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Salone del Mobile 2018, la mostra dedicata a Paolo Buffa: “Master of Design”

In occasione della 57° Edizione del Salone Internazionale del Mobile Ettore Mocchetti, Direttore di AD Italia e Chichi Meroni, creatrice e anima de L'Arabeque rendono omaggio a Paolo Buffa con la mostra "Master of Design”. La mostra sarà presente da martedì 17 a domenica 22 aprile 2018

Paolo Buffa (1903-1970), architetto milanese appartenente alla generazione di Terragni, Albini, Figini e Pollini, nati cioè nei primi anni del XX secolo, inizia la propria carriera di progettista di mobili e complementi nello studio di Gio Ponti già verso la metà degli anni ’20, prima ancora di laurearsi. Qui stringe amicizia con Antonio Cassi-Ramelli con il quale collaborerà fino alla fine degli anni ’30 firmando con lui –  il loro studio era in via Andrea Doria – progetti per concorsi (ingresso da piazza Giulio Cesare alla Fiera Campionaria, l’Ospedale Maggiore, la fontana di piazza della Scala, il palazzo provinciale di Sondrio) e per alberghi (a Courmayeur e Cortina), allestimenti per spazi commerciali (Vini Italiani, bar Plaza a Milano) o per le Triennali (1930, 1933, 1936). Fulcro dell’attività di Buffa erano tuttavia l’arredamento e la creazione di arredi (contenitori, credenze, mobil-bar, sedute e tavolini, accessori vari ecc.).

photo credits: courtesy of press office @aff

Il suo stile, che avvicinava, in una sorta di lirico realismo magico tridimensionale, neoclassicismo, Stile ‘900, Déco e un tocco di Razionalismo nella “sfinatezza”; delle linee, così come la ricercatezza dei materiali scelti (per
esempio il legno citronnier) e l’eccellenza delle lavorazioni affidate a validissimi artigiani quali gli atelier dei Fratelli Lietti, di Arrighi e della ditta Marelli, Colico, lo resero molto apprezzato e molto conteso tra la borghesia del tempo, milanese e non solo, facendone il punto di riferimento di un buon gusto modernista al pari di Guglielmo Ulrich e dei più anziani Emilio Lancia e Melchiorre Bega, oltre naturalmente al maestro di tutti, Gio Ponti.

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Fu un protagonista di quel solido professionismo progettuale milanese che va annoverato tra le radici del Bel Design italiano del Dopoguerra. In quel periodo e fino agli anni 60, Buffa continuò a lavorare a pieno ritmo e con successo firmando mobili e arredamenti per residenze private, hotel, yacht, tra l’altro con e per Mario Quarti, altro solido progettista milanese titolare di un’azienda mobiliera, e per Carlo Pesenti, magnate del cemento e dell’editoria. Il suo repertorio si arricchisce di arredi (alla fine saranno più di 13.000 pezzi) sui generis, quanto mai eleganti e leggeri nelle forme e ricercati nella fattura, dissimili dall’essenzialità del razionalismo postbellico allora dominante (sebbene, nelle ultime opere, non manchino assonanze con il linguaggio di Franco Albini), ma sorprendenti antesignani delle attuali produzioni “modern classic”.

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