Chi è Myss Keta, l’artista pop super fashion di cui non si conosce ancora il volto

Sull’identità della rapper regna ancora il mistero, nonostante il successo immediato del singolo di esordio

Tutti ne parlano, ma nessuno sa chi è davvero Myss Keta. La rapper nasconde la sua faccia in ogni video e apparizione pubblica, ma ha già conquistato una larga fetta di pubblico. E l’ammirazione di tanti colleghi, che l’hanno aiutata a creare il suo nuovo album, “Paprika”, uscito il 29 marzo.

L’artista dietro la maschera

Myss Keta nasce nel 2013 in una “caldissima notte di agosto” nei sotterranei di Milano. O almeno così dice la sua biografia ufficiale. Dietro l’artista in maschera c’è il collettivo creativo Motel Forlanini. «Tutto quello che abbiamo adesso ce lo siamo costruito con il sudore» ha riferito la crew. Sull’identità della rapper regna ancora il mistero, nonostante il successo immediato del singolo di esordio Milano Sushi e Coca, e un libro uscito lo scorso dicembre. Sappiamo che ha 30 anni, parla di sesso, droga e trasgressione, e il suo personaggio è nato come gesto di ribellione verso un periodo storico in cui importa più l’immagine che la sostanza.

La rapper meneghina ha fatto discutere il mondo dell’hip hop proponendosi come femmina alfa della scena italiana. «Siamo gli unici a fare questo tipo di musica. Siamo originali. Non i migliori. Siamo una famiglia», ha dichiarato, riferendosi ai Motel Forlanini. Il suo stile, a cavallo tra afrobeat e elettroclash, ha catturato l’attenzione di importanti artisti. Come Gué Pequeno, Mahmood, Gemitaiz, Gabry Ponte, Elodie e Il Pagante, che sono entrati in studio per collaborare con lei e apparire nel suo nuovo disco Paprika. In quanto alle sue ispirazioni, ha citato nelle interviste le bionde atomiche Madonna, Lady Gaga, Peaches, Jo Squillo e Raffaella Carrà. Accomunate non solo dalla chioma dorata, ma anche dalla passione per la provocazione.

Paprika e mortadella

Il suo nuovo album Paprika è uscito il 29 marzo con Universal Music e La Tempesta Dischi. In copertina, Myss Keta cavalca una gigantesca mortadella, fasciata da un abito rosso e con indosso maschera e occhiali scuri. Un’estetica che si rifà un po’ a Bigas Luna, un po’ a Tinto Brass, e soprattutto al cinema d’animazione giapponese. In una recente intervista a Il Messaggero ha dichiarato: «Chiunque può essere Myss Keta, anche se il progetto è legato a una voce». E ancora che in lei il pubblico dovrebbe vedere «i valori di accettazione di sé e degli altri per quello che sono, lo sfuggire dai limiti che ti impone la società. Oltre alla descrizione caricaturale, grottesca e ironica della realtà, che passa attraverso le canzoni». È difficile prestare attenzione ai suoi testi, dietro un’immagine così forte, fatta di eye-liner colato, vestiti eccentrici e il viso perennemente coperto. Ma volendo approfondire meglio la sua poetica, è possibile scoprire una femminista diversa dal solito, capace di impugnare la propria sessualità come un’arma. 

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Scritto da Erika Barone

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