2 settembre 2011

Stu Ungar, il cattivo ragazzo del poker

News dal mondo del poker

Stu Ungar

Lontano anni luce dal glamour dei giocatori moderni di Texas Hold’em, Stu Ungar sta al mondo del poker come Jim Morrison sta al rock: benedetto dallo stesso genio e tormentato dagli stessi demoni. Chiunque si dichiari appassionato di poker, non può esimersi dal conoscere Stuey Ungar figura iconica del poker texano grazie ad un talento fuori dal comune e ad una vita da romanzo.

Stuart Ungar nasce a New York nel 1953 da una famiglia umile e disgraziata. Abbandona la scuola a 15 anni, quando le strade del Lower East Side diventano le sue maestre di vita e lo portano a giocare il Gin Rummy nei luoghi più equivoci e malfamati della City. Ancora minorenne, diventa un campione in questa variante di poker, allora molto in voga, tanto che la sua conversione al Texas Hold’em è dovuta al fatto che nessuno negli States voleva più giocare a Gin Rummy contro di lui.

Da New York a Las Vegas il passo è breve, Sin City diventa il palcoscenico ideale della sua vita. Qui si consumano gli eccessi che lo porteranno ad una fine prematura, qui partita dopo partita si costruirà l’eccezionale carriera di Stu: nessuna pianificazione e nessuna logica, il mito di Ungar è basato solo su una passione smodata per l’azzardo, unita alla genialità più pura. Milioni di dollari (si stima ben trenta) vinti con tra poker cash game e tornei, prontamente bruciati nelle scommesse sportive, nelle corse dei cavalli, nella cocaina.

Stu domina Las Vegas con il suo poker e il suo eccentrico stile di vita. Gli aneddoti su di lui si sprecano: macchine di lusso comprate e poi abbandonate su qualche strada non appena finiva l’olio nel motore, 900.000$ persi in un giorno in scommesse sportive, un milione di dollari dilapidato in un’unica giocata ai dadi o i 5 milioni di dollari vinti a Larry Flint in poche sessioni di poker.

Ma più di tutti ci sono le WSOP del 1990: al Main Event dopo due giorni di gioco, Ungar è chip leader con uno stack enorme rispetto agli altri. Ma al terzo giorno di torneo non si presenta, è svenuto nella sua stanza d’albergo dopo una notte passata a sniffare coca e prendere acidi: ciononostante, l’enorme quantitativo di chips accumulate precedentemente gli consente di arrivare al final table e vincere 20.000$.

Sembra una leggenda, ma i 5 braccialetti WSOP vinti, assieme alle testimonianze dei suoi migliori amici Doyle Brunson e Mike Sexton parlano chiaro, Stu Ungar è stato il più grande di tutti e – allo stesso tempo – il più scellerato di tutti.

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