Bollicine trentine

Francesca
03/03/2009

Bollicine trentine

Intervista a Fausto Peratoner, presidente di TRENTODOC

Comunicare l’eccellenza spumantistica trentina per valorizzare l’artigianalità e l’unicità del prodotto e conquistare nuovi mercati. È la mission dell’istituto TRENTODOC, raccontata in prima persona a Luxgallery dal suo presidente, Fausto Peratoner.

Che cosa è precisamente TRENTODOC e perché è nato?
Per capirlo bisogna partire da lontano. All’inizio del ‘900 Giulio Ferrari, dopo un viaggio nella Champagne, pensò che ci fosse un filo comune tra quella zona e il Trentino, dal punto di vista del territorio. Piantò così le prime barbatelle di chardonnay nella nostra regione per produrre uno spumante metodo classico, sfruttando quella affinità territoriale. In quel momento cominciò la storia dello spumante trentino metodo classico. Dopo decenni di crescita, a metà degli anni ’80 fu creato l’istituto Trento d.o.c., che raggruppava sotto di sé alcune delle poche case spumantistiche provinciali esistenti allora. Nacque così nel 1992 la denominazione Trento d.o.c., la prima in Italia legata alla produzione dello spumante metodo classico. Da quel momento, i produttori della provincia hanno capito che lo sviluppo di una denominazione che legasse parte del Trentino a un prodotto come il metodo classico sarebbe stata la strada vincente. Nel 2007 le istituzioni provinciali, insieme all’istituto, hanno creato il nuovo marchio cui hanno aderito tutte le case spumantistiche. Ora siamo fortemente impegnati anche con la nuova campagna di comunicazione e con il nuovo sito www.trentodoc.com per farlo conoscere.

Quanti produttori annovera l’istituto?
Oggi sono 27, alcuni dei quali si sono concentrati sullo spumante solo in questi ultimi anni.

Quali sono i vostri volumi?
TRENTODOC produce 8 milioni di bottiglie all’anno, su un totale che in Italia, relativamente al metodo classico, varia dai 18 ai 20 milioni. Le potenzialità di espansione per il futuro sono forti: ci poniamo l’obiettivo di arrivare tra i 15 e i 20 milioni di bottiglie nei prossimi anni.

Ambizioso…
Abbiamo la materia prima e le case vinicole necessarie per poter raggiungere questo obiettivo. Il mercato ha delle potenzialità in termini di aumento di consumi dei nostri prodotti, magari a scapito delle quote che oggi appartengono allo champagne. Ci sono poi i mercati esteri, su cui puntiamo a crescere.

Ossia?
Oggi l’82% del TRENTODOC è venduto in Italia e penso che sia un buon dato. Per ora all’estero siamo maggiormente presenti in Germania, Olanda, Russia e Stati Uniti. Pensiamo, come istituto, che da parte di tutti debba continuare lo sforzo di comunicazione, perché all’estero non c’è ancora una grossa conoscenza del marchio TRENTODOC, sono più conosciuti i singoli brand: se riusciamo a far crescere anche il marchio collettivo, sono convinto che alcuni mercati europei ci potranno garantire quote maggiori.

Come si sposano artigianalità e processi industriali nelle cantine trentine?
Il metodo classico di per sé incarna l’artigianalità, così come il TRENTODOC. Oggi più o meno tutti i produttori hanno introdotto processi di meccanizzazione, anche se nelle aziende più piccole tante operazioni sono rimaste manuali; proprio questi passaggi sono strettamente legati all’artigianalità, valorizzata anche attraverso un’accurata zonizzazione che ci permette di distinguere vigneto da vigneto, produttore da produttore: perché l’artigianalità non sta solo nella mano che raccoglie ma è anche una questione di terreno e di esposizione. Solo così ogni bottiglia è davvero diversa dall’altra.

Che parte hanno in TRENTODOC gli spumanti di alta gamma?
Tutte le case spumantistiche si sono impegnate a costruire una propria piramide con 3 livelli: un livello di base previsto dal disciplinare, con un minimo di affinamento di quindici mesi; un secondo livello, con un millesimato dove il prodotto di base arriva solo da una determinata annata; un terzo livello, con le riserve o i cru, prodotti che hanno in media sei anni e provengono da un unico vigneto.

Qual è attualmente l’eccellenza delle bollicine trentine?
Sulle guide di settore molti dei nostri spumanti conquistano i premi più importanti ed è motivo di orgoglio constatare che vi sono rappresentate tanto aziende piccolissime come aziende molto grandi. Questo per dire che le eccellenze nel TRENTODOC, oggi, ci sono; alcune delle nostre case hanno una marcia in più, altre stanno lavorando per ingranarla. C’è una competizione virtuosa all’interno del consorzio: esistono case che non escono con una riserva se non sono certe che quel prodotto possa far parlare di sé, che sia la vera eccellenza. Certo, questi non sono i numeri che fanno spostare le percentuali, ma sono il terreno su cui far crescere la consapevolezza e l’autorevolezza di TRENTODOC.

Davide Passoni

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