Come progettare i menù per i ristoranti

La creazione del menù di un ristorante è un compito che richiede cura e attenzione.

Ad esso viene delegato il compito di comunicare lo stile, il mood e – ovviamente – le eccellenze del locale. Non si tratta solo di un libretto in cui sono elencati i piatti proposti, insomma, ma un vero e proprio biglietto da visita, che al di là del suo importante contenuto informativo deve essere anche in grado di trasmettere un’atmosfera. In effetti, da più di due decenni negli Stati Uniti si è diffusa una vera e propria pratica in merito: si chiama menu engineering ed è perfino ritenuta una materia di studio. Di un menù nessun aspetto può essere sottovalutato, dallo spessore del font alla qualità della carta su cui viene stampato: i menu onlineprinters sono, da questo punto di vista, sinonimo di alta qualità.

Guida alla costruzione di un menù perfetto

Per mettere a disposizione dei propri clienti un menù impeccabile è consigliabile che alla sua stesura collaborino sia il maitre di sala che lo chef. Più menti, infatti, danno vita a un risultato migliore: è bene evitare che un menù rappresenti la soddisfazione dell’ego dello chef, perché l’obiettivo è quello di intercettare, anticipare e soddisfare i gusti della clientela. Ovviamente, è bene non appesantire il menù con una quantità inutile ed eccessiva di informazioni: chi è seduto al tavolo di un ristorante non ha certo voglia di mettersi a consultare un “mappazzone” per un quarto d’ora solo per scegliere che cosa mangiare.

Quanto deve essere lungo un menù

In linea di massima si può stimare che la soglia di attenzione della clientela di un locale si aggiri intorno ai tre minuti: dopo questo lasso di tempo in media i piatti sono già stati scelti. Il formato e la lunghezza del menù, di conseguenza, si devono adattare a tale situazione. Sin dalla prima pagina ogni dettaglio va curato in modo meticoloso: ci deve essere, per esempio, una descrizione che illustri il ristorante e permetta di identificarlo. Poche righe sono più che sufficienti per attirare l’attenzione, purché siano scritte con originalità. Il numero di portate, poi, non deve essere eccessivo, anche per non esagerare con le pagine: sette proposte per ciascuna categoria sono ritenute un compromesso ottimale. Se il menù è distribuito solo su due pagine, il cliente può tenerlo sott’occhio senza difficoltà.

Le descrizioni e i nomi dei piatti

La ricerca della sintesi, tuttavia, non deve andare a discapito dell’accuratezza che è necessario dedicare alla scelta dei nomi dei piatti e alle loro descrizioni. A ciascuna pietanza deve essere attribuita una specifica identità, tale da renderla unica e interessante agli occhi dei commensali: a loro deve essere offerta la possibilità di scoprire e sapere che cosa mangeranno, anche per ciò che concerne gli ingredienti.

Lo storytelling del menù

Ogni menù è un racconto, e in quanto tale deve essere in grado di narrare quel che propone, per esempio valorizzando le tecniche di preparazione che vengono adottate o mettendo in risalto gli ingredienti più particolari che sono utilizzati: è essenziale che ciascuna pietanza abbia un valore riconoscibile. Per raggiungere questo obiettivo, non c’è bisogno di un linguaggio troppo complicato, anzi: la semplicità della terminologia fa sentire a proprio agio i commensali, che certo non hanno voglia di andare a cercare su Internet questo o quel nome perché non lo conoscono.

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Scritto da Redazione

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