15 giugno 2015

Luxury Summit 2015, parlano i big del lusso

Cosa hanno detto i numeri uno della moda

Luxury Summit 2015, parlano i big del lusso

Il 10 e l’11 giugno 2015, si è tenuta a Milano la settima edizione del Luxury Summit organizzato da Il Sole 24 Ore, l’evento di riferimento in Italia che coinvolge i principali attori e protagonisti del settore moda, lusso e lifestyle.

E’ stata come sempre di un’occasione di confronto sui principali temi del settore: dalle analisi sulle strategie di investimento per la crescita nei mercati internazionali alle nuove frontiere offerte dall’evoluzione digitale, dalle opportunità e le regole per un reshoring di successo al lusso tailor made, dalle esigenze del consumatore alle dinamiche del business, dal lusso non convenzionale fino all’esclusività del servizio nel segmento dell’hotellerie, del benessere e dell’enogastronomia.

Vediamo cosa hanno detto i principali big del mercato della moda italiana che si sono dati  appuntamento anche quest’anno nella sede del giornale, in via Monte Rosa 91, per snocciolare i nuovi trend del settore.

Nell’intervento di apertura, a cura di Boston Consulting Group (Bcg), Antonio Achille, partner e managing director, ha portato i dati della ricerca fatta in collaborazione con Altagamma sul futuro del comparto lusso in Italia, su un target di 10mila persone altospendenti. Ne emerge che il lusso continuerà a crescere nei prossimi decenni, ma a ritmo più lento rispetto agli anni passati. Meno negozi ma più qualità.

“Nei prossimi decenni il lusso crescerà a un tasso attorno al 4% – ha spiegato Achille, ma – la crescita sarà diversa: se fino a oggi i grandi gruppi hanno aperto negozi e spazi e hanno conquistato nuovi mercati come quello asiatico, oggi la crescita sarà più moderata, con i grandi gruppi che lavoreranno più che altro su una crescita organica, ossia a parità di perimetro”. Inoltre, continua Achille, il 60% dei consumatori nella fase di acquisto è influenzato dal digitale, il 45% degli acquirenti ricerca online il prodotto, ma finalizza in negozio l’acquisto e l’80% dei consumatori di brand di lusso si sente talmente coinvolto dalla marca che “si sente disposto a diventare brand ambassador della marca”. Infine, il passaparola si conferma il primo canale di influenza, sempre secondo l’indagine presentata da Boston Consulting Group.

Nel corso della prima giornata è intervenuto sul palco del 7° Luxury Summit del Sole 24 Ore anche Michele Norsa, amministratore delegato di Salvatore Ferragamo, il quale segnala come l’azienda stia registrando un boom di vendite nelle città italiane, boom che si registra a doppie cifre. “La crescita è ulteriormente aumentata nel corso degli ultimi 60 giorni, forse anche per merito di Expo, non tanto per i turisti diretti che porta a Milano ma come consumi e investimenti che ha messo in moto e che favoriscono sia l’economia di Milano sia quella italiana”. Norsa ha inoltre sottolineato il boom di vendite in Giappone, grazie agli acquirenti cinesi. “Il negozio di Ginza – ha detto Norsa dal palco del settimo Luxury Summit del Sole 24 Ore – in pochi mesi è diventato dal quattordicesimo nel mondo al quinto”. Norsa ha confermato che il gruppo di moda continuerà ad aprire negozi: “Quest’anno ne apriremo 15-20 circa”.

Michele Norsa

Sul palco del Luxury Summit 2015 anche Gian Giacomo Ferraris, amministratore delegato di Versace. Obiettivo: raggiungere nel 2015 650 milioni di fatturato. Versace ha chiuso il 2014 con un fatturato attorno a 550 milioni di euro. “Già quest’anno la società raggiungerà 650mln di fatturato. Il nostro obiettivo, come abbiamo già detto, rimane la quotazione. Nel 2017 dovremmo raggiungere gli 850 milioni di euro di fatturato”. Gian Giacomo Ferraris, ha ricordato come l’azienda nel corso degli ultimi anni si sia completamente trasformata, in seguito alla ristrutturazione attraverso cui si è cercato di recuperare la distintività del brand, e attrarre nuove generazioni, anche attraverso la linea Versus. “Abbiamo molto da fare. Ci espanderemo, comunque, anche con le nuove tecnologie. La quotazione in Borsa potrebbe arrivare nel 2018. “Tutto è possibile – ha asserito Ferraris - intanto guardiamo ai nostri obiettivi”.

Anche Scervino parla del suo marchio e lo dice pronto alla quotazione, anche se per adesso non ci sono progetti di ipo. “Credo che ogni azienda italiana debba prepararsi per essere pronta alla quotazione, indipendentemente se lo farà o meno”, ha dichiarato Toni Scervino, AD della società di moda alla platea del 7° Luxury Summit del Sole 24 Ore. Per adesso, ha detto l’imprenditore, “continuiamo a divertirci. Siamo riusciti da soli nei primi anni a crescere, poi mai dire mai”. La società ha raggiunto circa 100 milioni di fatturato e già nei prossimi mesi ha in programma l’apertura di numerosi negozi nel mondo, tra i quali gli Stati Uniti (Miami), Cina (Shangai), e poi Londra e Mosca.

“Per il momento restiamo indipendenti, anche se ci cercano in tanti e ciò fa piacere”. Così scherza sul palco del 7° Luxury del Sole 24 Giuseppe Santoni, AD di Santoni, che sottolinea come l’obiettivo dell’azienda sia quello di crescere nella collezione femminile. “Il fatturato donna ha raggiunto il 30% circa. Lo scenario del mondo femminile apre scenari interessanti. La società di scarpe nel 2014 ha sfiorato 70 milioni di fatturato e nei primi mesi del 2015 ha registrato un incremento dell’8% circa.
In un anno il brand registra un tasso di crescita del 10-15% all’anno, ricorda l’imprenditore, indicando che la redditività è attorno al 18% “forse più bassa rispetto al settore del lusso ma abbiamo costi alti delle materie prime e alla fine siamo un’azienda manifatturiera, Made in Italy. Io – scherza Santoni  – più che definirlo made in Italy, amo parlare della nostra azienda come made in Corridonia”, enfatizzando la scelta dell’azienda di restare nel solco della tradizione senza dimenticare i nuovi scenari.

Giuseppe Santoni

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