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Gaia Trussardi. Intervista al direttore creativo di Trussardi

Vi racconto la moda uomo per l'inverno 2016, tra fashion e sogni nel cassetto

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Si è da poco conclusa la Milano Fashion Week, che come ogni anno ha attirato nel capoluogo lombardo esperti, curiosi, addetti ai lavori, appassionati da tutto il mondo, con un susseguirsi di eventi e sfilate dedicate alla moda uomo per l’inverno 2016 pensate per superarsi l’un l’altra quanto a bellezza, maestria, capacità di sorprendere ed eleganza.

Tra le tante firme che hanno cercato di dare il meglio di sé, non è passato inosservato Trussardi, il quale quest’anno, grazie alla Direttrice Artistica Gaia Trussardi e al suo valido staff, è riuscito a mettere in piedi una sfilata-evento davvero particolare.

Per quanto ha riguardato l’ambito uomo, infatti, nessuna passeggiata tradizionale di modelli professionisti scolpiti e perfetti: Gaia ha puntato su un’idea del tutto diversa, scegliendo pochi musicisti, selezionati fra ragazzi provenienti da tutta Italia, ai quali è stato richiesto di mettere in scena una perfomance acustica con addosso abiti firmati dalla casa di moda. Il tutto nel suggestivo e raffinato spazio della Pinacoteca di Brera.

Per fare solo qualche esempio, l’appena ventisettenne Francesco Chimenti si è esibito in una cover di “Losing my religion”, mentre Marco Fanciullini di Arezzo (già noto per aver accompagnato la scorsa estate il grande Sting durante un concerto privato nella sua tenuta in Toscana) insieme a Niccolò Bolchi di Milano ha – guardo caso – scelto tra gli altri brani “Walking on the moon” dei Police.

Trussardi moda uomo inverno 2016 - sfilata/evento Milano Fashion Week

L’impatto finale è stato strabiliante: centinaia di visitatori, un’eco mediatica internazionale, ma soprattutto per Gaia Trussardi questa non è stata la conclusione di una bella esperienza. Semmai, solo l’inizio…
La vostra proposta per la Settimana della Moda milanese 2016 è stata forse la più originale e creativa di tutte. Come è nata l’idea? È vero che hai un grande amore per l’arte e per la musica nello specifico?
L’idea di partenza è stata quella di vedere e “usare” sempre di più la moda come veicolo, un linguaggio performativo per parlare alle persone e per creare dei contenuti, ma soprattutto per esprimere un’emozione. Ho voluto quindi dare vita a un evento che unisse moda, arte e musica in quanto manifestazioni della nostra cultura.
La scelta della Pinacoteca di Brera rappresenta un progetto, iniziato con la scorsa stagione, volto alla ricerca della spiritualità in un momento storico come il nostro in cui siamo pieni di stimoli, fin troppi, dovuti alla digitalizzazione. Per questo, i musicisti da me selezionati hanno rivisitato i pezzi iconici della storia rock-pop internazionale aventi appunto un tema religioso-spirituale, in sintonia con i quadri della Pinacoteca. In questo contesto l’abito diventa un elemento complementare a rafforzare l’estetica.

Considerata la tua inclinazione per la musica, c’è qualche artista/musicista in particolare che ispira le tue creazioni, o che ami ascoltare mentre lavori?
Mi capita spesso, mentre corro e in contemporanea faccio ricerca musicale, di imbattermi nel pezzo giusto capace di rappresentare un immaginario che si sta formando nella mia mente relativamente a una donna, oppure a un uomo. La musica genera suggestioni, aumenta la creatività, quindi stimola idee in merito a nuove forme e colori, o addirittura produce un contesto nel quale ci è più facile escludere le ipotesi sbagliate.

Ci puoi raccontare come è avvenuta la selezione dei modelli-musicisti e quali sono stati i momenti più intensi?
Abbiamo lanciato un’audizione online richiedendo età, descrizione fisica, strumento suonato e alcuni video di presentazione. Da lì, sono stati convocati una trentina di ragazzi da tutta Italia nello studio di un produttore mio amico, il quale mi ha supportata nel progetto. Ascoltati e visti tutti, siamo poi arrivati ai 17 artisti secondo noi più adatti.
La fase di producer è stata la parte più emozionante: assegnare i pezzi, vedere come li interpretavano, dare suggerimenti e sentirli cambiare per un prodotto finale perfetto. Per me si è rivelata una grande soddisfazione far emergere dei talenti, avvicinandoli al contempo a un mondo, quello della moda, di cui avevano forse un pregiudizio negativo.

Che cosa caratterizza la nuova collezione Trussardi?
Mi verrebbe da dire il termine buskers, ossia gli artisti di strada che scendono tra la gente comune per suonare il proprio pezzo. L’eccentricità rock degli anni Settanta è da noi resa grazie all’abito sartoriale con tipica eleganza british rivisitata però nella lavorazione dei tessuti. Ad esempio, bomber jacket in velluto a coste, oppure gli ascott in seta con la stampa cravatte nei toni del bordeaux, accostati alla giacca in pelle e lana cotta color rosso coccio. Tutto qui viene messo insieme, mischiato come in un motivo dissonante e tuttavia melodioso.

Lasciando per un attimo da parte Trussardi, cosa ne pensi in generale di quest’ultima Settimana della Moda? È stata all’altezza delle aspettative?
Per quello che mi riguarda sono molto contenta dei risultati ottenuti: credo che tutti avessero voglia di novità e di emozione, perché di fatto sono le uniche cose che non si possono comprare. Purtroppo non guardo cosa fanno gli altri in tempo reale perché non ho tempo e non voglio essere influenzata; mi capita dopo, durante la stagione, sfogliando i redazionali.

Progetti a breve-medio termine?
Molti… ma non posso ancora svelarli!

Chiara Giacobelli

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