3 – Colori e Sapori delle bollicine

Come scegliere lo spumante

Più di ogni altro vino, lo spumante è un vero labirinto all’interno del quale occorre avere una benché minima preparazione per potersi destreggiare. Piccoli e semplici accorgimenti che possono aiutarci a riconoscere e scegliere lo Spumante giusto per le nostre cene o per i nostri aperitivi.

Primo indizio: il colore.
Quale è il colore delle bollicine? Giallo ovviamente. Esiste persino un colore, il Giallo Champagne, molto utilizzato nel settore della moda. Giallo sì, ma non solo.

Ma iniziamo dal giallo. Usando i giusti termini tecnici, si parte da un giallo verdolino, per passare ad un giallo paglierino, fino al più caldo giallo dorato. La prima tonalità, specie negli spumanti ottenuti con il Metodo classico,  indica un vino piuttosto giovane, dove domina lo Chardonnay, caratterizzato da un buona acidità. Salendo lungo la scala cromatica, si passa a vini dal più lungo affinamento, in molti casi di tratta di preziosi millesimati. Spesso ritroviamo una maggior presenza di Pinot Nero. Al palato risultano essere più morbidi, dai profumi ed aromi più complessi, adatti ad accompagnare piatti importanti.

Ma come dicevamo prima, non esiste solo il giallo. In particolare negli ultimi anni, si vedono sempre più bollicine dal colore rosato. Vini dove predomina il Pinot Nero, le cui bucce conferiscono colore, corpo e robustezza. Sono vini con i quali ci si può divertire con abbinamenti più “audaci”. Da provare con zampone o cotechino, osando anche con un buon piatto di cassoeula.

Ed infine il colore rosso, molto di moda in passato, che contraddistingue un più che buono spumante dolce italiano, non famoso quanto meriterebbe: il Brachetto d’Acqui.

Passiamo ora ad i sapori.
Qui il discorso si fa leggermente più impegnativo, ma non di tanto. E’ sufficiente imparare qualche termine e riconoscerlo in etichetta o sulla retro etichetta.

Primo fattore da considerare è il dosaggio di zucchero utilizzato nella liquer d’expedition. La prima tipologia è rappresentata dagli spumanti Pas Dosè o Nature o Dosage Zéro, ovvero senza alcuna aggiunta di zucchero. Nel bicchiere ritroveremo i sapori veri di questa tipologia di vino, prima tra tutti l’acidità. Sono vini per chi ha già un buon feeling con le bollicine, perfetti in abbinamento con piatti elaborati, fantastici con il pesce ed i crostacei.

La tipologia più diffusa è il Brut, con un residuo zuccherino inferiore ai 12 grammi per litro, che conferisce al vino una maggiore morbidezza, rendendolo piacevole ad un pubblico più ampio, e gradevole anche durante un semplice aperitivo.

Riscoperte di recente le versioni Demi Sec e Douce. Si tratta, secondo gli storici, di un ritorno al passato, essendo i primi Champagne tendenzialmente più dolci di quelli attuali. Ecco perché, agli inizi del 1900, lo Champagne si beveva nella famosa coppa. Queste due tipologie di spumante, in particolare la versione Dolce, sono adatti per accompagnare il fine pasto, in abbinamento con dolci al cucchiaio e creme non troppo elaborate. È il vino per chi non vuole rinunciare allo Champagne o, più in generale, al Metodo Classico, per accompagnare la fatidica fetta di panettone.

Un altro elemento da ricercare nella retro etichetta è l’indicazione delle uve utilizzate.
I vitigni più utilizzati, per realizzare lo Champagne ed i più importanti Metodo Classico, sono il Pinot Nero e lo Chardonnay, ai quali si aggiungono altri vitigni minori, che variano in base alla zona di produzione. Nella Champagne si usa, ad esempio,  il Pinot Meunier. Come accennato, parlando degli spumanti rosati, il Pinot Nero conferisce maggior “robustezza”, dando vita a vini adatti per piatti più saporiti. Lo Chardonnay è più elegante e fine. Ad aiutarci a riconoscere  le due tipologie di vino, alcune etichette riportano la dicitura Blanc de Noirs, ovvero un vino spumante bianco ottenuto da uve a bacca nera, oppure Blanc de Blancs, ovvero un vino spumante bianco ottenuto da uve a bacca bianca.

Infine, altro elemento importante, è l’annata.
Se un vino spumante è realizzato con oltre l’85% di uve raccolte di una stessa vendemmia, è un millesimato, e può riportare in etichetta l’annata di riferimento. Si tratta di vini più importanti, con un carattere più marcato, in grado di crescere e svilupparsi con il passare del tempo. Con un millesimato ci immergiamo in un mondo di profumi ed aromi più complessi, più persistenti. E soprattutto, ci tuffiamo in un vino con un suo profilo ben distinto, nel quale ritrovare i caratteri distintivi di una precisa annata, da gustare, apprezzare, ricordare, in attesa di scoprire la vendemmia successiva.

Danilo della Mura

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Written by Francesca

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