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Con il sole all’improvviso…

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La seconda tappa della Coppa d’Oro delle Dolomiti: in auto con Luxgallery

dall’inviato

E via, si parte con la seconda tappa della Coppa d’Oro delle Dolomiti 2009. Dopo il meteo da tregenda del primo giorno, il sabato ci regala una perfetta mattinata dolomitica di settembre: cielo blu, zero nuvole, temperatura intorno ai 6-8 gradi. L’ideale per mettersi nuovamente al volante della nostra Porsche Super 90 e affrontare i 170 chilometri della seconda tappa; oltre 40 in meno di ieri e un solo passo anziché sei, il Passo Valparola, sempre a fine giornata. Avessimo potuto fare cambio di meteo…

Nessun rimpianto però, perché alle 9.30 siamo già in macchina, direzione Dobbiaco, lungo la statale di Alemagna. Un tratto rilassante, quasi dritto, dove le uniche distrazioni sono le famigliole felici che ci salutano da bordo strada come se fossimo dei ciclisti al Giro d’Italia e le Tre Cime di Lavaredo che, solenni ed epifaniche, si rivelano a circa metà strada, sulla destra, grazie a una provvidenziale apertura nelle montagne circostanti. In effetti arrivare a Dobbiaco è quasi un attimo.

Sarà per il tempo meraviglioso, sarà per la strada relativamente agevole, sarà che il pilota – il sottoscritto – ormai conduce la Porsche senza troppi patemi, ma il navigatore, oggi, ha un’espressione più sciolta: i tornanti del Cibiana sono lontani, nel tempo e nello spazio… A Dobbiaco svolta a sinistra e giù, lungo la Pusteria, lasciandoci alle spalle le cime della Val Fiscalina, imbiancate da una leggera nevicata, caduta senz’altro ieri.

Nemmeno il tempo di pensare “Ah, che sogno arrivare alla sosta di Brunico dritti dritti!” che l’Organizzazione ci riserva una bella sorpresa: altro che dritti dritti, a Brunico – e prima a Villa Ottone, Val di Tures – si arriva passando per la strada stretta, ripida e tortuosa che passa da Rio Molino. E allora a Perca svoltona a destra e su, lungo i fianchi della Val Pusteria, in un tripudio di tornantini, asfalti sconnessi, brecciolino infido. Ah, giusto per non farci mancare nulla, le mucche: neanche a metà salita incontriamo una mandria che scende dagli alpeggi finita la stagione. E scende, non essendoci altra via, in mezzo alla strada. In breve la Porsche è circondata da decine di bovini tanto curiosi quanto di fretta per tornare nelle loro stalle; minuti interminabili, poi la mandria scema e resta il vero nodo: la partenza in salita. Per fortuna la pedaliera della Super 90 non ha quasi più segreti, per cui si riesce a riprendere senza troppo sudore, a terminare la salita e a lanciarsi – si fa per dire – lungo la discesa verso Villa Ottone, lungo una strada larga a tratti quanto la Porsche.

La nostra buona sorte ci evita di incrociare mezzi nella direzione opposta, per cui, ritornati a fondo valle, la strada è spianata fino a Brunico, dove è prevista la sosta per il pranzo. Sì, ma dove? Massimo risultato con il minimo sforzo: seguiamo una Lancia Astura del 1934, una delle più belle auto in gara, che ha vissuto lo splendore e la miseria del Terzo Reich come dimostra, sulla calandra, uno stemma del DDAC, “Der Deutsche Automobil Club”, l’Istituto che durante il Reich sopraintendeva l’Ufficio dell’Automobile Club Tedesco.

L’Astura ci porta in breve, sorpresa delle sorprese, nel centro storico di Brunico, una deliziosa area pedonale interdetta al traffico che per una mattina diventa una passerella di lusso, per la gioia dei concorrenti e la curiosità della gente.

Usciti dal centro, appuntamento sulla piazza del municipio per sosta pranzo. Oggi il sole brucia, altro che la pausa pranzo di ieri sotto al diluvio di Malga Ces… Il cibo è buono, ma la voglia di affrontare l’ultimo tratto del pomeriggio ci invita a riprendere la strada; pochi chilometri e si arriva a San Lorenzo, svolta a sinistra e si entra in Val Badia.

Questa perla delle Dolomiti ladine è celeberrima per l’annuale gara di Coppa del Mondo di sci che si tiene a La Villa: lo slalom gigante sulla pista della Gran Risa, il più bello del circo bianco. In realtà, l’Alta Badia comincia ben più su, a La Valle, prima c’è un bel pezzo da affrontare su una strada che solo da pochi anni ha avuto il privilegio di essere allargata e dotata di comode gallerie: ben più eroica sarebbe stata la Coppa d’Oro sulla versione “1.0” di quella strada, tra curve cieche, rocce sporgenti, impressionanti zigzag.

Forse proprio per la sua attuale configurazione, impieghiamo davvero poco ad arrivare a La Villa, dove svoltiamo a sinistra, destinazione San Cassiano e poi Passo Valparola, primo e unico di giornata. Ah: sole e sempre sole lungo tutto il percorso

Passati i controlli orari di San Cassiano e dell’Armentarola, ci mettiamo sui tornanti del Passo Valparola, che separa l’Alto Adige dal Veneto. Nulla a che vedere con il Cibiana o il Rolle, sia per le condizioni meteo che per quelle della strada; in breve, infatti, siamo in cima al passo, da dove possiamo aspettare la carovana per scattare un po’ di foto e dare un’occhiata al panorama superbo, sotto un sole a picco e un vento tagliente, che consiglia al navigatore di rintanarsi al calduccio dell’abitacolo, mentre il pilota si arrampica sulle pendici del Sasso di Stria per avere qualche immagine originale.

Dal Valparola poi, passato il valico di Passo Falzarego, ci buttiamo a capofitto verso Cortina, con un’ora di anticipo rispetto a ieri. Piccoli piccoli all’ombra delle Tofane diamo strada a quelli che la gara la corrono per davvero, e con il coltello tra i denti in alcuni casi; a noi basta arrivare sani e salvi sulla passerella di Corso Italia, in centro a Cortina, cosa che puntualmente avviene intorno alle 16.30.

Oggi c’è molta più gente di ieri a salutarci, sarà che è sabato, sarà che c’è il sole: belle le due ali di folla che ci applaudono e ci scattano foto come se fossimo dei veri piloti da combattimento, dei mangiatornanti navigati a caccia di gloria e coppe. Noi la nostra gloria l’abbiamo avuta in questi due giorni, affrontando percorsi non facili con un’auto sconosciuta, mettendo il gioco la nostra voglia di provarci, la passione per il lusso, l’attaccamento al brand Luxgallery. Pensiamo di essercela meritata un poco, questa gloria e magari, chissà, il 2010 ci vedrà al via come concorrenti e non come media partner: non per vincere ma per partecipare.

A proposito, i vincitori. I risultati ci sono comunicati durante la cena sportiva al rifugio Faloria, salita in funivia e fuochi artificiali finali. Questo il podio:
3° posto: G. Moceri e G. De Adamich;
2° posto: S. Sisti e D. Bernini;
1° posto: M. Passanante e F. Messina.

Vince, dunque un equipaggio siciliano che risale la penisola per sbancare le Dolomiti sulla propria 508 C. Per la cronaca, il loro numero di gara era l’1. Presagio

Davide Passoni

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