Andy Tauer, profumi a cinque stelle

Intervista al naso svizzero
Note intense e preziose quelle che colpiscono non appena si entra in Profumo, spazio nel cuore di Milano, nel quartiere di Brera, che ospita, in un ambiente minimalista ed elegante, le collezioni di profumeria artistica prodotte artigianalmente con materiali nobili, densi di tradizione e di significato. Non c’è luogo più adatto per incontrare Andreas “Andy” Tauer, naso famoso e stimato il cui profumo L’Air du Désert Marocain è stato definito dal critico Luca Turin il miglior prodotto di un creatore indipendente da quando Coty ha ideato La Rose Jacqueminot.

Un personaggio appassionato e appassionante, che utilizza Internet e il suo blog per scambiare impressioni e opinioni con gli amanti della profumeria sulle sue creazioni e sul mondo dei profumi.
Forse la ricerca della fragranza perfetta lo ha portato alla produzione di profumi… Andy è un assoluto autodidatta in materia, seppure dotato di una seria preparazione tecnico-scientifica e chimica. Entra a pieno diritto nell’empireo dei grandi “nasi” nel 2007 con la creazione di L’Air du Désert Marocain, che ottiene il massimo punteggio (5 stelle) da Turin nella guida critica ai profumi “Perfume The Guide”.
Profumiere dal 2005, svizzero di nascita, si è laureato in chimica presso l’Istituto Federale di Tecnologia a Zurigo e ha acquisito un PhD in biologia molecolare, che non gli ha insegnato molto riguardo ai profumi, se non l’attitudine di avere a che fare con formule e molecole, base tecnica sulla quale, attorno ai trenta anni, Andy ha cominciato a interessarsi alle essenze. Dopo la specializzazione, ha vissuto alcuni anni in Texas, per studio e lavoro, rientrando in Svizzera per occuparsi di marketing e vendite e diventare poi responsabile dei progetti informatici di una primaria azienda svizzera. In occasione della sua visita presso Profimo di Milano, ha raccontato a Luxgallery la sua esperienza come naso.

Cosa presenta a Milano?
Sono qui per incontrare le persone: sono molto interessato a entrare in contatto diretto con appassionati di profumi e discutere dei profumi stessi. Ho portato, infatti, campioni di progetti che sto sviluppando per farli provare in anteprima.

Cosa scriverà di Milano sul suo blog?
Sicuramente indicazioni personali su chi ho incontrato e sugli appassionati italiani.

Come ha scoperto la sua predilezione per i profumi?
In parte per caso. Ero annoiato da ciò che esisteva sul mercato. L’idea di creare profumi non mi era mai venuta in mente finché non ho letto “Essence and Alchemy: A Natural History of Perfume” di Mandy Aftel, che vive in California ed è considerata una guru per quanto riguarda i profumi naturali. Dopo la lettura ho cominciato a comprare oliI essenziali. All’inizio mi sono dedicato soprattutto alla ricerca solo del profumo naturale. Dopo sono arrivato anche all’impiego di essenze sintetiche: ho compreso che il profumo è una composizione che contempla ingredienti di sintesi chimica. Il punto di partenza fondamentale è comunque quello di apprezzare le essenze naturali. Ciò che è stimolante è riuscire a creare qualcosa che abbia in sé un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, che poi è quello che è successo all’arte della profumeria nel corso del Novecento.

Un consumatore può distinguere le essenze sintetiche da quelle naturali?
Si, può distinguerle. Faccio l’esempio dell’assoluto di rosa naturale, che è composto da più di cinquecento molecole diverse ed è talmente ricco e complesso che si distingue dalle imitazioni sintetiche. In ogni caso ci sono sostanze sintetiche utili e importanti: gli aldeidi, ad esempio, illuminano e moltiplicano l’essenza di rosa. È come accendere una luce sul fiore.

Quale è l’aspetto più affascinante della sua professione?
Sono sempre a contatto con le persone e le loro impressioni. Uno degli aspetti più affascinanti è avere il feedback su un profumo e sapere che la mia creazione ha evocato in qualcun altro l’immagine che avevo in mente quanto l’ho ideato. Un cliente, per esempio, mi ha risposto che Lonestar Memories gli ricordava l’odore della canna del fucile del padre che usciva per andare a caccia nel periodo della grande depressione. Coi profumi si toccano in profondità le persone.

E quello meno affascinante?
Sono gli aspetti amministrativi in generale.

È più difficile fare un profumo per gli altri o per sé?
È più difficile per altri. Io non sono così esigente… Non faccio comunque profumi per un singolo cliente: è difficile seguire le idee di ognuno anche per quanto riguarda i processi di produzione.

Qual è la creazione che l’ha entusiasmata di più?
L’Air du Désert Marocain. Normalmente quando creo un profumo, in seguito penso che dovrei cambiare qualcosa. Di questo profumo sono contento per così com’è. Non cambierei nulla. L’immagine che sta alla base di questa creazione è una camera d’albergo a Marrakech, al tramonto e al confine col deserto. La finestra si apre e la stanza viene invasa dall’aria calda e dagli odori del gelsomino rampicante, delle spezie, dell’umidità della sera con la luna che sorge sul deserto.

Ci vuole molta fantasia per creare profumi?
Sì, molta fantasia e passione. Richiede tempo e voglia di fare, per provare e riprovare le creazioni.

Caterina Varpi

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Written by Redazione

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