Beachwear e modelle: è tutta una questione di fitting

L’estate sta arrivando, si sente già nell’aria (o quasi). Le persone affollano i parchi per fare running e le palestre per ritrovare la tanto e desiderata  forma fisica. L’attesissima “prova costume” è alle porte. Manca poco. I brand moda-mare sono già pronti per l’uscita delle collezioni beachwear, con modelli originali e colorati. Alcuni osano di più, altri meno, ma è una corsa per chi avrà il monopolio delle vendite. Questa è una certezza.

Il perno della comunicazione pubblicitaria sono sempre loro: le modelle e modelli testimonial dei brand. Loro interpretano con il loro corpo e la loro espressività la filosofia del marchio, rivolgendosi ad un pubblico di donne e uomini molto sfaccettato e diversificato. La modella più formosa quasi sicuramente verrà scelta per rappresentare un brand indirizzato a donne più mature. Al contrario, la modella più skinny sarà indicata per un pubblico giovanile, di teenager.

Non sempre è così, dipende molto dal gusto dell’azienda e cosa vuole rappresentare in quel preciso momento. È fondamentale il messaggio che si vuole comunicare in quella determinata campagna pubblicitaria. Gli art-director sono i padroni di casa: il fulcro della scelta di ogni minimo particolare prima e dopo lo shooting fotografico. Ad esempio, anche il colore dei capelli della modella può influenzare la scelta stilistica perché si sposa meglio o “non” ai colori del beachwear.

Personalmente sono stata scartata ad un call-back di un cliente a favore di una modella bionda. La moda mare ha un margine di vendita di soli tre mesi pieni (al contrario del basic e lingerie  che si vende tutto l’anno) per questo è vietato sbagliare, o quasi, la scelta pubblicitaria. Le modelle/i devono essere selezionati alla perfezione. Per esperienza personale, è accaduto che mi ritrovassi su un set fotografico con dei capi di una taglia in meno della mia, ed è stato difficile lavorare adeguatamente. Infatti il lavoro non ha avuto un buon esito. L’azienda in questione ha dovuto ri-fotografare i capi con un’altra modella e ha perso inutilmente soldi e tempo.

Perché è solo una questione di fitting. O meglio, il fitting è fondamentale per il beachwear. Il costume da bagno deve essere la seconda pelle della/dei testimonial per rendere al meglio. I capi da indossare devono aderire al corpo dei modelli al millimetro (soprattutto per la donna) per essere valorizzati al meglio dai corpi statutari di chi li indossa. I casting per scegliere i testimonial più adatti sono serratissimi e molto severi. Anche qualche piccola smagliatura può rappresentare un problema. La pelle deve essere perfetta e il corpo ben allenato e curato è una prerogativa.

È come assistere alla discesa degli Dei. Non sono ammesse mancanze. Anche perché le opzioni ai casting sono sempre molto numerose. Visto che sono una modella che viene valorizzata soprattutto per il corpo e le forme (e lavoro tanto con esso) non mi sono mai fatta trovare impreparata sotto il piano fisico. Lavorando prevalentemente con intimo e costumi da bagno mi alleno regolarmente e cerco di seguire un’alimentazione equilibrata. Ovviamente curo anche la pelle e l’idratazione.

Ho sempre scattato modelli di beachwear molto comodi indicati per una clientela di donne più mature. Outfit molto confortevoli: bikini, interi, sportivi, modelli con ferretti e non,  ma senza push-up. Con una terza abbondante non ho un fitting adeguato per questo genere di imbottiture. Ognuno valorizza ed è “giusto” per brand diversi. Ed è questa la bellezza e l’arduo compito per gli addetti ai lavori: trovare il testimonial giusto tra le possibili innumerevoli scelte.

Questa è la scommessa delle aziende per i prossimi mesi. La sfida tra i brand abbia inizio. Riguardo a voi, cari lettori e lettrici, qual’ è il vostro brand di beachwear preferito? Come recita il recente spot del super celebre brand di lingerie Victoria’s Secret: “Swim is back”.

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Written by valentinabissoli

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