Alta moda fra polemiche e sartorialità

AltaRoma al vetriolo

Si è chiusa, fra mille polemiche, la kermesse romana dedicata all’alta moda. Le polemiche erano iniziate già prima dell’apertura delle passerelle capitoline quando Nicoletta Fiorucci presidente uscente di AltaRoma ha annunciato che avrebbe dato in uso gratuito le sale del complesso S. Spirito Sassia alle griffe storiche che avessero scelto quella location. Infatti, i giovani avevano parlato di favoritismi verso la “vecchia guardia”. Quando sembravano essere archiviate le polemiche del pre-kermesse, ecco spuntare quelle “in corso d’opera” che hanno visto i couturier schierarsi pro e contro l’attuale gestione e, ça va sans dire, i maestri dell’ago e del filo parlarsi addosso fra di loro.

Per Lorenzo Rival’alta moda è Roma e a Roma deve rimanere” e sottolinea il suo affetto a questa kermesse chiamando in passerella, a conclusione della sfilata, Nicoletta Fiorucci, omaggiandola con un grande mazzo di rose per il lavoro fatto durante il suo mandato. E le sue scelte hanno radici profonde. “Anche io, negli Anni ’60 – continua il couturier – ho disegnato per diverso tempo la linea di Balenciaga e quindi ho vissuto a Parigi, ma, appena ho potuto sono tornato in Patria. Perché Roma torni a essere la capitale della couture bisogna rimettere mano in modo razionale al calendario. Va epurato da tanti eventi inutili che, forse, sono eredità di una pregressa gestione. Per creare un terreno fertile per tutti quelli che hanno disertato l’Italia per la Francia. Gli italiani che sfilano a Parigi dicono che lì si respira l’aria della couture, ma non è vero: l’alta moda è Roma“.

Anche Renato Balestra entra nella tenzone. “Roma – dice – ha perso delle occasioni importanti e non c’è stato il rilancio più volte annunciato. In particolare non capisco perché non rifare ‘Donna sotto le stelle’. Era un evento di rilevanza internazionale che avrebbe potuto portare a Roma buyer e nomi del panorama internazionale. Silvia Venturini Fendi potrebbe essere un buon presidente di AltaRoma, perché è una donna che vive nel mondo della moda e vanta contatti internazionali importanti“.

Non ha mezze misure lo stilista libanese Tony Ward che, a conclusione della sua sfilata, polemizza con i vertici di AltaRoma accusandoli di non favorire i nomi nuovi della couture. “Con l’elezione del nuovo presidente – dice – spero di assistere all’alba dopo la notte. Per gestire una manifestazione come AltaRoma ci vuole un esperto della moda che riesca a instaurare un rinnovato rapporto di fiducia con tutti gli stilisti“.

Quando si spegne l’eco dei botta e risposta e si lasciano parlare le creazioni dei grandi sarti, allora ogni commento è superfluo. Infatti, la tradizione sartoriale italiana si ritrova in ognuno dei venti pezzi che Riva ha portato in passerella. Abiti unici che donano emozioni e rendono la donna femminile in ogni momento della giornata. Infatti, il couturier milanese ha pensato a una donna che vuole essere impeccabile in ogni evenienza. Riva, per la prima volta, ha presentato solo abiti corti (tranne che per l’immancabile marriage) che per questa stagione scelgono una forma molto particolare che il Maestro ha definito “a birillo”. Si tratta di abiti a tubo, segnati in vita che si aprono al fondo con una gonna a corolla. Sono invece ispirati alle evoluzioni stilistiche di Pierre Cardin negli anni a cavallo fra i ’60 e i ’70 gli avveniristici abiti a disco volante. A completare le mise, le calzature. Si tratta di una preview della linea che Lorenzo Riva disegnerà per l’artigiano aretino Massimiliano Mugnai e che entro la fine del 2010 sarà in tutte le boutique del couturier e in selezionatissimi punti vendita in tutto il mondo.

Da Balestra si assiste al trionfo del “blu Balestra” che caratterizza abiti leggeri e che si alterna alle fantasie floreali nei toni dell’arcobaleno. Per la sera del couturier, gli abiti in tulle nero si coprono con mantelli di organza resa ancora più preziosa dai ricami. Il marriage indossato da Maria Perrusi, miss Italia, è rappresentato da un abito vaporoso incrostato di perle che disegnano una fantasia floreale.

Per il suo ritorno Raffaella Curiel ha portato in Campidoglio, alla presenza del sindaco Alemanno che le ha conferito una medaglia d’argento, una serie di abiti ispirati ai fiori, dal tailleur in lino con il collo a corolla fino all’abito da sposa in organza con bolero a forma di peonia, dal vestito a petali color giallo ranuncolo alla gonna a tulipano. Declinato in mille varianti, il tubino Curiel rende omaggio al floreale nella versione in organza dipinta a mano per ricreare un giardino.

Anche Fausto Sarli si è ispirato ai fiori con uno splendido abito da sposa, che ha chiuso la sfilata del couturier, realizzato con settecento piccole calle di organza e centodieci metri di tessuto scolpito. Un suo gemello foderato all’interno dello stesso numero di calle d’organza dell’esterno (che diventano così 1400 in un unico abito) è già stato acquistato da una principessa del Qatar per il suo matrimonio. Per lo stesso faraonico evento, la sposa e le sue tre sorelle hanno ordinato, dalla maison di via Gregoriana, ben 13 mise. Il Cigno Bianco, questo è il nome dell’abito, è una rivisitazione di un modello del 1985 dove il corpetto impreziosito di cristalli sovrasta una gonna a petalo con strascico, rivestita all’interno dalle piccole calle d’organza che creano un effetto origami.

È invece la rinascita il tema che ha ispirato Guillermo Mariotto, il designer della maison Gattinoni. I suoi abiti vestono una donna che ritorna all’infanzia e sceglie mini-abiti ricamati con borchie di plexiglass e bottoni di raso nelle sfumature dell’avorio, del platino, dell’oro e dell’argento. Hanno invece una silhouette baby i gli abitini  trasparenti e scollati, dipinti a mano.

Alessandra Iannello

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Written by Francesca

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