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Roberto Cavalli è crisi: perde Dundas, lascia Milano e va in ristrutturazione

Peter Dundas non è più il direttore creativo di Roberto Cavalli che nel frattempo ha deciso di lasciare Milano e non solo

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Settimana dura quella che si è appena conclusa per Roberto Cavalli e la sua azienda.

Il primo annuncio a lasciare tutti senza fiato è stato l’addio di Peter Dundas alla direzione creativa della maison dopo poco più di un anno e sole 3 stagioni. Poche ore dopo la Roberto Cavalli ha reso noto un piano di ristrutturazione che prevede, tra le altre cose la chiusura della sede di Milano. Infine, tra le polemiche dei sindacati e i rumors sullo stato di salute del brand Roberto Cavalli in persona ha annunciato che potrebbe addirittura tornare a creare lui le creazioni.

Tantissima dunque la carne sul fuoco, ma andiamo con ordine.

Dopo tre stagioni, Roberto Cavalli e il direttore creativo Peter Dundas, annunciano la separazione. Con la sfilata dedicata alla collezione moda donna per la primavera estate 2017, andata in scena nell’edizione di Milano Fashion Week di settembre 2016, finisce la collaborazione tra lo stilista norvegese e la maison fiorentina.

“Desidero ringraziare Roberto Cavalli e tutto il Gruppo per questa preziosa esperienza e auguro loro un percorso futuro di successo – ha commentato Dundas, continuando – Sono particolarmente grato agli ateliers e al team che hanno condiviso con me questa avventura”.

L’addio di Dundas però non è stato che il primo indizio dell’inizio di un periodo di transizione e trasformazione della maison.
“Il team stilistico del marchio continuerà a disegnare le collezioni; la nomina del nuovo direttore creativo sarà annunciata a tempo debito” hanno fatto sapere in una nota dalla Roberto Cavalli poco prima di annunciare che è stato avviato un progetto di riorganizzazione aziendale.

Finalizzata al ritorno alla redditività a livello operativo della società nel 2018 e ad assicurare solide prospettive per il rilancio del marchio la riorganizzazione prevede la semplificazione dell’assetto aziendale a partire dalla chiusura della sede e dell’ufficio stile di Milano, con il trasferimento di tutte le funzioni nell’headquarter di Osmannoro (Firenze). Inoltre, è prevista la razionalizzazione della produzione, della logistica e della rete retail, attraverso una serie di chiusure e/o ricollocazione di alcuni negozi.

“L’industria della moda sta attraversando tempi difficili, dettati da una significativa contrazione dei consumi in diversi mercati chiave e da una sostanziale trasformazione delle dinamiche del settore” ha commentato Gian Giacomo Ferraris, Amministratore Delegato del Gruppo Roberto Cavalli, annunciando una riduzione dell’organico a livello mondo di circa 200 dei 672 dipendenti complessivi.
“In questo contesto, solo i marchi iconici, con un modello di business coerente ed un’organizzazione efficiente saranno in grado di sopravvivere. Dopo la mia iniziale analisi del Gruppo, credo che Cavalli abbia tutto ciò che serve per avere successo, ma i costi della Società devono essere in linea con i ricavi e questo è l’obiettivo che intendiamo raggiungere” ha concluso l’AD.

In mano per il 90% a un gruppo di investitori guidati dal fondo Clessidra, la Roberto Cavalli ha chiuso il 2015 con un fatturato in calo del 14,2% rispetto all’esercizio 2014 nonostante l’utile netto fosse in miglioramento rispetto all’anno precedente.

In questo clima di fermento e cambiamenti non poteva mancare naturalmente il commento di Roberto Cavalli che ha fondato la maison nel 1970. Intervistato all’Ansa lo stilista imprenditore ha confessato “Non è finita qui, avrei una voglia matta di ricominciare a creare. Io non posso entrare nel merito dell’operazione, ma dico che a me Peter Dundas non piaceva. Attorno vedo solo una moda passata, vecchia, compresa quella fatta da stilisti che stimavo. E questo va combattuto, anche se oggi sono stanco. Da un mese, sarà la vicinanza della mia nuova compagna, o del divorzio da Eva, ma ho ricominciato a guardare la moda con interesse e vorrei tornare con cose eclatanti, speciali”.

Nel frattempo, inevitabile, la protesta dei lavoratori che tramite le organizzazioni sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e le Rsu di Milano hanno proclamato lo stato di agitazione permanente chiedendo all’azienda di ricercare tutte le possibili soluzioni per evitare la chiusura della sede Milano.

“I sindacati ed i lavoratori – si legge in una notachiedono alla società di ritirare l’insana decisione di chiudere la sede di Milano, città universalmente riconosciuta come la capitale della moda e dunque strategica per una società che in tale ambito opera. Dal punto di vista sociale tale scelta porrebbe circa 80 famiglie in grave difficoltà. Se siamo arrivati a questa situazione la responsabilità è solo ed esclusivamente della cattiva gestione manageriale e non può ricadere sui lavoratori”.

Con oggi insomma, per una delle maison di riferimento del fashion system made in Italy per eccellenza si apre una settimana di trattative. Riuscirà Roberto Cavalli a tornare in auge, ripianando i conti senza per questo stravolgere la sua anima e la vista dei suoi lavoratori?

Roberto Cavalli