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Jovanotti, pura energia alla Festa del cinema di Roma 2016

Con la moglie sul red carpet della kermesse capitolina

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Neanche Tom Hanks era riuscito a suscitare tutto questo fermento.

E’ servito l’arrivo di Jovanotti per infiammare il red carpet della Festa del cinema di Roma 2016.

Ieri pomeriggio, giubbotto di pelle super fashion e cappellino da basket, Lorenzo Cherubini, ha letteralmente travolto il tappeto rosso della kermesse capitolina con la sua contagiosa energia, saltando e ballando sulle note delle sue canzoni più amate, da La mia ragazza è magica a Il più grande spettacolo dopo il Big Bang passando per L’estate addosso e Pieno di vita.

Il Jova nazionale si è presentato sul red carpet dell’Auditorium, dove lo attendeva l’incontro-intervista con il direttore artistico della Festa di Roma Antonio Monda, insieme alla moglie Francesca Valiani, che ha abbracciato e baciato affettuosamente.

Jovanotti e la moglie alla Festa del cinema di Roma 2016

Lo spettacolo poi è continuato anche all’interno della Sala Sinopoli (1100 posti), dove il cantante ha presentato i suoi quindici momenti personali di cinema, interrotti soltanto per dire la sua sulla recente assegnazione del Nobel per la letteratura ad un “illustre collega”.

“Non sono d’accordo che questo sia un premio alla musica pop, io non mi sento coinvolto. Non mi sono detto ‘un pezzetto di quella luce è mia’, il premio è al signor Robert Zimmerman in arte Bob Dylan, nessun altro ha un ruolo, se non i suoi amici, sua figlia. Io leggo poesia, non c’è dubbio che Dylan sia un poeta come William Blake, non capisco la polemica ma magari altri ne sanno più di me. Se avesse vinto Murakami mi sarebbe andato bene lo stesso… ma è lunga la lista di chi lo meriterebbe”.

E prima che inizi la sequenza delle pellicole da lui selezionate, Jovanotti, snocciola una “breve lista di ciò che non c’è”, ma che comunque ha avuto un ruolo importante nella sua formazione artistica.

“Non c’è Kubrick, Leone, Burton, Gilliam, Bruce Lee, i film dei supereroi che ho sempre amato, Iñárritu, Benigni che è stato importantissimo per la mia formazione, Herzog che mi fa impazzire… E poi non ci sono Rocky e Rambo, Kusturica, Wenders e Kurosawa, Zemeckis che ha fatto Forrest Gump che è di sicuro nella mia ‘top three’. Non c’è De Sica, non c’è Spielberg, non c’è Novecento di Bertolucci, non c’è Footloose, non c’è Pretty Woman. Ma non c’è neppure Pasolini, Lucas, Jarmusch, Lynch, non c’è Chaplin! Sei uno stupido se non ci metti Chaplin… non c’è Pablo Larraín che è un cileno che spara film meravigliosi, Scarface voleva entrare a tutti i costi ma non ce l’ho messo. Non c’è Pixar che è centrale tra gli eventi cinematografici degli ultimi 20 anni, non c’è il cinema civile che avrei dovuto mettere anche per fare bella figura.
Ho lasciato fuori tutto questo per presentarmi a voi come persona e non come cinefilo, un ragazzo nato nel 1966 che ama il cinema”.

Jovanotti

La prima delle pellicole citate, invece, è La febbre del sabato sera; in sala viene proiettata l’iconica scena della camminata di John Travolta sui titoli di testa cantati dai Bee Gees. “Cosa mi piace di questa sequenza? Lui… potrei fare un corso all’università su questo film. Era vietato ai minori di 14 anni e io ne avevo 12, ero alto e mi fecero entrare… È stata un’epifania musicale per me e il film che mi ha fatto innamorari di New York. Un film in cui nessuno credeva, John Travolta era un attore sconosciuto, c’erano elementi che non avrebbero potuto convivere come sesso, turpiloquio, razzismo, working class e ballo, un film improponibile e poi il pubblico impazzì”.

Fan sfegatato di Quentin Tarantino (Kill Bill), grande estimatore di Fellini (Amarcord), Martin Scorsese (Taxi Driver) e F. F. Coppola (Un sogno lungo un giorno), ma anche di Francesco Nuti (Io chiara e lo scuro), Adriano Celentano (Yuppi Du) e Bud Spencer (Altrimenti ci arrabbiamo).

Una menzione speciale per 400 colpi di Truffaut: “Questo è il primo che ho scelto, sono venuto apposta per farvi vedere questo. Anche io non l’avevo visto prima di vederlo, se qualcuno non l’ha visto e può capitare, deve recuperarlo: c’è anche su Youtube intero. I 400 colpi in francese vuol dire farne di tutti i colori. Io ero un bambino la Rai l’ha trasmesso in tv, l’ho visto nel tinello con la mia mamma, mi ci sono identificato completamente. Non era la mia storia eppure mi ha fatto sentire meno solo, Truffaut mi ha fatto capire che quella solitudine aveva un potenziale enorme”.

E poi, Mad Max – Fury Road di Miller, “un film perfetto come aprire il cofano di una Ferrari e osservare quanta cura del dettaglio”, I Blues Brothers, “un film che comunica un grande divertimento”, Stand By Me di Rob Reiner, Timbuktu di Sissako nella scena della partita di calcio senza pallone perché il calcio è stato vietato dai talebani, La città incantata di Myiazaki, “un genio assoluto” e Andrej Rublev di Tarkovski, perchè i suoi “film sono poemi per immagini”.