La collezione è stata definita «Una celebrazione della diversità delle culture africane, ma non una collezione africana: piuttosto una collezione sulla connessione di culture diverse che valorizza l’artigianato africano».

Fashion show “sofisticati”, come quelli tipicamente “lagerfeldiani” (licenza poetica nonché neologismo, ndr) hanno preso vita negli ultimi anni all’interno di musei come il Metropolitan di New York o alla luce di necropoli romane come quella di Alyscamps, vicino ad Arles (Francia) che ha visto sfilare le creazioni di Gucci. Per la presentazione della collezione quasi “prêt-à-porter” pensata da Dior per la prossima stagione, Maria Grazia Chiuri ha scelto il fascino esotico di Palazzo El Badi di Marrakech. Il Palazzo ha un non so che di magico, quasi esoterico e ha contribuito a rendere lo show un evento straordinario in cui la bellezza delle creazioni sono state valorizzate da un gioco di fiaccole e luci soffuse.

Dior, la scelta di un palazzo meraviglioso

La location scelta da Dior getta le radici nel lontano 1578, la struttura originaria di Palazzo El Badi aveva circa 360 stanze, un cortile lungo 135 m e largo 110 e una piscina lunga 90 m e larga 20 m, riccamente decorate con marmi italiani e grandi quantità d’oro, importato dall’Africa subsahariana. Nel piano inferiore sono presenti quattro celle, in un corridoio-prigione, dove il re teneva i suoi prigionieri.

Ad aggiungere un tocco di poesia ci pensa il pensiero del pittore olandese Adriaen Matham, che arrivò a Marrakech nel 1640 e che definì il palazzo una “meraviglia del mondo” descrivendolo così: «Era un edificio di grandi dimensioni nel centro del quale ci sono piscine e giardini. Su ogni lato del cortile c’erano cupole, palazzi secondari e sale. Vi erano decorazioni di tutti i colori e marmi brillanti come l’argento o completamente neri; i capitelli delle colonne erano coperte di oro fuso e foglie d’oro zecchino. Il pavimento era decorato con bellissime piastrelle di marmo lucido e finemente lavorato; le pareti erano ricoperte di mosaici in piastrelle decorate con intrecci di fiori. Infine, i soffitti erano incrostati d’oro, e le pareti, decorate dello stesso metallo, erano decorate con splendide sculture e iscrizioni eleganti. In breve, si tratta di una sorta di paradiso terrestre, una meraviglia del mondo, l’epitome dell’arte».

Questa collezione si è trasformata, per Maria Grazia Chiuri, in un’occasione per fondere la bellezza dell’artigianato locale con lo stile tipico della Maison Dior. Il risultato finale è un inno all’arte e alla abilità di artisti come Mickalene Thomas, o firme sudafricane come Pathé’O e gli occhi ne giovano grazie alla scenografia mozzafiato.

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Scritto da Natalina Ginsburg

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