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Sergio Marchionne patrimonio: cosa ha lasciato in eredità al mondo automobilistico italiano (FOTO)

Sergio Marchionne patrimonio: cosa ha lasciato in eredità al mondo automobilistico italiano e non solo...

È morto oggi, all’età di 66 anni, Sergio Marchionne. Ex a.d. FCA, doveva operarsi solo a una spalla ma, a causa di complicazioni, la situazione è diventata irreversibile fino alla morte sopraggiunta nella giornata di mercoledì 25 luglio 2018. Con lui al comando, il gruppo Agnelli ha trovato terreno facoltoso come mai accaduto prima: in dieci – dodici anni, infatti, la produzione e i numeri sono triplicati. Certo, Marchionne è sempre stato visto di cattivo d’occhio da parte degli operai oltre che da coloro i quali non hanno mai mandato giù l’eccessiva delocalizzazione. Eppure, Marchionne è stato rivoluzionario a tutti gli effetti: lascia in eredità a Mike Manley un gigante da 14 marchi, 111 miliardi di ricavi netti, 149 stabilimenti e 236 mila dipendenti sparsi in tutto il mondo. Sono questi i numeri di Fca, la società nata nel 2014 al completamento della fusione tra Fiat e Chrysler, il traguardo più importante tra quelli raggiunti dal manager italio-canadese nei suoi 14 anni alla guida dell’azienda. Come evidenzia La Repubblica, Fiat, capostipite della famiglia, oggi rappresenta solo una parte della galassia Fca. Nel 2010 dal perimetro dell’azienda si era già sganciato il segmento dei veicoli commerciali e industriali che dopo la fusione con Cnh Global ha dato via a Cnh Industrial, società separata da Fca. Allo stesso modo, Marchionne aveva scelto un destino separato anche per Ferrari, scorporata ufficialmente nel 2014.

Sergio Marchionne eredità in Italia: cosa lascia a Fiat, Alfa e Lancia

Ciò che resta dell’auto italiana dentro Fca fa riferimento ai marchi Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Quest’ultima è stata la grande sacrificata dell’era Marchionne, che a partire dal piano 2014 ha scelto di interrompere lo sviluppo di nuovi modelli, lasciando in vita solo la produzione della Ypsilon, prodotta nello stabilimento polacco di Tychy e venduta soltanto in Italia. L’addio a Lancia è stato per Marchionne una scelta necessaria per favorire il lancio di Alfa Romeo anche oltre i confini italiani, un’altra delle scommesse più importanti della sua gestione manageriale. I primi numeri di rilievo negli Stati Uniti si sono visti lo scorso anno, quando il marchio ha venduto 12.031 veicoli, comunque ancora ben lontani dagli oltre 85 mila in Europa, prevalentemente in Italia. Fiat resta di gran lunga il marchio italiano di maggiore successo, soprattutto nel Vecchio Continente. Dal 2012 al 2017 le immatricolazioni sono passate da 582 mila a 779 mila.

Sergio Marchionne eredità: il marchio Jeep e l’affermazione in USA

Gli ottimi risultati del gruppo Fca sono soprattutto made in Usa. Come riporta La Repubblica, infatti, dei 4,7 milioni di auto vendute, 2 milioni si riferiscono agli Stati Uniti, in assoluto mercato principale, a fronte degli 1,04 milioni in Europa. Negli States a primeggiare è Ram, la casa che produce soprattutto pickup e veicoli commerciali, guidata fino ad oggi proprio da Manley, responsabile anche del marchio Jeep: negli Usa un veicolo su due venduto da Fca è Ram. Il secondo marchio più venduto dal gruppo è invece Jeep, protagonista di una crescita impressionante. Nel 2009, quando Manley è subentrato alla guida, l’azienda vendeva 337.716 veicoli, l’80% dei quali nel Nord America. Numeri quadruplicati in meno di dieci anni se si considera che nel 2017 l’azienda ha messo sul mercato quasi 1,4 milioni di auto. Molto positivo anche il dato europeo, dove le vendite in soli cinque anni sono passate da 24 mila a oltre 108 mila.Jeep Cherokee 2019

Sergio Marchionne eredità: il brand Maserati, emblema del lusso

Maserati è diventata la punta di diamante del lusso all’interno della galassia Fca. I numeri sono inevitabilmente marginali rispetto ai volumi degli altri brand, ma la crescita del marchio è stata un’altra delle scommesse vinte da Marchionne. Nel 2017 l’azienda ha venduto 52 mila auto, sette anni prima erano quasi un decimo. Anche i risultati finanziari danno ragione alla scelta del manager: i ricavi netti nell’ultimo anno sono cresciuti del 17% da 3,4 a 4 miliardi di euro. Nel 2012 il fatturato ammontava a 634 milioni di euro.