Coppa America: la parola ai vincitori

Intervista a Ernesto Bertarelli, il presidente di Alinghi, che commenta la 32a edizione dell’America’s Cup
È terminata da qualche giorno la Coppa America, con la vittoria di Alinghi su Emirates Team New Zealand. Ernesto Bertarelli, presidente di Alinghi parla della competizione e del trionfo del team svizzero.
Quali sono state per Lei la maggior attrazione e la magia dell’America’s Cup?
L’America’s Cup è il più antico trofeo sportivo del mondo. In essa si fondono in un unico insieme gli sforzi degli uomini che fanno parte di una squadra, la tecnologia e gli imprevisti legati all’essenza stessa del mare e del vento. Questo è quello che abbiamo scoperto nel corso di questa ultima fantastica edizione.

Quali sono state le ragioni che l’hanno spinta a cambiare il format della 32a America’s Cup?
Il concetto di fondo di questo nuovo formato era quello di fare in modo che i team avessero visibilità anche nel periodo tra le due edizioni. Volevamo essere sicuri che tutti rimanessero attivi non soltanto da un punto di vista prettamente sportivo ma anche nel comunicare la passione che abbiamo per questo sport. Volevamo avere la possibilità di viaggiare, di trasmettere questa passione e di far capire a quante più persone possibili che sport meraviglioso è la vela.

Quanto successo hanno avuto gli Act?
Gli Act sono stati il più gran successo della 32a America’s Cup. Hanno rappresentato la via per promuovere l’evento e per portare la Coppa in giro per l’Europa, ma anche un mezzo per migliorare la qualità dei partecipanti ed arrivare a quel livello di competitività che poi abbiamo rilevato nel corso delle regate per l’America’s Cup.
Non credo che le regate con Emirates Team New Zealand sarebbero state così combattute se non avessimo avuto l’opportunità di regatare negli Act e dunque di verificare il nostro livello di preparazione diverse volte prima delle regate finali. Credo che proprio per questo motivo alla fine siamo arrivati all’incredibile battaglia navale che tutti hanno potuto ammirare.

Quando avete capito che Alinghi era in vantaggio rispetto ai Challenger?
In qualche modo l’Act 13 ci ha ingannato. E’ vero che lo abbiamo dominato con SUI91 e sapevamo che SUI100 era ancora più veloce di SUI91. Probabilmente ci siamo rilassati leggermente e alla fine siamo rimasti davvero sorpresi dal fatto che Emirates Team New Zealand fosse così veloce e così competitiva nelle regate. Tutto questo ci è costato un paio di regate in termini di punteggio, ma alla fine abbiamo tirato fuori il meglio di noi e abbiamo vinto”.

Come Le è sembrato il livello di preparazione dei challenger nella Louis Vuitton Cup rispetto alla precedente edizione?
I challenger erano molto più preparati rispetto al 2003. Questo non riflette necessariamente risultati e i punteggi perché alcuni dei team più preparati sono usciti dall’evento al termine dei round robin. Penso in particolare a Mascalzone Latino – Capitalia Team, che ad oggi ha probabilmente una delle barche più veloci della flotta. Non sono però arrivati in semifinale. Credo che in molti siano rimasti sorpresi di quanto sia stato difficile regatare nelle Semifinali e quanto fosse complesso vincere, proteggere il vantaggio o superare un avversario. Tutto questo si è poi dimostrato ancora più vero nelle regate dell’America’s Cup, dove non soltanto era necessaria un’ottima velocità della barca, ma era importante anche essere tatticamente molto brillanti.

E’ rimasto sorpreso da qualche risultato in particolare della Louis Vuitton Cup?
Sono rimasto colpito positivamente dal risultato del team spagnolo. La loro è stata davvero una campagna di successo. Credo abbiano raggiunto tutti i risultati che si erano proposti e sicuramente diventeranno un team molto forte nel futuro prossimo. I tre big team erano pronti e si sono dati battaglia senza esclusione di colpi. Una regata che senz’altro ricordo in modo particolare è quella tra Luna Rossa Challenge e BMW ORACLE Racing, regata che, al di là del risultato, ha dimostrato chiaramente quanto siano complesse le condizioni meteo a Valencia.

E’ più difficile sfidare o difendere?
Credo sia molto più difficile difendere piuttosto che sfidare. Se in qualità di Defender perdi l’America’s Cup non hai più nulla cui aggrapparti, hai perso tutto.

Una difesa vincente da più soddisfazione di una vittoria come challenger?
Sicuramente la difesa dell’America’s Cup qui in Europa è qualche cosa di molto diverso dalla vittoria dell’ultima volta. Potrebbe essere perché è più vicina e quindi il ricordo è più vivo, ma anche perché questa volta abbiamo incontrato qualche difficoltà in più per vincere.

Come si possono paragonare le vittorie di quest’anno e quella del 2003?
La vittoria del 2003 è come la storia di Cenerentola: era girato tutto a meraviglia e dalla parte nostra ovviamente. Si è trattato della cavalcata più dolce di sempre per un Challenger che ha vinto un’America’s Cup. E’ stato un sogno che è diventato realtà. Questa volta abbiamo dovuto costruire la nostra vittoria. Negli ultimi quattro anni tutti nel team hanno dovuto lavorare duramente con l’impegno e la concentrazione necessari per raggiungere il nostro obiettivo.

Che voto dà alle prestazioni di Alinghi?
Credo che le nostre performance siano state eccezionali, in modo particolare quando, sul 2 a 1 per gli avversari, il team ha continuato a rimanere concentrato e a credere nella sua forza. Noi avevamo sicuramente la barca più veloce con qualche margine su ETNZ, più di quanto alcuni possano pensare. Abbiamo dovuto impegnarci al massimo per sconfiggere una barca neozelandese molto restia a farsi battere.

Qual è il suo ricordo preferito della 32a America’s Cup?
E’ presto per dirlo, ma ogni regata dell’America’s Cup è stata un’esperienza unica e sorprendente. Credo che il momento in cui ho capito che avevamo davvero molte possibilità di vincere sia stato dopo la regata n°3. L’abbiamo persa, ma per qualche ragione ho capito che eravamo più forti di prima e mi sono reso conto che avremmo vinto di nuovo la Coppa.

Qual è secondo Lei la differenza tra Alinghi e gli altri team?
Credo che per capirlo dovreste sperimentarlo di persona. E’ una squadra costruita sulla diversità dei suoi caratteri; sulle diverse esperienze e competenze dei suoi dipartimenti, dei suoi tecnici, degli ingegneri, dei velisti. E’ inoltre un insieme di persone che condividono valori molto forti, la passione per lo sport e hanno una comune visione di dove andare.

Cosa riserva il futuro ad Alinghi?
Credo che il futuro di Alinghi sia roseo. Abbiamo vinto l’America’s Cup, come squadra non potremmo chiedere di più. Il team è compatto, solido, abbiamo sicuramente un futuro. Questa è una certezza.

www.alinghi.com

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Written by Redazione

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