4 – Rossese e Rossese di Dolceacqua: la Liguria in Rosso

Nettare poco conosciuto ma di grande carattereUn vino a dir poco di nicchia. Sia per la limitata produzione, sia per le caratteristiche organolettiche uniche. Il Rossese di Dolceacqua rientra a pieno titolo tra quei vini destinati a coloro che “amano uscire dal coro”. Un vino sorprendente. Innanzitutto perché è un vino rosso, prodotto in Liguria, terra da sempre conosciuta e riconosciuta per i grandi vini bianchi. I vigneti di Rossese sono coltivati nella parte più occidentale della Riviera di Ligure di Ponente, prevalentemente nella provincia di Imperia.

Due le doc rappresentative del Rossese. Due doc che si sovrappongono. La prima, la più ampia, è la “Riviera Ligure di Ponente Rossese” che abbraccia un territorio a cavallo tra le provincie di Imperia, Savona e Genova. La seconda, il “Rossese di Dolceacqua”, un piccolo enclave limitato ad alcuni paesi della provincia di Imperia, dove troviamo le migliori espressioni del Rossese.

Rossese, vino difficile da trovare ed acquistare al di fuori del proprio territorio. Poche migliaia di bottiglie, quasi tutte assorbite dal consumo locale. Per questo motivo, per i forestieri, il Rossese rappresenta, più di altri vini liguri, il vino delle vacanze, grande compagno di importanti piatti di carne. Ma il Rossese dovrebbe avere un posto d’onore anche sulle tavole “invernali”, con piatti di carne elaborati, magari con della selvaggina. Un vino che non teme il confronto con i “cugini” piemontesi, prodotti a pochi chilometri di distanza. Il consiglio, quindi, è di recarsi in Liguria con una macchina dal bagagliaio capiente e fare una buona scorta di Rossese, da aprire duranti i mesi più freddi, sorprendendo i fortunati commensali.

Normalmente il Rossese è consumato giovane o dopo 2-3 anni dalla vendemmia. Ma, a chi ha la pazienza di conservarlo nella propria cantina, il Rossese, in particolare il Rossese di Dolceacqua, saprà regalare non poche emozioni anche dopo 5-10 anni. Attenzione però a scegliere le etichette giuste prodotte da una manciata di produttori. Molti Rossese, specie al di fuori del territorio di Dolceacqua, sono piuttosto “deboli” e leggeri, destinati a un rapido consumo.

Alcuni estimatori del Rossese di Dolceacqua, parlano di una parentela genetica con il Pinot Nero, con il quale presenterebbe qualche similitudine aromatica.

Per concludere una piccola nota storica. Il Rossese di Dolceacqua fu molto apprezzato da Papa Paolo III Farnese e da Napoleone Bonaparte. Quest’ultimo amava paragonarlo al famoso Chateau Chalon. Il forte legame con l’imperatore francese è oggi rappresentato dalla frazione di Dolceacqua che prende il nome di Napoleone.

Il disciplinare. Come accennato precedentemente, sono due le Doc legate al vitigno rossese. La più importante, la doc “Rossese di Dolceacqua”, prevede l’utilizzo dell’omonimo vitigno utilizzato per almeno del 95%. La gradazione alcolica minima è del 12%. È prevista anche una tipologia “Superiore” con grado alcolico di 13% ed un affinamento di almeno 12 mesi.

Nel bicchiere. Il Rossese di Dolceacqua si serve all’interno di bicchieri ampi, ad una temperatura piuttosto fresca per un vino rosso: tra i 16 ed i 18 gradi. Alla vista si presenta con un colore rosso rubino chiaro, che vira verso il granato con il passare degli anni. Al naso, i profumi sono abbastanza intensi, con la frutta a bacca rossa in evidenza. In bocca è morbido, poco tannico, caldo, con una discreta struttura, accompagnata da una buona aromaticità, dalla frutta rossa già incontrata al naso e da una buona speziatura.

A Tavola. Perfetto abbinamento con piatti, più o meno elaborati, a base di carne. Non solo con le classiche grigliate, ma anche con i piatti di selvaggina da piuma. Ottimo con il coniglio, meglio se cotto in casseruola, con l’agnello al forno, con il fagiano e con la faraona. Da provare anche con primi piatti conditi con sughi di carne (da provare con gli gnocchi). Per gli amanti dei formaggi, il Rossese di Dolceacqua accompagna bene i formaggi a media stagionatura. Se giovane, il Rossese di Dolceacqua si abbina con salumi e, se servito più fresco (14-16 gradi) anche con piatti di tonno, cotto alla piastra o crudo nel sushi o nel sashimi.

Aziende & Etichette.
– Anfossi
– Azienda Foresti (Vigneto Luvaria e Rossese di Dolceacqua Superiore).
– Lupi
– Mandino Cane
– Terre Bianche

Danilo della Mura

Avatar

Scritto da Francesca

Lascia un commento

Itama festeggia i 150 dell’Unità d’Italia

Pitti W N.8